Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / torino / Altre Notizie
Giovanni Arpino e il Tremendismo GranataTUTTO mercato WEB
Oggi alle 10:04Altre Notizie
di Redazione TMW

Giovanni Arpino e il Tremendismo Granata

L'opera letteraria di Giovanni Arpino (1927–1987) riflette perfettamente la sua personalità: eclettica, ironica, profondamente legata alla provincia piemontese e capace di spaziare con disinvoltura dal romanzo d'autore al giornalismo sportivo
Il legame tra Giovanni Arpino e il tremendismo granata rappresenta uno dei momenti più alti in cui la grande letteratura italiana ha prestato le sue parole al racconto del calcio. Fu proprio il celebre scrittore e giornalista piemontese a coniare ufficialmente il neologismo nel 1972 sulle pagine di Tuttosport e La Stampa, formalizzando un sentimento popolare che fino ad allora non aveva un nome preciso. Per Arpino, il "tremendismo" non era semplice foga o violenza di gioco, ma un'attitudine morale ben definita. Lo descriveva come: «Una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l'avversario è di rango» Lo scrittore spiegava che il tremendismo poteva divampare anche solo per un quarto d'ora all'interno di una partita (il famoso "quarto d'ora granata"), ma in quella frazione di tempo era capace di scaricare una forza trascinante e travolgente in grado di ribaltare qualsiasi risultato. La tesi sociologica: Dialetto contro Esperanto Arpino utilizzò il Torino e la Juventus per fotografare l'anima antropologica della città di Torino negli anni Settanta. Una sua celebre intuizione recita: La Juventus è un "esperanto" (o una lingua universale): una squadra transregionale, geometrica, legata alla proprietà industriale della Fiat e allo "stile" sabaudo.Il Torino è un "dialetto" (o un gergo): una realtà radicata nel territorio, espressione della Torino operaia, sanguigna, identitaria e legata alla memoria dei propri caduti. L'evoluzione storica Sebbene Arpino abbia codificato il termine nel 1972 durante la gestione di Gustavo Giagnoni, le radici di quella attitudine venivano da lontano ed ebbero continuità nel tempo. Nereo Rocco (Anni '60): Il "Paron", allenatore del Torino tra il 1963 e il 1967, gettò le basi concrete sul campo con una squadra operaia e combattiva (guidata dal capitano Giorgio Ferrini). Gustavo Giagnoni (1971-1974): Fu l'ispiratore diretto del neologismo di Arpino, traducendo il tremendismo nell'agonismo feroce del Toro "col colbacco". Gigi Radice (1976): Il concetto trovò la sua massima espressione tecnica e tattica con lo scudetto del 1976, dove la furia del tremendismo venne abbinata a un pressing moderno di stampo olandese Grazie alla penna di Arpino, il Torino smise di essere una semplice squadra di calcio reduce dal dolore di Superga e divenne definitivamente un concetto letterario e filosofico