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Lazio-Novara, ma quali cori razzisti? Una (non) notizia diventata valanga di fango

Pubblicato ieri alle 23.30
13.01.2019 11:01 di Daniele Rocca    per lalaziosiamonoi.it   articolo letto 496 volte
Fonte: Daniele Rocca-Lalaziosiamonoi.it
Lazio-Novara, ma quali cori razzisti? Una (non) notizia diventata valanga di fango
© foto di www.imagephotoagency.it

Stavolta no. Non può passare questo tipo di messaggio: errato, fuorviante, lontano dalla realtà dei fatti. Chi sbaglia, paga. Giustissimo. Non è mai stato fatto nessuno sconto alla Lazio e ai suoi tifosi. Sempre sotto i riflettori, sempre con il dito puntato. Innegabile. Oggi però si è andati oltre, superando un limite che non andrebbe mai varcato. Quello della decenza, della deontologia professionale. Una (non) notizia, una piccola palla di neve, diventata valanga di fango nel giro di poche ore. Che ha colpito l’opinione pubblica - inerme - di fronte al martellante messaggio veicolato da quotidiani, siti e telegiornali. Non è nel nostro stile criticare il lavoro degli altri, non ci appartiene e non ci apparterrà mai. Questa presa di posizione è dovuta all’inquietante diffondersi di disinformazione intorno al tifo biancoceleste. Costantemente dipinto come il male del calcio italiano. Come se il resto del corpo sportivo del nostro Paese fosse sano, e il laziale un carcinoma da debellare. Magari fosse così semplice, anche se è ciò che vogliono farci credere. In che modo? Ne abbiamo una fresca testimonianza.

LA RICOSTRUZIONE - Cori razzisti e antisemiti in Curva Nord durante Lazio-Novara. Chi li ha sentiti? Una persona sola, verrebbe da rispondere. Ma tanto basta, trattandosi dell’Ansa. Il lancio d’agenzia arriva nelle redazioni dei principali quotidiani nazionali, che in seguito a una tardiva verifica della (non) notizia decidono di pubblicarla. Eppure nessun altro in tribuna stampa asserisce di aver udito tali cori. Ma ormai il danno è fatto: la macchina si mette in moto e arrestarne la corsa diventa impossibile. Soprattutto leggendo i titoli sparati in home page: “Vergogna allo Stadio Olimpico”. E ancora: “A Roma esplode il razzismo”. Sono solo alcuni esempi. 

ACCUSE INFONDATE - Ma cosa avrebbero cantato di così offensivo i tifosi della Lazio? Leggiamo l’articolo originale per cercare di capirlo. Apriamo il sito dell’Ansa, seconda frase: “Alla mezzora di gioco dal settore più caldo della tifoseria biancoceleste si sono levati i cori «giallorosso ebreo» e «questa Roma qua sembra l’Africa». Cori anche contro i Carabinieri. Allo stadio sono presenti 13 mila persone, i cori arrivano da un ristretto gruppo della curva e nel «semideserto» degli spalti l’eco è evidente”. Partiamo dalla prima accusa, quella di antisemitismo, dovuta - a quanto pare - all’espressione «giallorosso ebreo». Peccato che ci sia una sentenza della Cassazione, datata 25 gennaio 2018, che recita: “Aldilà della scurrilità esprime mera derisione sportiva”. Da quasi un anno infatti si tratta di un reato depenalizzato. Seconda accusa, quella di razzismo, provocata dalla frase «questa Roma qua sembra l’Africa». Siamo sicuri si possa definire un messaggio discriminatorio o dobbiamo ascriverlo all’ambito del cattivo gusto? Non sta a noi rispondere. Una cosa è certa. Il delegato della Lega Serie A non ha sentito né il primo né il secondo coro. Tant’è vero che, a differenza di quanto successo in passato, non è stata diffusa nessuna nota attraverso gli altoparlanti dell’Olimpico. E poi perché dovrebbe valere di più la valutazione di un cronista (inviata dalla testata principalmente per seguire l’andamento della partita in campo) rispetto a quella di un dirigente dell’organo che gestisce i tornei calcistici in tutta Italia, preposto appunto a vigilare sul corretto svolgimento dell’evento all’interno dello stadio (spalti compresi)?

LE RIPERCUSSIONI - Ammesso e non concesso che questo episodio ci sia mai stato, com’è possibile che i cori di un “ristretto gruppo” possano far così scalpore. Mentre dei volantini apparsi in zona Prati e Balduina, con la scritta ‘Lazio, Napoli, Israele. Stessi colori’, se ne sia parlato così poco? Sicuramente meno rispetto ai disordini in Piazza della Libertà durante il compleanno biancoceleste. Una risposta ce la siamo data: in una settimana così irrequieta e con un clima così teso riguardo all’argomento razzismo (non solo nel mondo del calcio), trovare un nemico da combattere e sconfiggere sembra l’unica preoccupazione. Solo che il nemico è sempre lo stesso: il tifoso della Lazio. Anche quando non fa nulla per essere considerato tale. E quello che è ancor più grave, è che l’unico risultato raggiunto è quello di aver esasperato i toni, rischiando di innescare una spirale che ha come atto estremo la violenza. Non finisce qui. L’eco mediatico delle ultime ore ha varcato le Alpi, diffondendosi in Europa e nel resto del mondo. Contaminando ulteriormente l’immagine della Lazio e dei propri tifosi. È questa l’ultima pagina di una triste storia, quella della (non) notizia diventata valanga di fango.

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