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L'editoriale sulla C - Il grido di dolore di Ghirelli

14.06.2019 13:27 di Tommaso Maschio    articolo letto 9614 volte
Fonte: Tuttoc.com
L'editoriale sulla C - Il grido di dolore di Ghirelli
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
“Da oggi, SIAMO IN STATO DI AGITAZIONE, nella prossima assemblea dei presidenti se ne discuterà compiutamente: NON SO SE INIZIERÀ IL CAMPIONATO". Così con tutte le maiuscole a sottolineare il grido d’allarme della Lega Pro, della Serie C, in vista del prossimo campionato. Un grido che neanche nella scorsa travagliata estate era stato lanciato e che questa volta arriva a metà giugno, con ancora una finale play off da giocare. Una mossa per anticipare i tempi e mettere di fronte alle proprie responsabilità anche il governo nazionale che nel decreto crescita ha disatteso le richieste di provvedimenti a favore dello sviluppo del calcio come la defiscalizzazione che permetterebbe a tanti comuni e a tante realtà calcistiche minori di avere strutture, formazione, presidio territoriale per i giovani. In una parola investimenti per rimettere in moto certi processi virtuosi che possano attirare nuovi capitali e sponsor e ridare respiro a una categoria che negli ultimi anni ha sempre più sofferto a livello economico portando a vari fallimenti, specie per chi retrocedeva dalla Serie B, ma non solo, o situazioni al limite come quest’anno con Cuneo, Lucchese e Trapani per citare quelli più noti.

Solo nelle prossime settimane sapremo se la mossa di Ghirelli, a cui bisogna riconoscere il coraggio, sarà andata a buon fine e avrà ottenuto i risultati sperati. O se invece si andrà a uno scontro frontale che rischia di lasciare morti e feriti (metaforici ovviamente) sul campo e produrre un’altra estate calda e tormentata in Serie C. Un caos che tutti speravano fosse ormai relegato al passato, seppur recente e con strascichi nella stagione in corso, e che nessuno sentiva il bisogno di rivivere. Un caos che questa volta potrebbe assestare il colpo mortale a una parte importantissima del movimento calcistico italiano e rischiare di trascinare a fondo anche i livelli superiori che sembrano non interessarsi più di tanto di ciò che accade alla base proiettati, a volte, verso fantomatiche leghe paneuropee dove i ricchi si sfidano fra loro e ai poveri al massimo è concesso di fare da spettatori (paganti ovviamente) senza capire che se crollano le fondamenta prima o poi viene giù tutto il castello.

Come scrivevo un anno fa - ma per altri motivi - lo stop del campionato, o il suo non avvio, sarebbe un segnale forte, da mettere in atto per assestare un cazzotto (sempre metaforico) a tutto il sistema e farlo tornare a ragionare in maniera più collegiale e non all’ognun pensi per sé e dio per tutti, anche se di difficile realizzazione per le conseguenze (non solo economiche, ma anche di tutto ciò che gira attorno a questo mondo) che comporterebbe. Ma se il presidente della Lega Pro si sbilancia in questo modo vuol dire che non è più solo un’idea peregrina di qualche giornalista di poco conto, ma qualcosa di più. Aspettiamo e vediamo con la speranza che la situazione possa ricomporsi e che quest’estate si possa parlare solo di calcio e non di altro.

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