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Biondini dell'AIC sulle liste a 22: "Sono da cambiare, non ci arrenderemo"
venerdì 14 agosto 2020 19:00News
di Ternananews Redazione
per Ternananews.it

Biondini dell'AIC sulle liste a 22: "Sono da cambiare, non ci arrenderemo"

L’ex Cagliari e Sassuolo Davide Biondini, attuale collaboratore dell’Assocalciatori e già consigliere dell’AIC, ai microfoni di TuttoC.com ha analizzato la situazione legata a liste e minutaggio in terza serie.

Nuova stagione, nuove regole. Liste bloccate per tutti e quattro under in campo a partita per accedere al minutaggio.  

“Il minutaggio non è un problema perché lasci alle società la scelta se utilizzare o meno questa soluzione. Ma se lo metti insieme a una lista bloccata allora cambia gli equilibri di un’intera categoria. La Lega Pro dovrebbe formare giovani per le categorie superiori, non catapultare ragazzi per qualche anno tra i professionisti per poi spedirli nel dimenticatoio. Con questo nuovo regolamento si abbasserà il livello della Serie C, ci sarà meno meritocrazia e tanti giocatori esperti rimarranno a spasso”. 

Il presidente della Lega Pro, Ghirelli, ha affermato che tagliare il numero dei calciatori porta a un guadagno di 11 milioni di euro. Circostanza fondamentale nelle trattative col governo per ottenere i sussidi statali. 

“Non riesco a vedere il nesso. Se una squadra vuole tesserare 22 giocatori perché le statistiche dicono che in media si utilizzano 22 calciatori a stagione, lo faccia. Ma non vedo perché devi obbligare a farlo anche a chi potrebbe dare la possibilità di lavorare a chi può farlo. Non si capisce perché rendere obbligatoria la cosa per tutti, dal momento che diverse società investirebbero volentieri su un numero maggiore di tesserati. La realtà è che così si riduce il gap tra le prime e le ultime. Ma con un livellamento verso il basso: la paura è che venga fuori una Lega Pro di qualità inferiore rispetto al recente passato. Per ridurre il gap servirebbe ricercare soluzioni che permettano a tutti i club di investire di più, non limitare le società più forti economicamente. Questa situazione rende contente solo le società che, con un budget limitato, pretendono di essere competitive come le altre”.

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