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#iorestoacasa - Le storie della buonanotte: Di Matteo, l'uomo giusto al posto giustoTUTTOmercatoWEB.com
sabato 28 marzo 2020 01:05Serie A
di Marco Conterio

#iorestoacasa - Le storie della buonanotte: Di Matteo, l'uomo giusto al posto giusto

#iorestoacasa - Tuttomercatoweb.com propone ai suoi lettori delle storie di calcio per tenerci compagnia in queste giornate tra le mura domestiche
Roberto Di Matteo da Schaffhausen, Svizzera, è stato l'uomo giusto al posto giusto. Catenacciaro campione d'Europa, uomo da una notte e non da mille, tanti silenzi e poche parole tra le labbra. Giocatore di alto livello, la carriera da tecnico è stata finora condita da poche esperienze, tre esoneri, una FA Cup e una Champions League. Perché essere vincenti è una dote, perché il palmares si può costruire in tanti modi. Anche con la dea bendata che ti dà un bacio sulla fronte rasata, sopra gli occhi da orientale, prima che tu alzi due trofei verso il cielo.

Le scarpette al chiodo Daniel Imhof del San Gallò fu l'uomo che, durante un contrasto, per colpa d'un intervento, gli fece interrompere la carriera anzi tempo. Operazioni fallite, placche, chiodi, preghiere e santi, a trentuno anni Roberto Di Matteo da Schaffhausen, figlio d'emigranti, bandiera della Lazio e del Chelsea, decise di dire basta. Così inizia la carriera da allenatore a Milton Keynes, al posto di Paul Ince, quello che con una fascia bianca in testa ai tempi biancocelesti fu ribattezzato Guinness da Paul Gascoigne come la celebre birra. Il MK Dons era rinato dalle ceneri del Wimbledon, quello della Crazy Gang. Una squadra fallita e per questo trapiantata, cosa che ha fatto scatenare le ire dei tifosi più fedeli che fondarono poi l'AFC Wimbledon.

Una partenza da McLaren Milton Keynes è la città della celebre vettura da Formula 1 e la partenza è da sogno. "Non ho paura", dice alla prima conferenza e i numeri confermeranno il coraggio dei Dons. 27 vittorie su 51 partite totali, ben 93 gol e 59 subiti, l'esordio però è una sconfitta per 2-0. Dall'altra parte c'è il Leicester, che non è ancora il Leicester e infatti è in terza serie. In panchina c'è Nigel Pearson, ora demiurgo del Watford, a centrocampo c'è però Andy King che sarà anche nelle Foxes di Claudio Ranieri.

Il salto al WBA Terzo posto e promozione in Championship persa ai play-off, dove i Dons perdono in semifinale ai rigori contro lo Scunthorpe, Roberto Di Matteo viene chiamato nelle West Midlands in Championship. Il primo anno è ancora in sella a un sogno: promozione in Premier League. L'impatto con la massima serie è contro il suo passato da calciatore. Ed è un incubo. Carlo Ancelotti, sulla panchina del Chelsea, alza sei volte il sopracciglio: tre Drogba, due Malouda, uno Lampard, mandano al tappeto il WBA. Di Matteo sarà esonerato a febbraio 2011. Ironia della sorte: a essergli fatale un altro tonfo con un italiano, il 3-0 patito all'Etihad Stadium è quello inflitto dal Manchester City di Roberto Mancini. La firma, tre volte in calce, cita Apache, Carlos Tevez.

Il ritorno al passato 29 giugno 2011, Roberto Di Matteo ritorna al Chelsea come vice del portoghese André Villas-Boas. Il lusitano però si dimostra solo un Mourinho wannabe, Di Matteo sale in cattedra. Debutta e vince in FA Cup 2-0 contro il Birmingham. Poi 1-0 allo Stoke City in Premier League, firma Didier Drogba al centesimo in campionato. 14 marzo, premiere in Champions League: dopo il ko per 3-1 dell'andata, ribalta il Napoli e vince 4-1 ai supplementari degli ottavi col gol di Ivanovic. Poi batte il Benfica, poi in semifinale il Barcellona. 1-0, 2-2, Roberto Di Matteo e il suo Chelsea sono in finale di Champions League. E' il primo italiano a farlo sulla panchina di un club straniero, undicesimo in assoluto.

Di Matteo il catenacciaro Non vincerà solo quella Champions League a Monaco di Baviera. Nel suo palmares anche una storica FA Cup, contro il Liverpool. Al posto giusto, nel momento giusto. Il suo gioco non è mai stato spettacolare, in futuro sarà tecnico con magri risultati di Schalke 04 e Aston Villa. Però si è dimostrato un uomo intelligente, anche lì al Chelsea. Non ha voluto strafare, non si è voluto sopravvalutare. Ha messo le chiavi in mano ai giocatori e ha controllato la situazione. Da gestore e psicologo. Lo hanno tacciato d'esser solo un fortunato difensivista, in Spagna dopo aver sconfitto il Barcellona è stata caccia alle streghe. Ma non ribalti il Napoli, non batti Guardiola, non vinci due coppe in pochi giorni solo con le Maginot.

La notte di Monaco. In Baviera, contro il Bayern. In casa del nemico, nella tana del nemico. E' una gara di sofferenza, la squadra di Jupp Heynckes è marcatamente la migliore. Thomas Muller segna all'83' ma l'uomo del destino arriva dalla Costa D'Avorio e si chiama Didier Drogba. Pareggia allo scadere, si va ai supplementari. E lì può arrivare la Caporetto, quando Didier da Abidjan stende Franck Ribery in area. Rigore, Arjen Robben tira, la mano di Petr Cech non trema. Così si va ai rigori, i tedeschi sono sull'orlo di un nuovo dramma psicologico dopo la rimonta contro il Manchester United. Dal dischetto Drogba regalerà l'estasi al Chelsea e al suo traghettatore speciale. "There is only one Di Matteo", gli cantava il popolo Blues dopo il fischio finale, nella gioia bavarese. Forse avevano ragione.
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