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È un Milan dal ritmo latino. Da Reina fino ad Higuain, non manca nulla: huevos, garra y gol

autore
Daniele Castagna
per Milannews.it
domenica 19 agosto 2018, 15:00Primo Piano
autore Daniele Castagna
19.08.2018 15:00Primo Piano
J.M.Colomo
J.M.Colomo

Passano gli anni, avanzano le stagioni, cambiano le maglie, i campioni vanno e vengono ma il Milan resta. E con esso, anche i cicli che ne hanno caratterizzato la storia, i successi ed i trionfi indimenticabili. Dal leggendario Diavolo degli olandesi a quello, distante solo dieci anni fa, verdeoro con Kakà, Ronaldinho, Pato, Serginho, Cafù, Dida, tutti uniti dallo stesso fil rouge: vincere, preferibilmente giocando bene ed alzando più trofei possibili. All'alba della stagione 2018, nessun superstite è ancora presente in rosa ma, con giacca e cravatta ben indossati, si sono spostati in dirigenza e panchina. Per riportare il Milan ai vertice, il club riparte da se stesso, dal proprio dna, posizionando Leonardo e Maldini al comando, la grinta e l'esperienza calcistica di Gattuso in panchina.

Ma ciò che davvero colpisce, scorrendo ad occhio il roster a disposizione, è il cambio di orizzonte del Diavolo verso lidi più... "latini". Su 29 atleti agli ordini di Rino, ben nove sono hispanohablanti, formando una vera e propria colonia del mate a Milanello. In ordine di posizione in campo, il nuovo Diablo potrà contare sulle prestazioni di Reina, Musacchio, Zapata, Biglia, José Mauri, Laxalt, Suso, Castillejo, Higuain. Un nucleo ben definito, coeso e compatto, quasi fosse alle fondamenta di ciò che Gattuso sta costruendo dal suo arrivo sulla panchina di San Siro. Un gruppo che, a ritmo di Maluma in spogliatoio, sta contagiando l'ambiente con quella voglia di vincere tipica di spagnoli e sudamericani. 

Analizzando dettagliatamente le caratteristiche di ogni membro del "clan", a questo Milan non manca nulla. Carisma, personalità forte e huevos (attributi, traducendo un po' soft) con Pepe Reina, la disponibilità di Zapata e l'alto livello di professionalità di Musacchio. Per non dimenticare le geometrie di Biglia, l'agonismo di Mauri e la mitologica garra charrúa di ogni uruguayo, presente anche nel fútbol di Diego "Valde" Laxalt. Suso e Castillejo impersonificano la tecnica ed il dribbling classico di chi, la zurda (il mancino), la usa per disegnare pennellate sulla cancha. Per concludere, il re dei cannonieri: Gonzalo Gerardo Higuain. Uno da 313 gol tra i professionisti negli ultimi tredici anni di carriera, ai quali non credo serva aggiungere altro. Sarà un Milan vincente? La risposta, come sempre, sta nel rettangolo verde. Non basta che aspettare. 

per Milannews.it

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