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Diario da Rio - Messi e l'incontro mancato in gioventù

17.06.2019 12:00 di Tancredi Palmeri    articolo letto 12444 volte
Diario da Rio - Messi e l'incontro mancato in gioventù
In ordine sparso: “ma che c’entra il Qatar in Copa America”, “il calcio è ormai questione di soldi”, “vedrai che baracconata”. Queste e altre critiche di questo tipo.
Ma, a parte che il Qatar è stato invitato, e la Copa America è sempre obbligata a invitare due nazioni, perché in Sudamerica ci sono solo 10 paesi, e ne serviranno sempre due da invitare per poter completare i gruppi. E a parte che le due invitate usuali, Messico e Stati Uniti, o qualche altra del Centramerica, hanno declinato per la concomitanza della Gold Cup. E a parte che pure noi Italia siamo stati invitati per la prima volta, e mannaggia perché non abbiamo accettato. E a parte che il Qatar è campione d’Asia, e qualche motivo ci sarà pure.
Ma a parte tutte queste cose, poi rimane sempre e solo il calcio, che parafrasando inopinatamente Totò, è come una livella: quando scendi in campo, non ci sono soldi o non soldi che tengano, rimane solo il calcio.
E l’ultima cosa che uno si sarebbe aspettato è che quando ormai è chiusa la prima tornata di gare, il Qatar potesse essere la squadra che ha esibito il miglior calcio collettivo della competizione, molto latino nella sua idea di possesso e offensività.
Uruguay e Colombia probabilmente hanno messo in mostra quello più efficace, ma la maniera in cui il Qatar ha onorato il Maracana, e la fantastica rimonta di due gol contro il Paraguay, sono la dimostrazione di come il calcio storicamente si rigeneri per vie non precostituite.
Al Maracana di tifosi del Qatar provenienti davvero dal paese ce n’erano pochissimi, ma i tifosi brasiliani sugli spalti hanno adottato in massa la nazionale: probabilmente per ragioni di campanilismo nei confronti degli altri sudamericani, eppure sono stati ripagati come non si sarebbero aspettati.
Calcio collettivo, partecipazione totale alla manovra, possesso della palla e creazione delle occasioni abbinate a velocità di inserimento e rapidi scambi. Davvero, qualcosa che per intenderci l’Ajax ci ha fatto vedere quest’anno.
Non è un caso, anche se non era certo facile accadesse. Felix Sanchez Bas è l’uomo del destino: il ct del Qatar è un tecnico catalano formato e svezzato nelle giovanili del Barcellona, che circa quindici anni fa decide di accettare la proposta da Doha di entrare nelle Aspire Academy, delle accademie sportive d’eccellenza che sono una sorta di super scuola per ragazzi dotati negli sport a cui offrire una borsa di studio, e che sono una delle prima misure sportive formate dal Qatar come biglietto da visita verso il mondo. Sanchez rimane là per anni, e poi fa tutta la trafila nelle nazionali giovanili, fino a meritarsi il posto di commissario tecnico al posto magari di qualche santone. Sempre portando avanti la sua filosofia di scuola prettamente Barcellona, così come si è visto sul campo del Maracana.
Ed è lì che il destino tesse una tela della vita che tra una settimana incredibilmente troverà il suo compimento in Copa America, come ci ha spiegato lui stesso in un’intervista nella zona mista dopo Paraguay-Qatar.
Provate a immaginare: Sanchez dal 1996 al 2006 fa il tecnico nelle squadre giovanili de La Masia, vi entra a 21 anni e ne esce a 31 anni: una sorta di Arrigo Sacchi con una vita dedicata all’allenamento non preceduta da una carriera come calciatore professionista. Sanchez comincia giovanissimo e dal gradino più basso, impara tutto il mestiere ne La Masia.
Ed è nella seconda parte dei suoi 10 anni là dentro, che si rende conto che nel campo accanto si sta formando il Dio del calcio. Perché nel 2000 a Barcellona sbarca un Messi 13enne, e nel 4 anni prima del debutto in prima squadra è facile immaginare che chi abbia avuto la fortuna di lavorare a La Masia si fosse rese conto che qualcosa di straordinario stesse per accadere. Sanchez non ha la fortuna di lavorarci assieme, non ha un ruolo così importante, ma ovviamente lui come gli altri aveva la sensazione che una storia incredibile li stesse sfiorando. Poi però ognuno compie il suo cammino come è normale. Una sorta di Mark Twain applicato al calcio, Il Principe E Il Povero, con un finale inatteso.
Ma 20 anni dopo, il Qatar di Felix Sanchez Bas incontrerà l’Argentina di Leo Messi nell’ultima partita del girone di Copa America, una partita che sarà decisiva vista la sconfitta della Seleccion contro la Colombia. E che il destino concluda la sua tessitura iniziata 20 anni fa in Catalogna, mettendo di fronte quello che era il ragazzino straordinario che si preparava a sconvolgere la storia, e un ragazzo qualunque con i suoi sogni e la sua utopia di farsi strada nel calcio; che il destino faccia questo con un cammino così imperscrutabile, è una delle dimostrazioni che il calcio e la vita offrono sorprese che non possiamo nemmeno immaginare e che vale la pena aspettare. E se anche nonostante questo, ma non solo, non riusciate a sentire il piacere profondo della Copa America, allora mi dispiace ma io non posso aiutarvi a capirlo.

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