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1766 giorni di Allegri: dai cinque Scudetti all'esonero pre Atalanta

17.05.2019 13:20 di Andrea Losapio    articolo letto 32614 volte
1766 giorni di Allegri: dai cinque Scudetti all'esonero pre Atalanta
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
È iniziata fra i fischi, è finita con un comunicato stampa all'ora di pranzo. Massimiliano Allegri non è più l'allenatore della Juventus dopo 5 stagioni, altrettanti Scudetti, 1766 giorni dal 16 luglio 2014, giorno della prima conferenza stampa post Antonio Conte. Si apriva un'era nuova, dopo tre campionati italiani vinti, tra i fischi e gli sberleffi dei tifosi che non avevano dimenticato le parole di Muntari. Anche per questo, oltre che per un gioco alle volte troppo pragmatico, Allegri non è mai entrato nel cuore degli juventini. Poi, certo, la mancata vittoria della Champions League nell'anno di Cristiano Ronaldo non può non essere un qualcosa che sposta l'ago della bilancia.

2014-15 - Diciassette punti di vantaggio sulla Roma, per Allegri il primo Scudetto è poco più di una scampagnata. Un po' meno la vittoria della Coppa Italia, perché è Matri - nei supplementari - a dare la vittoria ai bianconeri, con un 2-1 finale abbastanza risicato. Un po' come il girone di qualificazione in Champions League, perché l'Olympiakos fa vedere i sorci verdi dopo l'1-0 dell'andata, tanto che il pari contro l'Atletico Madrid è salvifico. Da lì in poi si accende Morata, mettendo in fila Borussia Dortmund, Monaco, Real Madrid e arrivando alla finale di Barcellona. Tre a uno finale, con qualche recriminazione per un rigore su Pogba.

2015-16 - Partenza decisamente ad handicap quella della seconda stagione, causa sconfitte contro Udinese, Napoli e Sassuolo. Poi una grandissima seconda parte di stagione, con un filotto incredibile e la vittoria all'ultimo, a Napoli, grazie al gol di Zaza. In Coppa Italia arriva un'altra vittoria ai supplementari, con la rete di Morata. In Champions League va peggio, perché dopo aver vinto contro il Manchester City, la Juve butta via il primo posto perdendo con il Siviglia, gol di Llorente. L'accoppiamento è contro il Bayern Monaco, Evra perde l'ultimo pallone della partita e Muller infila il pallone del 2-2 a tempo scaduto. Poi Coman, core ingrato, firma l'eliminazione agli ottavi.

2016-17 - Il campionato scorre abbastanza tranquillo, se non fosse per un eccessivo braccino nelle ultime partite - altrimenti sarebbero stati molti di più i punti di vantaggio sulla Roma, solo quattro - ma l'idea è quella di puntare tutto sulla Champions League. Arriva la seconda finale, dopo quella con il Barcellona, stavolta al Millennium Stadium di Cardiff. Il 4-1 di Ronaldo e compagni arriva dopo le vittorie contro Porto, Barcellona e Monaco dagli ottavi in poi, affermazioni che avevano certificato lo status di favorita per la Juve. Terza Coppa Italia consecutiva - vittoria per 2-0 contro la Lazio - e vittoria della Supercoppa Italiana.

2017-18 - I primi scricchiolii in Serie A arrivano grazie alla condizione del Napoli di Maurizio Sarri, straordinario nella scorsa stagione, arrivando a un passo dalla vittoria. Topica la partita contro l'Inter, Higuain e Cuadrado ribaltano come un calzino un risultato che sembrava pronto a far scattare il sorpasso dei partenopei, anche grazie a una conduzione di gara discutibile di Orsato. Vinta la Serie A, c'è l'umiliazione in casa di Cristiano Ronaldo - la rovesciata che lo ha portato poi a scegliere la Juventus in estate - ma la grande vittoria al Bernabeu, con la spinta di Benatia e i fruttini di Gianluigi Buffon. È una stagione paradigmatica, perché serve a far capire che l'asticella è oramai ben alta. La vittoria in Coppa Italia con il Milan non lenisce il dolore.

2018-19 - Arriviamo a quest'anno e, più precisamente, a oggi. Scudetto vinto, Coppa Italia persa malamente con l'Atalanta ai quarti di finale, Champions altrettanto gettata al vento, dopo l'1-1 di Amsterdam e il vantaggio iniziale di Cristiano Ronaldo. Il portoghese serviva per alzare l'asticella, non solo dei risultati ma anche del gioco di Allegri. Le richieste del tecnico, fra rinnovo a cifre più alte e l'epurazione di alcuni big, hanno fatto saltare il banco, fino al comunicato di oggi.

Finisce qui, quindi, il regno di un allenatore mai amato fino in fondo dalla tifoseria, ma uno dei più vincenti della storia juventina. Mancano due partite, contro l'Atalanta e poi con la Sampdoria, poi ognuno per la sua strada.

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