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Pioli meglio di Giampaolo ma la beffa con il Lecce offre tre risposte: 1) Piatek deve giocare con Leao. 2) Biglia non può essere titolare. 3) I nuovi acquisti hanno poco spazio

22.10.2019 00:00 di Alberto Cerruti    per milannews.it   articolo letto 1298 volte
Pioli meglio di Giampaolo ma la beffa con il Lecce offre tre risposte: 1) Piatek deve giocare con Leao. 2) Biglia non può essere titolare. 3) I nuovi acquisti hanno poco spazio

In attesa di trovarlo sul campo e soprattutto per tutti i 90’ e oltre, come sperava invano Gattuso, il nuovo Milan di Stefano Pioli ha scoperto suo malgrado l’equilibrio nel risultato. Con Giampaolo non aveva mai pareggiato, perché i 9 punti erano il frutto di tre vittorie e quattro sconfitte. Improvvisamente, con l’arrivo del tecnico più dotato di equilibrio e buon senso del suo predecessore, è arrivata anche la prima x, che però non significa incognita per il futuro, semmai beffa per il presente. Il Milan, infatti, meritava di vincere, anzi stravincere nel primo tempo, ma se non lo ha fatto non è giusto prendersela con la sfortuna, perché il gol del 2-2 è nato da un errore di Biglia, né tanto meno con l’arbitro perché la rete dell’1-1 è stata la conseguenza di un evitabile tocco di braccio di Conti, da cui è scaturito il rigore comunque parato da Donnarumma.

Soltanto con un’onesta autocritica si può migliorare e allora, dopo la coraggiosa ammissione di Boban che ha riconosciuto la sconfitta per la scelta del suo predecessore, Pioli capirà in fretta come si può riparare il Milan, perché nessuno deve chiedergli il miracolo di arrivare al quarto posto. Pioli è partito meglio di Giampaolo alla vigilia, dicendo che allena i giocatori e non i moduli, perché preferisce l’intensità alla tattica. Non a caso, fin dai primi minuti, si è vista un’intensità sconosciuta da quando Gattuso ha salutato la compagnia, anche se l’intensità non basta se manca ciò che fa rima e cioè la continuità. Il discorso vale per tutti, a cominciare da Calhanoglu che finalmente ha onorato la maglia numero 10 di Rivera, ma ora deve trasformare l’eccezione in regola come non ha mai fatto fin qui. La continuità è stata la piacevole compagna di Piatek, che non aveva smesso di segnare quando è passato dal Genoa al Milan, ma ha poi interrotto le comunicazioni con il gol, un po’ perché la squadra si era afflosciata nell’ultima parte della stagione scorsa e molto perché Giampaolo non ha mai creduto veramente in lui. Senza la fiducia che era mancata anche a Higuain, sia pure per altri motivi, Piatek sembra un altro rispetto a un anno fa, ma sbaglierebbe Pioli a lasciarlo ancora in panchina e non soltanto perché finalmente ha segnato il suo primo gol su azione quando è entrato in campo. Piatek può attraversare momenti di flessione come è capitato a tutti i grandi, da Altafini a Inzaghi, ma è un uomo d’area e come tale rende al meglio quando gioca con una punta al suo fianco. Lo ha dimostrato al Genoa con Kouame e al Milan con Cutrone e potrà confermarlo se giocherà con Leao, che sembra trovarsi meglio sulla fascia che al centro. Una coppia così può risollevare il Milan, a patto che non la si metta in discussione dopo la prima partita in cui nessuno dei due segna.

Molto diverso, purtroppo, è il discorso su Biglia che Pioli ricorda ai bei tempi della Lazio e forse per questo gli ha dato fiducia. Il gol del 2-2 del Lecce è nato da un suo errore e non è un caso perché Biglia, che il Milan avrebbe ceduto volentieri l’estate scorsa se avesse trovato un acquirente, non ha più il passo e la continuità per fare il titolare. Molto meglio cercare il rilancio di Bennacer, scelto proprio per interpretare il ruolo di centrale, ma rimasto in panchina contro il Lecce per tutti i 97’, come Duarte che sembra va il nuovo centrale al posto di Musacchio. Anche con Pioli, però, come era successo con Giampaolo, i nuovi acquisti hanno trovato poco spazio e allora è lecito chiedersi se fosse necessario acquistarli tutti. Domenica sera, infatti, inizialmente hanno giocato soltanto Hernandez e Leao, mentre Krunic e poi Rebic hanno rilevato nella ripresa rispettivamente Paquetà e Kessie. Il tempo dirà se Pioli, come Giampaolo, sbaglia a non impiegare i rinforzi, oppure se tutti o quasi i sei nuovi acquisti stranieri sono effettivamente rinforzi. Non c’è bisogno di aspettare, invece, per capire che Pioli non è un “talebano” come amava definirsi Giampaolo e anche per questo è il medico giusto per guarire il Milan, senza peggiorare la situazione. Perché il buon senso serve più di tante teorie. Specialmente quando abbondano i giocatori, ma scarseggiano i campioni.


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