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SOTTOBOSCO -  Il giorno del debutto, ma come da copione è una Juve incompleta. Da San Siro ai Mondiali: più gol, più rigori, più polemiche. Lo show in streaming fa girare la "rotellina", incombe il calcio del futuro
lunedì 15 agosto 2022, 00:23Il punto
di Andrea Bosco
per Tuttojuve.com

SOTTOBOSCO - Il giorno del debutto, ma come da copione è una Juve incompleta. Da San Siro ai Mondiali:...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.

La speranza di avere una Juve  "completata“ il giorno del debutto contro il Sassuolo è evaporata: come da copione. Il calciomercato che dura mesi è uno spettacolo  che incrementa i sogni dei tifosi (quello irrealizzabile si chiama Milinkovic Savic), aumenta la vendita delle copie all'edicola e qualche punto di share radiotelevisivo. Ma fa male al calcio. Il pericolo che tra due settimane gente che ha giocato con una  maglia si ritrovi ad indossarne un'altra, è reale.

Quindi la Juve per Depay  “è vicina“. Per Paredes “ci sono ancora differenze con il Psg“. Per Rabiot “sono previsti altri contatti con lo United“. Per Rugani “non si sa“. Mentre per Arthur “si sa“ . La trattativa con  il Valencia è sfumata. Se offri il brasiliano gratuitamente, alla – per dire – Pergolettese, ti rispondono “no grazie“. Si sa chi debutterà con il Sassuolo. Si spera – Allegri dixit – che Pogba possa rientrare in fretta.  Si sa che  il polacco si sta curando. Che Chiesa sarà al meglio a gennaio prossimo. E questa è una pessima notizia. Di Kean si sono perse le tracce, al pari di una ipotesi terzino sinistro più credibile dell'ultimo Alex Sandro. Evelina nostra ha spiegato che “Allegri si è presa una grossa responsabilità“ e non si può che essere d'accordo. Per inciso Ronaldo è stato offerto anche alla rappresentativa di Marte senza successo. Benedetta gente:  siate meno avidi e vedete di ridurvi l'ingaggio.

E' iniziato  il campionato. Vittorie di Milan e Inter per quello che attiene alle posizioni di testa. A Lecce le proteste dei giocatori dell'Inter contro un modesto direttore di gara hanno assunto aspetti bulleschi. In articulo mortis la banda di Inzaghi ha incamerato i tre punti. Ha giocato bene il Milan contro l'Udinese, confermando la qualità del suo impianto. Peccato che puntuale come la gramigna sia arrivato al Meazza il rigoronzolo pro Pioli che ha indirizzato la gara e aperto le prime polemiche di stagione  da parte dei friulani. Niente che non fosse stato annunciato. Rocchi lo aveva spiegato: “Ci saranno più rigori sanzionati dal Var“. E visto che Trentalange è un uomo dabbene, più che sacramentare agli arbitri e alla tecnologia converrà farsene una ragione. Il Palazzo internazionale non vuole il Var a chiamata ma esige sempre più “Spettacolo“ . Più gol, più rigori, ergo più polemiche. Vedrete ai Mondiali: si fischierà a gogo.

E' il nuovo trend del calcio. Dove lo sport (inteso come arte pedatoria) è sempre meno praticato. E dove lo show incombe in stile Qatar. Il calcio del futuro potrebbe essere in stile “regular season“ Nba. E la Dea non voglia in  stile Harlem Globe Trotters. Ci si esibisce per il divertimento. Si va alla partita come si va a teatro. Il calcio che rammentiamo è destinato all'oblio. Sostituito dalla fruizione in streaming: rotellina delle mie brame, eccetera... Dal Paradiso dei telecronisti Nick Carosio starà lanciando invettive salaci. Altri Maestri della radiocronaca (Ameri, Ciotti e tanti come loro) non si capaciteranno di quanto il calcio sia finito in basso. Noi che lo vediamo e  lo commentiamo (Quelli della mia generazione, ovviamente) dovremo adeguarci. Siamo pezzi da museo.  Dinosauri che hanno avuto il privilegio di vedere il vero calcio. Quello degli Schiaffino, dei Rivera, dei  Mazzola, dei Sivori e Boniperti e Charles, Law, Altafini. Quello dei Platini, degli Zico e dei Falcao,  e dei Maradona. Quello di Van Basten e dei Batistuta. Quello degli Scirea e dei Paolo Rossi. Quello di Ronaldo il Fenomeno e degli Zidane. Fino agli ultimi, Cr7 e Messi, un poco Neymar, molto Di Maria. Abbiamo visto i Nereo Rocco e gli Helenio  Herrera in panchina. Bernardini con il  meraviglioso Bologna di Bulgarelli, Haller e Fogli. Scopigno con il Cagliari di Riva. Abbiamo visto anche Ancelotti e non lo abbiamo capito: un poco sì, a Milano. Non a Torino, non a Napoli. Altro calcio. Mi disse un giorno Giglio Panza che mi aveva portato ragazzino  a vedere al Comunale di Torino, allenarsi la Juventus, davanti ai miei oohh di sorpresa per le prodezze di Sivori: “Perché tu non hai visto di cosa fosse capace Renato Cesarini“.  Allo stesso modo la pensava Gianni Brera. Forse tutto è relativo. Chi ha potuto vedere il Grande Torino di Loik e Valentino Mazzola, assicura fosse la squadra perfetta. Talmente perfetta da fare invidia agli dei che la “rapirono“ in cielo a Superga .  Forte: come la Honved di Puskas e Czibor . Il Brasile 1958 di  Pelè e Didi, il  Milan di Sacchi, il Real Madrid di Stefano e Gento, la Juve di Lippi . Neppure il Grande Torino ho mai veduto. Ma Giovanni Arpino che mi ha onorato della sua amicizia mi raccontava che quel Torino era più di una squadra di calcio. Era l'Italia che tornava a vivere dopo gli orrori della guerra . Scrisse per la Storia della Repubblica di Giorgio Bocca  della quale ero il curatore, un pezzo meraviglioso: “Quelle facce  operaie“ . Erano quelle di Loik e Mazzola  : il calcio dei quali i battilastra della Bertone riconoscevano al Filadelfia dal suono che la scarpetta produceva nell'impatto con il pallone .

Altro calcio. I rigori venivano assegnati quando c'erano, non quando sussurrava il Var . Trovo che le polemiche dopo Milan – Udinese siano state esagerate. Siamo all'inizio. L'importante è che diabolicamente non si perseveri. Che non si arrivi alle conosciute, stucchevoli “litanie“  dei rigoronzoli. Trentalange è uomo dabbene. Ma stringa i bulloni al suo Rocchi.