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Gli eroi in bianconero: Carlo OSTI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
24.01.2011 17:45 di Stefano Bedeschi    per tuttojuve.com   articolo letto 1626 volte
Gli eroi in bianconero: Carlo OSTI
© foto di Federico De Luca

Nato a Vittorio Veneto (Treviso) il 20 gennaio 1958. Difensore. Si forma nella Coneglianese. Passa all’Udinese, da questa all’Atalanta (e con i nerazzurri debutta in serie A) dove lo preleva la Juventus e lo rispedisce un anno in prestito ancora all’Udinese. Approda a Torino nell’estate del 1980. Difensore vecchio stile, di quei terzini che si attaccano alle caviglie dell’avversario e non le mollano più, coraggioso e combattivo, in bianconero è tuttavia chiuso dai vari Gentile, Cabrini, Cuccureddu e Brio.

«Gentile, Cabrini e Cuccureddu sono degli autentici campioni ed anche a vederli dalla panchina ho tutto da guadagnare. Giocare sempre aiuta moltissimo, ma arrivando alla Juventus sapevo benissimo che non avrei potuto pretendere la luna. Perciò, sono contento così e non mi pongo traguardi particolari. Del resto, sono convinto che una squadra come la Juventus, prima o poi, ha bisogno di tutti i componenti del suo organico. Per quanto mi riguarda, certe opportunità le ho già avute, senza nemmeno dover aspettare troppo».

Dicono che sia un duro, un cattivo. «Credo che queste persone confondano la cattiveria con l’esuberanza. Il confine tra i due concetti, del resto, non è facilmente individuabile. Si può e si deve, a mio avviso, essere esuberanti, decisi, quando si gioca sull’uomo. Il difensore moderno, secondo me, anche se dispone di doti tecniche rilevanti, deve soprattutto avere grinta ed anticipo, deve stare sull’avversario e non mollarlo mai. Quando poi ci sono le finezze. tanto di guadagnato, ma sono un di più».

Azeglio Vicini lo paragona niente meno che a Burgnich. «Essere avvicinato a quel grande campione che è stato Burgnich, tra l’altro l’idolo della mia infanzia, mi ha fatto estremamente piacere, anche se credo che il signor Vicini abbia un po’, come dire, anticipato i tempi. Spero che sia stato un buon profeta, ma ritengo, in tutta onestà, di dover ancora dimostrare quanto valgo e che, certi paragoni, siano prematuri».

In bianconero mette insieme 24 presenze (12 in campionato, 11 in Coppa Italia e 1 sul palcoscenico europeo) contribuendo agli scudetti 1981 e 1982 ed alla Coppa Italia 1983. Lascia la Juventus, con destinazione Avellino, nell’ottobre del 1982, poi, dopo un biennio in Irpinia, ritorna all’Atalanta.


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