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L'editoriale sulla C - Gran finale tra sgambetti, rabbia e parole troppo forti

L'editoriale di Ivan Cardia per tutto.com
06.06.2018 12:03 di Ivan Cardia    articolo letto 13942 volte
L'editoriale sulla C - Gran finale tra sgambetti, rabbia e parole troppo forti

A grandi passi verso il gran finale. O la gran finale. Quella tra piazze di primo peso non ci sarà: Siena e Catania si sfidano in semifinale, il 16 a Pescara sarà comunque il confronto tra Davide e Golia. Almeno a livello di storia recente, perché poi il SudTirol ha già dimostrato anche in campionato di non essere inferiore a nessuno, e il Cosenza è in una forma tale da rischiare il ruolo di favorita. I calabresi sono la grande rivelazione di questa appendice del campionato di Serie C: la Sambenedettese era un’incognita, ma le due vittorie con i marchigiani e quella col Trapani sono tre indizi. Che, diceva quel tale, fanno una prova.

Gli accoppiamenti delle semifinali sono la dimostrazione più evidente che il favoritismo verso le grandi piazze, in Serie C, non esiste. La risposta alle pesanti dichiarazioni di Mike Piazza dopo il discusso episodio arbitrale subito dalla sua Reggiana in favore del Siena. Attaccare, a caldo, ci sta: il calcio è fatto anche e soprattutto di emozioni, non toglieteci anche quelle. Quando si parla di corruzione, però, si va fuori strada. Per due ragioni. La più banale: a ogni accusa deve corrispondere un qualche elemento che la supporta. Parlare di errore o incompetenza vuol dire dare un giudizio soggettivo, che non si deve dimostrare. La parola corruzione implica un’accusa chiara, che invece va documentata. Altrimenti si parla della solita fuffa di retropensiero in cui è andata annaspando anche la Serie A. Peraltro, se qualcuno avesse voluto portare determinate squadre in alto, non avrebbe costruito un meccanismo playoff così cervellotico. Di tutti i difetti possibili che questo lungo torneo da 28 squadre ha, e ne ha, di sicuro non vi è quello di premiare le più blasonate. Anzi, una seconda in classifica si gioca tutto contro avversarie che sono arrivate magari 15 punti sotto. Nessuno tifava Siena-Catania in semifinale, eppure è successo. Di pilotato, sembra esservi davvero poco.

Di incongruenze, e sgambetti incrociati, anche. Le finali dei playoff di Serie B e Serie C si giocheranno in contemporanea, con buona pace di chi avrebbe voluto seguirle entrambe, appassionato o addetto ai lavori che sia. Caro Leibniz, non viviamo davvero nel miglior mondo possibile. Da una parte e dall’altra giurano che non vi sia nessun problema, che entrambi gli eventi siano molto sentiti dai rispettivi tifosi, che una gara andrà in chiaro sulla Rai e l’altra su Sky, e che insomma vissero tutti felici e contenti. Che un minimo di incongruenza ci sia, però, è alquanto oggettivo: una fetta, anche minima, di un pubblico già non amplissimo seguirà un evento e non l’altro. Non è la fine del mondo, ma è un mezzo sgambetto (della B alla C, sia chiaro) che forse rispecchia un controsenso di fondo: idea personale, l’impressione è che non si marci tutti insieme, ma su rette parallele. Riguarda le due finali in contemporanea, ma riguarda anche le seconde squadre, novità utilissima ma per ora anche possibile grande bluff di un commissariamento che finora ha fatto davvero troppo poco. Su cui lo scontro istituzionale è ormai certificato: la Serie B così non ci sta, lo ha messo nero su bianco. Uno scontro che continuerà, con vie traverse: ne abbiamo già parlato varie volte, il problema saranno gli impianti, gli stadi che non ci sono. Ma il controsenso a tutto tondo riguarda la chiusura del mercato, schizofrenica: A e B il 17 agosto, C il 25, i dilettanti a metà settembre. Ne hanno scritto altri più bravi, ma che le varie teste del nostro calcio non vadano poi tanto d’accordo pare qualcosa in più di un’impressione.

Si accende il mercato, nel frattempo. Siamo a inizio giugno, presto per alcune scelte. Allenatori da scegliere, per esempio in Sardegna: l’Arzachena è divisa tra la permanenza di Giorico e la possibilità di cambiare. A Olbia c’è chi ha ovviato ai limiti del progetto seconde squadre, in maniera molto intelligente peraltro. Il legame col Cagliari è forte: Marcello Carli non deciderà anche del mercato dell’Olbia, ma di certo sarà un interlocutore (molto) privilegiato e questo può comunque essere un bene. Il legame non è diretto, non è totalizzante, non è tale da togliere all'Olbia qualsiasi margine di decisione o invalidare in qualche modo la dignità, sportiva e non, della squadra e della società. Però certe (tante) operazioni si fanno in sinergia, e ne beneficiano entrambe: un modello intelligente, se si vuole la dimostrazione che per fare qualcosa di nuovo, se si hanno idee, non serve aspettare che la novità piova dall'alto. Difficile che in panchina vada davvero Filippi: il ds rossoblù preferirebbe un uomo di sua fiducia, probabile che si peschi nel florido vivaio, anche a livello di tecnici, dell’Empoli. A Cagliari, intanto, va Mereu che prenderà il posto di Beretta. Farà un bel mercato la Ternana: ha una società seria, un ds preparato come Pagni, a livello dirigenziale nei prossimi giorni ci sarà un altro ingresso di spessore. E poi i rossoverdi hanno costruito un bel tesoretto in attacco, con Montalto e Carretta che porteranno belle cifre. Occhio a Livorno, dove Sottil vara una rivoluzione tutta da spiegare: dopo una stagione vissuta sulla lotta per imporre il proprio 4-2-3-1, il tecnico ha deciso di virare al 3-5-2, smantellando in buona parte il gruppo della promozione. Vantaggiato è la punta dell’iceberg, ma andranno via anche Mazzoni, Borghese, Maiorino, Murilo, Russo, forse Doumbia che sarà riscattato (sarebbe una follia il contrario) ma non può certo giocare a cinque. È Serie B? Va bene, torniamo nell’ortiCello.

Spifferi finali da Firenze: raccontano di parole forti nell’ultima riunione informale consumatasi a Firenze, in Lega Pro. Non tutti i presidenti sono d’accordo con l’appoggio a Giancarlo Abete. Figura indiscutibile sotto tanti aspetti, ma non proprio una novità per il nostro calcio. Per ora c’è unità, e in fin dei conti alcune voci fuori dal coro sono sempre state tali. Però, pioggia permettendo, sarà un’estate calda, caldissima.


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