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La Giovane Italia
Sudamerica

ESCLUSIVA TMW - Quintieri: "Io giramondo: dall'Indonesia a Miami"

18.04.2013 19:30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 7708 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Simone Quintieri è un ragazzo di 31 anni che a un certo punto della carriera ha deciso di dare una svolta. Prima il passaggio nel campionato indonesiano, poi l'approdo negli Stati Uniti, dove si appresta a giocare per il Miami United. In esclusiva per Tuttomercatoweb l'attaccante, ex Lumezzane e Igea Virtus, ci racconta il suo originale giro del mondo.

Simone Quintieri, la tua carriera si distingue dalla stragrande maggioranza dei tuoi colleghi. Hai lasciato l'Italia prima per l'Indonesia, poi per gli Stati Uniti. Incominciamo dalla fine. Come sei arrivato al tuo attuale club, il Miami?

"Dopo l'esperienza fatta in Indonesia ho avuto modo di frmi notare, sia a livello asiatico dove avevo la possibilità di giocare a Hing Kong, sia a livello statunitense visto gli ottimi rapporti fra USA e Indonesia. Il presidente del Miami Roberto Saccà mi ha contattato prospettandomi un interessante progetto di crescita, ho capito che ci potevano essere ottime propettive future così ho deciso di rifiutare offerte asiatiche che tutt'ora mi arrivano per tuffarmi in questa nuova avventura. Non potevo rifiutare sia a livello calcistico sia a livello extracalcistico. A maggio incomincia il campionato, partecipiamo a quello che è l'equivalente della nostra Lega Pro ma abbiamo già la consapevolezza di militare nel torneo successivo in B".

Qual è stata la carriera italiana?

"Storia lunga. Giocavo al Lumezzane ma rescissi il contratto perché avevo voglia di giocare titolare, così ho seguito Nicolò Napoli al Cirié, dove ho avuto modo di conoscere persone che sono amiche ancora oggi e con cui mi sento anche da qui, come Lello Todisco.Ho attraversato a un certo punto della mia vita un momento molto difficile perché mia madre si ammalò e non riuscivo più a esserci con la testa. Poi è arrivata l'Igea Virtus e grazie a Sergio Campolo, che considero come un padre, mi sono rimesso in gioco. Da lì all'Hinterreggio fino all'offerta dall'Indonesia, che mi stupì molto".

Come hanno fatto ad accorgersi di te da un paese così lontano?

"Grazie a Internet e all'aiuto di Claudio Chiellini che mi ha parlato di un sito dove potevo iscrivermi e dove molti club attingevano per visionare e valutare i giocatori. Tempo una settimana e mi arriva l'offerta, anche importante. Mai al mondo mi aspettavo di essere considerato in indonesia".

Come è stato l'impatto col nuovo mondo?

"Incredibile. Appena atterrato mi rendo conto in qreoporto che mi stava cambiando la vita. Ho avuto un'accoglienza che non vedrò mai più, con 3mila persone ad attendermi. Per me è stata un'esperienza fantastica e il Semarang resterà per sempre nel mio cuore. Oltretutto sono molto orgoglioso di essere stato il primo italiano a giocare nella LPI indonesiana, ossia il loro massimo torneo calcistico".

A che livello è il loro movimento calcistico?

"C'è molta passione e il livello si è alzato tantissimo. Sono convinto che nell'arco di 6-7 anni la nazionale sarà competititiva al punto da poter puntare ai mondiali di calcio. E onestamente me lo auguro".

Ora sei a Miami: mondo diverso, cultura diversa, calcio diverso

"La differenza è davvero notevole. Intanto, perché a Miami non c'erano 3 mila persone ad attendermi ma solo il presidente con altre 3 persone (ride, ndr). Poi una notevole differenza climatica e anche per la città: Miami beach è uno spettacolo, vivi in una favola, ti lasci cullare dalle onde del mare. In Indonesia ci sono posti fenomenali, ma altri che lasciano desiderare. E poi la religione fa la differenza: in Indonesia, da paese musulmano qual è, si prega tantissimo e spesso il sottofondo degli uomini raccolti in preghiera mi ha accompagnato".

Il Miami gioca nella National Premiere Soccer League. Come ti sono sembrati i tuoi compagni di squadra?

"Ho notato 2-3 elementi importanti, come Martinez, honduregno, o come il fratello di Faustino Asprilla, centrocampista di buon livello che ha giocato nelle nazionali colombiane fino all'Under 21. Abbiamo una buona squadra e puntiamo a vincere il campionato per avere maggior lustro e giocare la Coppa America che ci permetterà di scontrarci contro le squadre della MLS".

Il tuo futuro? Sempre all'estero?

"Adesso vediamo. Di certo rientrerò nella mia Calabria dove vorrei aprire una scuola calcio".


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