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Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate

19.07.2019 00:01 di Marina Ferretti    per ternananews.it   articolo letto 119 volte

Sono passate più di 24 ore da quando la LegaPro ha ufficializzato la composizione dei tre gironi, dal momento in cui la Ternana ha avuto la conferma che il prossimo campionato lo giocherà nel girone C, quello del Sud, il più temuto e (probabilmente) temibile dei tre appena formati. Sono passate 24 ore e si continua quasi a maledire il giorno in cui il raggruppamento del sud ha dovuto pescare dagli altri due per potersi "completare" (virgolette di dovere, visto che è un girone zoppo e con il grosso punto di domanda che si chiama Avellino). Sembra quasi che a Terni, la città più a nord del girone più a sud, debba esserci l'ingresso dell'Ade: "Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate", questo deve esserci scritto sopra. 

E' vero, il gruppo toccato alla Ternana è terribile, indubbiamente difficilissimo non solo da vincere ma anche da giocare: grandi decadute che cercano la strada per tornare dove compete loro, piccole realtà consolidate che si sono fatte le ossa e conoscono bene quello che, rispetto agli altri due gironi, è quasi un altro campionato, piazze calde che vivono il calcio come fosse la propria famiglia. Già, il calcio come se fosse famiglia, come se fosse affare personale: non ricorda nulla? Al di la dei rapporti raffreddati, delle delusioni degli ultimi anni, dello stadio lasciato troppo spesso vuoto, non è Terni una di quelle realtà dove il calcio è roba seria e non si scherza? 
Dicevamo, girone pieno di insidie e di pericoli, pieno di grandi sfide e in cui nessuno vorrebbe finire, forse quello che sulla carta sarà il più combattuto e il più difficile per chi vorrà le posizioni di testa: grandi nomi, grandi spese, grandi squadre. Uno spauracchio dunque, ma anche uno stimolo, uno sprone: a far meglio, ad impegnarsi di più, oltre i propri limiti, a vincere i preconcetti e a provare a mettere in campo tutto quello che si può. Perchè in fondo un campionato, soprattutto in serie C, non si vince solo col giocatore che fa reparto da solo, con gli investimenti e con le individualità. Un campionato si vince soprattutto con la squadra, che si deve essere forte e attrezzata, ma anche gruppo, deve essere coesa, convinta, quadrata, deve essere consapevole e deve avere una guida al comando che sappia guidarla. Su questo dovrà lavorare la Ternana, su questo dovrà insistere Fabio Gallo, perchè partire sconfitti non serve a nessuno. Senza grossi proclami, che poi a ben vedere alla Ternana non hanno mai portato tanto bene, ma senza partire con la testa già piegata. In fondo e a ben vedere, alla Ternana di questa stagione si chiede di fare meglio della passata, quando il girone sarebbe dovuto essere "alla portata" ma la storia è finita come sappiamo. 

Non scordiamo, poi, che spesso avere il grande nome non mette al riparo dai grandi fallimenti. Per vincere un campionato, anche in questo caso soprattutto nelle serie cosiddette minori, serve il blasone, ma ancor più serve avere alle spalle una società sana, solida, che investa quanto può investire e che sia conscia delle proprie possibilità, non solo sul campo da gioco. La storia del calcio è piena di esempi in questo senso (purtroppo), racconta di squadre che sul rettangolo verde vincono tutto ma che in società perdono, si indebitano, vanno ad impantanarsi nelle irregolarità e cercano vie d'uscita che spesso non trovano. Quante piazze sono fallite, quanti titoli sportivi dalla grande storia sono stati maltrattati e spogliati di tutti gli onori, quante tifoserie hanno pagato per questo? Già, le tifoserie, altro aspetto fondamentale in questa serie C. I tifosi da soli non vincono i campionati, non portano a casa i tre punti, sarebbe inutile dire il contrario, ma lo stadio pieno che spinge la squadra quello si che fa la differenza, che aiuta a dare di più e che può soffiare sul pallone. E anche in questo la Ternana di quest'anno parte da una buona, ottima base: 12000 abbonati, 12000 persone che hanno dato la propria fiducia alle Fere e che, in cambio, chiedono di vedere una squadra fiera, combattiva, gagliarda, in un dare-avere dal quale trarre reciproca linfa vitale. 


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