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La capacità di dirsi addio
mercoledì 05 agosto 2020 13:17Editoriale
di Manuel Listuzzi
per Tuttoveneziasport.it

La capacità di dirsi addio

Ci possono essere due tipi di reazione alle dichiarazioni di Tacopina. Ci si può sentire traditi, dopo anni di promesse non mantenute e proclami di sogni di gloria. Si può invece concordare con l’ex presidente, ammettendo che il popolo unionista non è probabilmente così numeroso e caldo come alcune tifoserie del sud, tra le quali proprio il Catania. Oppure ci si può sentire come mi sento io in questo momento, esattamente a metà tra le due opzioni.

Perché non sono stati certo i tifosi veneziani a parlare di serie a, di stadio nuovo, di squadra di cui andare orgogliosi in pochi anni. Non sono stati di sicuro i mestrini a promettere una tavola bandita a festa e poi servire acqua e pane raffermo per due stagioni. Sarebbe bastato volare un po’ più basso presidente, iniziare dal campo, disegnare un progetto vero che partisse dalle giovanili e da una rete di osservatori di livello, fare un passo alla volta ma sempre più in alto. Ed invece c’ha portato in cima alla montagna per un volo in deltaplano fantastico, due promozioni, una coppa, una semifinale playoff; e quando una città abituata da anni alla sofferenza ed alle illusioni stava iniziando a crederci veramente, ha tolto le ali e cercato di planare fino a dove la forza di gravità e la portanza poteva spingerci. La giudico troppo intelligente per non capire, mentre i veneziani lo hanno fatto fin troppo bene, giustificati nel loro scetticismo da due annate tirate a campare, con budget striminziti e giocatori di passaggio. È vero Joe, in una semifinale playoff eravamo poco più di 4 mila, pochi, ma pensi, era comunque un record degli ultimi anni. E lei ha preso questa base di partenza e ne ha fatto polvere, con i vari Vrioni, Schiavone e Coppolaro. Il sogno è svanito in fretta, ma è partito da lei e lei lo ha terminato. Un anno si può sbagliare, due no. Significa solo una cosa, il progetto è fallito. E grazie a Dionisi e ragazzi almeno non è esploso completamente, di questo dovremmo esserne grati un po’ tutti. 

Ed arriviamo poi alla questione stadio. Pagina già letta, copione già visto. Maxi programma, tempi strettissimi, fantasia in movimento. E poi presidente? Bastava dirlo che dipendeva dalla curva, ci saremmo impegnati un po’ di più.. anche perché a noi sarebbe bastato non prendere pioggia e vento come facciamo da un secolo, ci accontenteremmo di non metterci ore ed ore per arrivarci, avremmo goduto persino di un paio di bar e di bagni decenti, pensi. Ed invece lei parlava in grande, di stadio alla New York Cosmos, di albergo e centro commerciale. Mi sa che qualcosa è andato storto presidente..

Ma come ho detto, non posso darle del tutto torto, nè posso serbarle così tanto rancore, perché i ricordi che mi ha regalato, i sogni che mi ha concesso, non si dimenticano. E non s’ignorano nemmeno i fatti che raccontano di due città freddine dal punto di vista del tifo, una tifoseria molto brava a criticare tutto e tutti, un po’ meno a rispondere presente nei momenti che contano. Ma come ho già avuto modo di raccontarle per lettera, avrebbe dovuto capire prima con chi ha a che fare. Ha scelto Venezia per il nome, il fascino. Ma di noi non conosceva altro. Non sapeva cos’ha significato la fusione, non conosceva le sofferenze di questi ultimi vent’anni. Sottovalutava il peso delle generazioni di tifosi perse in questi anni. Faceva finta di non comprendere l’ambiguità della nostra questione identitaria. 

Quindi di certo non posso afferrare la sua sorpresa per il destino del suo ciclo, perché ogni suo passo l’ha portata e ci ha portato dove siamo ora. 

Non ci resta che sperare nel fatto che il nuovo presidente e la nuova società abbiano maggior voglia di conoscere ed innamorarsi veramente della città e della squadra che stanno conducendo.

Avanti unione..

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