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VENTURA ALLA GAZZETTA: "Già vicino ai granata con Aliberti, era destino. Lotito mi ha chiamato per ricostruire"

23.08.2019 19:00 di Valerio Vicinanza    per tuttosalernitana.com   articolo letto 134 volte
VENTURA ALLA GAZZETTA: "Già vicino ai granata con Aliberti, era destino. Lotito mi ha chiamato per ricostruire"
© foto di Nicola Ianuale/tuttoSALERNITANA.com

La nuova stagione è ormai alle porte e mister Ventura si è detto carico e pronto per la nuova avventura in granata. Il tecnico genovese, oltre a parlare nella conferenza stampa pre-Pescara, ha rilasciato un'intervista a tutto campo a La Gazzetta dello Sport pubblicata sull'edizione odierna in cui si è raccontato, tra passato, presente e futuro. Di seguito riportiamo l'intervista completa realizzata dal collega Nicola Binda:

Com'è Ventura 26 anni dopo quel debutto?

"Voglia ed entusiasmo sorto gli stessi. Sono ancora qui a. parlare di calcio, non mi lamento di quello che ho fatto, forse avrei potuto avere di più, ma non importa, è questione del dna e passione, non di contratti".


Riccardo Sogliano la scoprì nel Giarre. Come andò la prima volta in quel Venezia?

"Campionato straordinario, in Coppa Italia eliminammo Juventus e Fiorentina e non salimmo in A solo per il caso Mirko Conte, che giocò una partita da squalificato malgrado avessimo avuto l'ok. Il secondo anno invee sono stato subito esonerato e poi richiamato, fino a quando non mi sono dimesso: pensi di essere stato l'unico allenatore ad aver lasciato i soldi a Zamparini...".


Tornò in C, a Lecce, ma vinse due campionati di fila. E poi in A portò anche il Cagliari.

"Con il lancio di molti calciatori, per la gioia del mio amico Cellino: Muzzi, O'Neal, Mboma, Macellari, Zebina... Facevo un 3-5-2 molto mascherato: a Lecce con Francioso e Palmieri in attacco, a Cagliari con O'Neill a supporto di Muzzi".


Ancora B, stavolta amara: 1999-2000, Sampdoria, sua squadra del cuore.

"Non andammo in A per un punto. Ho fatto due grandi errori nella mia vita: la Samp, perché nessuno è profeta in patria e noi avrei dovuto lasciare Cagliari e la A. L'altro è stato quello della Nazionale".


Ne partiamo subito?

"Era gratificante dopo 34 anni di carriera. Ma adesso dico no, non avrei dovuto accettarla. C'erano problematiche a livello politico che non conoscevo. E poi sarebbe dovuto esserci Lippi come d. t. Dopo pochi mesi sono stato delegittimato e abbandonato, Non sono arrabbiato per i Mondiali persi - e comunque non li avrei fatti, mi sarei dimesso prima - ma per non aver creato i presupposti".


Ripensa alla partita di San Siro con la Svezia e...

"lo ripenso all'andata. Dominammo, loro mezzo tiro e un gol. Al ritorno l'ambiente era devastato, speravo che qualcuno s'inventasse qualcosa. E' solo una sofferenza pensarci".

Cosa pensa di Mancini?

"Sta facendo quello che avrei voluto fare io. Appartengo alla generazione che tifa Italia".


Dopo quel flop era il caso di andare al Chievo ultimo?

"Anche questo è stato un errore, ma fatto con affetto. C'è amicizia con Campedelli. Sapevo che saremmo retrocessi e così avrei voluto lanciare i giovani e poi vincere la B con loro. Invece la società ha preferito rare come sempre, provando a salvarsi con l'esperienza, e cosi me ne sono andato, Ma non sono retrocesso io...".


Con il Verona però sì. Torniamo alla B, da gennaio a giugno 2007: retrocessione in C nel playout con lo Spezia.

"Uno dei miei campionati migliori! Presi la squadra ultima e ci saremmo salvati se lo Spezia non avesse vinto sul campo della Juve. A Verona dopo io spareggio ci hanno applaudito in 30mila, la gente scandiva il mio nome, avevano capito".


Pisa 2007-09, altra svolta della carriera con il 4-2-4.

"E' stato l'anno In cui mi sono divertito di più, con un motto dl vittorie esterne iniziali da record. Meditavo da tempo quella svolta tattica, lì avevo i giocatori per farlo: Castillo-Kutuzov davanti, Ceni e D'Anna esterni, tutti perfetti".


Come ha ritrovato Certi?

"Dopo tre anni, negativi gli è scattata la voglia di rivalsa, ha rabbia per dimostrare dl essere un giocatore, chi ragiona cosi va tenuto in considerazione"


La sua ultima in B è stata quella del 2011-12, quando ha riportato il Toro in A.

"C'era una contestazione feroce verso la società, ci allenava-mo con la polizia al campo. Pian piano abbiamo riconquistato tutti e fatto quattro campionati di A straordinari".


Cosa c'è di suo nel Toro di oggi che avanza in Europa?

"Quel modo di Lare calcio e ancora attuale, abbiamo creato presupposti per fare risultati sportivi ed economici parallelamente. Tutto grazie al lavoro di Cairo, di Petrachi e mio".


Perché ha scelto Salerno?

"Mi ha chiamato Lotito, mi ha chiesto una mano per ricostruire in una grande piazza dopo tre anni difficili: proprio come trovai il Torino. Ho preso la patata più bollente della B, ci vuole tempo; abbiamo fatto uno dei ritiri migliori che ricordi perché ho tanti giocatori con voglia di rifarsi. Mi piacerebbe essere ricordato per aver riportato la gente allo stadio, non per aver vinto".


L'amicizia con Lotito è nata in Nazionale? 

"No. C'era stima anche prima, il rapporto è sempre stato vivo e poi lui è molto più simpatico di quanto si pensi".


A Salerno sarebbe potuto andare già nel 2005.

"Mi voleva l'allora presidente Aliberti, poi la società saltò. Era destino che venissi qui, Anche per la maglia granata".

Adesso a livello tattico cosa propone?

«Mi sarebbe piaciuto fare ancora il 4-2-4, in B si può, ma non ho uomini adatti. Quindi faccio la difesa a tre, poi posso fare il 3-5-2 o 3-4-3".


Come sarà questa B?

"Tosta. Ci sono società che hanno fatto investimenti importanti: Empoli. Benevento, Cremonese o Frosinone".


Che impressione le fa essere l'allenatore meno giovane tra i 100 professionisti?

"Succede da un po'. E' gratificante, ho lo spirito di un ragazzino e cerco di produrre carriere. A volte ml fermo a riflettere sui giocatori che ho lanciato. Aver mandato Cerci e Immobile al Mondiali (Brasile 2014, ndr) è stata una bella soddisfazione. Ma ce ne sono tanti...".


Molti colleghi potrebbero essere suoi figli, a cominciare da Zauri del Pescarla (30 anni in meno) che affronta all'esordio: tra tutti chi le piace?

"Liverani su tutti: mi incuriosisce chi ha le idee. In B mi piacerà incontrare i vari Inzaghi e Nesta: questo è un mestiere bellissimo, auguro a loro di farlo per tantissimi anni".

Non parla più di libidine?

"Una signora mi ha detto che alla mia età potrei essere male interpretato. Ma la libidine è il piacere di fare questo lavoro, la provo ancora e quella signora se ne farà una ragione...".


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