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La condanna di cartone

16.07.2011 00:01 di Fabrizio Romano    per fcinternews.it   articolo letto 3507 volte

"Nè revoca, nè censura. Lo scudetto del 2006 rimarrà all'Inter". E' lo stupore di chi accoglie la decisione (ancora ufficiosa) del Consiglio federale sul tricolore della discordia, quello per cui la Juventus è pronta ad "ogni azione legale" (cit.) e che per l'Inter è il risarcimento a tante situazioni ancora coperte da prescrizione quando gli anni 2000 ancora non erano iniziati, un risarcimento che viene subito dopo la difesa di una figura pulita come Giacinto Facchetti che qualcuno si è permesso di toccare con troppa veemenza, quasi felice di poter trovare qualche appiglio dicendo che anche l'Inter meritava la Serie B paragonando il Gigante di Treviglio ad altri dirigenti che con il telefono hanno mosso campionati. Vincendo tutto, peraltro, perché quando leggiamo che secondo qualcuno "anche l'Inter rubava", continuo a chiedermi cosa, visto che negli anni in cui agiva il demonio Facchetti potevamo solo disperare guardando gli altri che si spartivano la torta, che poi abbiamo scoperto essere il centro di un meccanismo complesso.

Il verdetto ufficiale non è ancora arrivato, ma le indiscrezioni sono fortissime e hanno fatto decadere le certezze di tutti coloro i quali - tanti, ma veramente tanti - parlavano di 'condanna' per l'Inter dopo l'esposto del procuratore Palazzi. "Palazzi condanna l'Inter" era la frase più gettonata di chi evidentemente ha preferito correre per vendere qualche copia in più o per prendere qualche lettura in più, perdendo però credibilità se le voci di queste ore provenienti dai vertici della Figc si avverassero lunedì 18. Nel terrore dei tifosi nerazzurri - più che giustificato, visto l'ambiente tutt'altro che positivo che gira intorno alla Beneamata - di perdere quel tricolore a cui teniamo per la nostra storia, per la giustizia (quella vera) e per il nostro Giacinto, vi avevamo rassicurati: o meglio, lo aveva fatto per noi Bruno Bartolozzi (http://www.fcinternews.it/?action=read&idnotizia=51613), a dispetto delle prime pagine che sparavano scudetti ritagliati o l'Inter che 'meritava la Serie B'. Roba da matti.

E adesso? Magicamente s'è avverata la realtà, chi esultava dopo l'esposto di Palazzi ora grida al complotto e alle pernacchie, e qualcun'altro è costretto a fare marcia indietro dopo aver dato la (quasi) certezza di un'Inter spodestata del titolo a cui tiene di più. E' lecito dunque definire come 'condanna di cartone' quella di cui parlavano quotidiani, siti web, blog e quant'altro, perché chi si diverte a definire il nostro (!) scudetto 2006 come un tricolore appunto 'di cartone' in realtà rosica terribilmente perché quel titolo campeggia sul nostro palmares e ha campeggiato sulle nostre maglie. Di cartone è dunque la condanna farlocca di cui si è parlato tanto - troppo - senza conoscere quelle che sono le facoltà del Consiglio federale e con lo scopo di intimorire i tifosi dell'Inter - duri a morire, purtroppo per chi vuole sconfiggerli - e di reinfiammare la polemica con i tifosi juventini, dove c'è anche chi come un certo Marco Travaglio riesce a guardare la realtà con lucidità tanto da ammettere che Facchetti non era diabolico come qualcun'altro.

Ma le suddivisioni del popolo bianconero ci interessano poco, quel che conta è che ad Appiano Gentile siamo ormai venuti fuori da tempo con questa storia che guardiamo ormai sorridendo perché la verità è sotto gli occhi di tutti e ha trionfato ancora, mentre qualche altra società fatica ancora a venire fuori da questo labirinto. "Siamo pronti ad ogni azione legale", ha annunciato Andrea Agnelli, ma sa benissimo che l'Inter non starà a guardare neanche in quel caso, anche dopo l'ennesima vittoria che sarà. Mi piacerebbe però che - dopo due settimane di campagna mediatica distruttiva nei confronti dell'Inter e di Giacinto Facchetti e dopo la sentenza ufficiale - qualcuno dedicasse alla memoria pulita di Giacinto un pensiero tornando a far leggere qualche telefonata di chi oggi ci accusa di essere dei ladri (del nulla, perché nulla in quegli anni abbiamo vinto!). Chi vuole uscire pulito adesso forse ha dimenticato qualcosa.

E intanto tremano ancora i muri di Coverciano al rimbombare delle parole di Gigi Riva, di Gianni Rivera e di tutti coloro i quali hanno difeso Facchetti, che è come se fosse stampato su quel tricolore in maniera indelebile. Non abbiamo bisogno di scriverci qualcosa sulla maglia, Giacinto lo portiamo sempre con noi a prescindere. Il suo nome ci accompagna in tutti gli stadi col sostegno dei tifosi che non lo dimenticano mai. Tutti insieme, per lui e per l'Inter, possiamo sorridere. La condanna di cartone deve essere realtà, il tricolore 2006 deve restare al suo legittimo padrone.


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