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Sudamerica

Diario da Rio - Il destino morde Suarez, mai l’Uruguay così male

30.06.2019 11:59 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 15238 volte

E’ stato un morso a tradimento, inaspettato, quando la guardia era abbassata, che ha lasciato il segno dei canini nell’anima. Avvenuto in Brasile, dove invece l’Uruguay aveva scritto il suo destino nella storia. Stavolta il destino ha atteso che Luis Suarez prestasse il fianco, e ha affondato senza pietà. Gentileza gera gentileza, dicono in Brasile. La gentilezza genera gentilezza. Probabilmente per contrappasso, vale anche l’opposto.
Così come Luis Suarez che aveva lasciato il Brasile lasciando la sua impronta dentaria su Chiellini, affibbiando all’Italia solo recriminazioni, ma facendo transitare il suo Uruguay ai Mondiali (per poco tempo in più ancora); così adesso lo stesso Suarez nella stessa terra vede il destino morderlo a tradimento, affibbiandogli ugualmente inaspettatamente il fardello di chi ha giustiziato il sogno di tornare a diventare campione al Maracana, e farlo da capitano dell’Uruguay 69 anni dopo Obdulio Varela.
Il capitano Obdulio nel 1950 alzava le maniche tornando a centrocampo dopo lo svantaggio con il Brasile, facendolo a passi lentissimi, cosicché da dare il tempo alla torcida di smettere di esultare e spazientirsi, e cominciare da subito a scavare la fossa dove seppellire il maggiore successo mancato della storia del calcio.
Il capitano Luis nel 2019 ha come sempre alzato la voce e le braccia a ogni decisione avversa, si è spremuto e sbattuto, ha corso e tirato ma senza fortuna. In una partita che l’Uruguay ha comandato per tutti i 90 minuti, fallendo con Cavani una rete a porta libera, segnando due volte ma due volte vedendosi annullare il gol dal Var, la seconda proprio con Suarez e in seguito a una decisione estremamente discutibile (gli arbitri sudamericani nella cabina del Var stanno ammattendo). Il Perù è stato bravissimo a far bastare il massimo che potesse dare, ovvero un ritmo alto di contrasto e opposizione, ma senza essere mai in grado di anche solo sfiorare la porta, conseguenza della creatività ridotta all’estremo dopo l’infortunio per 6 mesi di Farfan.
I rigori erano quello che cercava la Blanquirroja, facilitata dalla fallimentare formula della partita senza supplementari. E siccome la formula Lippi continua invece a essere la più logica, allora ai più forti tocca calciare i rigori per primi, così da indirizzare i nervi.
E toccava proprio al Pistolero iniziare. Sbagliando il suo rigore, calciato in maniera molto prevedibile.
Dopo di lui, nessuno avrebbe più sbagliato. L’errore di Suarez che diventa la discriminante di tutto.
Destino, Brasile, crudele. Lasciando Luis Suarez in un pianto inconsolabile, lui, il cattivo da film di Sergio Leone, mai visto prima concedere al mondo l’emozione della sua debolezza.
Trascinando l’Uruguay, sempre così sicuro e solido, nell’incertezza.
Perché? E’ la terza volta consecutiva che l’Uruguay non raggiunge le semifinali di Copa America. Non era mai successo nella storia della competizione. A morderti è anche il dubbio: che la storia di un ciclo bellissimo sia finita.
Il destino ti attende in Brasile, e ti mette di fronte a ciò che sei, che hai fatto, che diventerai.


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