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Serie D

L'ex Potenza Tesoniero: "Mi mancava lo spogliatoio"

19.06.2017 17:36 di Luca Esposito  Twitter:    articolo letto 1372 volte
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com

Dopo un periodo di oblio durato oltre tre anni, il portiere Andrea Tesoniero, nato a Vallo della Lucania 29 anni fa, si è rimesso in gioco. Una serie di problemi lo avevano costretto a fermarsi, ma è tornato a essere un calciatore in una città che già anni fa lo aveva ospitato, Potenza. Nel curriculum di Tesoniero, già ritenuto uno dei prospetti più interessanti nel suo ruolo, anche l’esperienza come terzo portiere del Chievo in Serie A, ma pure cinquanta presenze tra i professionisti, tuttavia la sua vita è cambiata: oggi gestisce un bar nel comune di Trentinara come raccontato ai microfoni del quotidiano La Città.

"Da febbraio sono tornato a giocare in serie D per il Potenza ed è stato fondamentale per me riprendere la condizione fisica, perché per quasi quattro anni sono stato assente dai campi da calcio per motivi extracalcistici. Mi era passata quella voglia che avevo da bambino per il calcio, perché avevo visto delle cose che non mi erano piaciute".

Come si è sentito nel poter tornare a fare il calciatore?

"A Potenza ho giocato poco, perché ero stato fermo a lungo, e ho dovuto smaltire un po’ di ruggine, e anche un po’ di chili di troppo. Ma mi mancava vivere lo spogliatoio. È stata fondamentale l’esperienza a Potenza per rimettermi in forma, e anche per poter ritrovare quegli stimoli che erano ormai svaniti".

Prima che lei si fermasse, l’ultima esperienza l’aveva avuta tra i professionisti, a Milazzo. Al termine di quell’annata in Seconda Divisione, la società retrocedette e non fu iscritta in D, ma che stagione era stata quella? Ricordo che una volta pernottaste addirittura dentro lo stadio…

"A Milazzo avevamo fatto delle manifestazioni contro la società vecchia, quella prima di Lo Monaco e Ferrigno, poi la società è cambiata, e io ho accettato di legarmi alla gestione nuova. C’era una fideiussione depositata, e mi chiamò il diesse Ferrigno. Andai a Milazzo, giocai ventiquattro partite su venticinque e mi rilanciai alla grande. Poi ci fu un fraintendimento con alcuni dirigenti, e da allora venni visto come una testa calda. Invece, determinati comportamenti li avevo avuti per tutelare solo i miei interessi. In seguito ho anche avuto delle proposte, anche da club di Lega Pro, ma il fatto di essere etichettato come una testa calda forse ha condizionato alcune cose".

A chi deve dire grazie?

"Ci sono poche persone a cui devo dire grazie. Sicuramente devo ringraziare mister Catalano, il preparatore, che avevo già conosciuto a Potenza ai tempi della Lega Pro e ho ritrovato quest’anno. Poi devo ringraziare anche il diesse Vito Giordano, che è stato il primo ad avermi portato a Potenza quando il presidente era Postiglione. Gli altri sono stati persone di passaggio, e sarebbe stato meglio non incontrarli".

Il suo sogno calcistico adesso quale sarebbe?

"Se devo essere sincero, non ho altri sogni da dover realizzare. Non posso magari ambire all’obiettivo al quale ero arrivato prima, come la Serie A, ma spero in palcoscenici più importanti dell’ultima categoria che ho fatto. Occorrerebbe tanta sostanza, tanto lavoro, sacrificio, e anche un po’ di fortuna".


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