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ESCLUSIVA - 'Lazio Style 1900 Official Magazine', Kozak si racconta: "Nell'Opava partii da difensore, ma facevo gol... Con la Lazio firmai il contratto sul cofano di un'auto, ora sto dimostrando il mio valore"

PUBBLICATO IERI ALLE ORE 14,43
19.02.2011 09:10 di Alessandro Zappulla    per lalaziosiamonoi.it   articolo letto 2727 volte
Fonte: lalaziosiamonoi.it/zappulla

Arrivò in sordina nel 2008, come l’ennesima scommessa da vincere di Claudio Lotito: ed ora si è preso la Lazio. Libor Kozak, il gigante biancoceleste, che fa gol a raffica e conquista le platee. Libor il centravanti di sfondamento, come definivano i giocatori della sua stazza, antichi narratori di un calcio che non c’è più. L’idolo della nord, che ha fatto breccia nei cuori della gente per il suo fare timido e introverso, che mal si concilia con quell’aspetto da titano. L'aquilotto coccolato da Lotito ha spiccato il volo, definitivamente, scalzando la concorrenza dei titolari di sempre, per scrivere una nuova pagina di storia biancoceleste. Un balzo nell'indice di gradimento della tifoseria laziale, che già lo invoca come novello Chinaglia o come un aspirante Bobo Vieri. Lui, Libor semplicità allo stato puro, non si scompone, sorride e si presenta alla sua gente aprendo la porta del cuore tra le pagine del nuovo numero di Lazio Style 1900 Magazine (in edicola il prossimo 25 febbraio). “Ricordo quando mi legai alla Lazio. – spiega Kozak - Era una bella giornata di sole entrai a Formello per siglare l’accordo e alla fine mi ritrovai a firmare il contratto su un cofano di una macchina, prima di tornare in patria. Li iniziò la mia avventura a Roma”. Cuore, muscoli e coraggio, queste le basi su cui super Libor ha costruito l’avventura laziale vincendo la sua personale sfida: “Volevo dimostrare a tutti che sono all’altezza della Serie A ed ora lo sto facendo”. Non teme le difficoltà, ma le affronta. Non si ferma davanti alla diffidenza, ma lavora per sconfessarla. Libor il laziale, si gode la sua nuova vita romana, senza mai dimenticare le origini: “Ricordo i miei primi calci ad un pallone, fu con l’Opava. Ero poco più che bambino quando scelsi di diventare calciatore e lo feci nella squadra più importante della mia regione. Agli inizi giocavo in difesa, facevo lo stopper e solo per qualche minuto durante la partita l’allenatore mi spostava in attacco, perché ero alto. Il tempo di fare gol e tornare dietro”. A casa Kozak, Libor è diventato un idolo. Il cucciolo di famiglia cresciuto a dismisura, terzo genito di papà Ladisla e mamma Elisa, è il vero super eroe di Brumovice. Un villaggio di seimila anime, che il 30 maggio 1989 conobbe i natali del talento laziale. Gente genuina, sincera, che fa del quotidiano l’unica certezza e che ora sogna ad occhi aperti nel vivere a distanza le gesta del suo giovane atleta. Eppure qualche anno fa, quando il nuovo idolo biancoceleste decise di lasciare il Paese per tentare il sogno ‘italiano’, non erano in molti a puntare su di lui: “Il passaggio alla Lazio fu un salto incredibile per me – racconta Kozak su Lazio Style -Dalla serie B ceca ad uno dei maggiori club in Europa. Tanta gente all’epoca era convinta che avessi sbagliato, perché il salto era troppo grande. Io però ero convinto di far bene e poi il mio sogno era quello di confrontarmi con una realtà del genere. Sapevo che sarebbe stato difficile, ma ci ho sempre creduto”. Ha fiducia in se stesso Libor e sente l’affetto di chi lo circonda. Adesso la sua gente è quella laziale e le sensazioni che vive di domenica in domenica, lo rendono più forte, “Il pubblico laziale mi emoziona sempre, soprattutto quando canta l’inno. Dal campo tutto questo è troppo bello. Ho sempre sognato di giocare in un ambiente simile. Sono sensazioni forti, perché segni e poi ti accorgi che la gente diventa pazza per la gioia. Sono tutte cose che mi caricano. Sento la pressione e ancora non sono abituato a gestire a pieno queste sensazioni. Ho però tanto piacere e rimango sempre molto concentrato”. Libor il cucciolo è cresciuto e adesso lo sanno tutti. La promessa del calcio ceco ha spiegato le ali ed è pronto a volare in alto. Sarà un volo imponente, maestoso, come quello dell’aquila Olympia, iniziato con la maglia biancoceleste addosso. Un volo che la gente laziale si augura non finisca mai.


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