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La modifica al numero dei fuori quota in Primavera è utile o dannosa?

10.10.2019 17:31 di Alessio Calfapietra    articolo letto 6368 volte
La modifica al numero dei fuori quota in Primavera è utile o dannosa?
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Quest’estate la Lega ha deciso di aumentare il numero di fuori quota schierabili nel campionato Primavera, portandoli da tre a cinque complessivi, uno dei quali senza limiti di età. Una scelta, si è detto, motivata dall’introduzione della categoria under 18, per la quale è prevista l’adesione volontaria delle squadre nell’anno in corso e la partecipazione obbligatoria dal prossimo.

Un vero e proprio cambio di rotta rispetto agli ultimi otto anni, durante i quali si è provveduto ad abbassare la quantità dei fuori quota e la loro soglia anagrafica. Un’inversione ad u per chi continua a lamentare la scarsa produzione di talenti del nostro calcio, ed un provvedimento inspiegabile al confronto dei tanti calciatori nati nel 2000 che, mentre in Italia sono considerati utili per il vivaio locale, all’estero giocano da titolari in squadre come Borussia Dortmund (Sancho), Everton (Kean), Real Madrid (Vinicius Jr.) e Salisburgo (Haland e Szoboszlai). Oppure gravitano costantemente con i grandi quali Foden (Manchester City), Sessegnon (Tottenham), Gouiri (Lione) ed Hudson-Odoi (Chelsea).

Come hanno risposto i club a questo inaspettato cambio di regolamento? A leggere i dati, i più solerti ad allargare le maglie sono stati Torino e Sassuolo, i quali sinora hanno fatto ruotare ben sette fuori quota a testa, con i granata che per di più utilizzano anche il ventenne Buongiorno. Seguono Atalanta, Napoli, Sampdoria, Bologna, Cagliari, Lazio e Genoa a quota cinque (i capitolini si avvalgono ancora di Minala), con Fiorentina, Empoli, Chievo Verona e Pescara ferme a quattro. Non superano i tre la Roma e la Juventus, mentre l’Inter recita la parte della virtuosa con i soli Schiro’ e Mulattieri.

L’utilità di questo provvedimento che va in totale contrasto con tutte le politiche adottate dal 2011 ad oggi è difficilmente comprensibile. Al netto dell'esperienza sinora fallimentare delle formazioni under 23, se un giovane risulta valido è bene che vada a misurarsi con il professionismo e non venga lasciato nella bambagia. Così come non si capisce la necessità di rallentare di un’ulteriore stagione la crescita dei ragazzi con l’inserimento della categoria cuscinetto dell’under 18, prospettata come un sostitutivo del torneo Berretti che però coinvolgeva unicamente Inter, Atalanta, Torino e Sassuolo. Perché di questo passo l’eccezione costituita da Tonali rischia di trasformarsi in un caso più unico che raro.

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