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Tanganelli: "Vi spiego come funziona il calcio in Ecuador"

26.10.2018 22:42 di RMCSport Redazione  Twitter:    articolo letto 3217 volte
Fonte: Caicedo
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Simone Tanganelli, procuratore esperto di calcio sudamericano e in particolare dell’Ecuador, ospite di RMC Sport Live Show. Ecco il suo intervento.

Sul mercato dell’Ecuador
"E’ un mercato che sta crescendo. Caicedo per esempi osta facendo bene alla Lazio. E’ un mercato cresciuto negli ultimi anni. Sono molto attivi in Messico, dove si sono adattati bene. E paga mediamente meglio che in altri posti nel continente e anche di alcune nazioni europee. Si spera di portare questi giocatori in Europa, preparandoli mentalmente e tecnicamente. In Argentina, Uruguay e Brasile c’è una quantità di giocatori che hanno passaporto comunitario, cosa che è difficile trovare in Ecuador. E poi sta emergendo il mercato del Venezuela, dove si trovano diversi discendenti che vengono dall’Europa. E questo incide sul loro approdo nel calcio europeo".

Su Enner Valencia
"Ero presente il giorno del suo finto infortunio. Stava giocando benissimo, fa un impatto e fa finta di svenire. Va via con la barella, inseguito dai poliziotti, perché la moglie gli aveva fatto causa per gli alimenti. E lì si finisce in carcere per questo. Lui si fece ricoverare in ospedale ma poi nella partita dopo andò fuori dal Paese e tornò in Inghilterra. E’ andato in Messico perché pagano meglio che in Europa, dove comunque ha fatto molto bene".

Su Jefferson Montero
"Quando è tornato in Ecuador, neanche ha giocato. Nell’uno contro uno è uno dei più forti al mondo, ma gioca come un torero, aspetta che l’avversario torni su di lui. Può piacere in Messico questo tipo di giocatore, perché qui piace il giocatore-torero".

Su Bryan Cabezas (proprietà Atalanta ma in prestito alla Fluminense)
"L’Atalanta c’ha sempre creduto, è stato capocannoniere dell’Under 20. Lui eliminò il Boca Junior in Copa Libertadores. Ha grandi qualità, l’Atalanta bruciò i tempi per averlo, soffiandolo a grandi squadre. Nel primo anno all’Atalanta ha avuto un infortunio e poi ha inciso il fatto che doveva sempre andare in Nazionale. Poteva andare in B al Parma ma ha preferito andare al Panathinaikos per giocare l’Europa League. Qui ha avuto gravi problemi il club e poi c’è stata l’esclusione dalle Coppe. Lì è andato in crisi anche a livello psicologico. Anche ad Avellino non sono andate bene le cose, Novellino lo voleva e lo faceva giocare. Poteva andare alla Dinamo Zagabria, ma ora qui deve dimostrare di nuovo il suo valore. Era stato valutato un anno e mezzo fa come uno dei venti talenti emergenti del calcio sudamericano".

Sul calcio ecuadoregno
"Lì i ragazzi si allenano la mattina, impossibile per loro andare a scuola. Per un ragazzo di estrazione povera, se non lo fai studiare, quando deve andare in altri Paesi patisce. Il ragazzo può non avere la cultura necessaria per andare in altre realtà. Poi solo in pochi diventano professionisti: se non studiano, poi che fa chi non arriva? In Nazionale arrivano solo di colore, ma solo il 3% della popolazione lo è. Qui viene permesso solo al giocatore di colore di diventare importante attraverso il calcio, quasi fosse una casta. A livello di esplosività sono migliori i laterali, li consiglio ai club europei".

Su Paquetà
"E' stato paragonato a Kakà ma non c'entra nulla, anche per questione di ruolo".


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