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...con Preiti

"Ora il Parma ha interlocutori seri. Leonardi non è scappato, io avrei voluto incidere di più. Cinque presidenti? Solo di facciata. Manenti come se non ci fosse mai stato..."
24.03.2015 00:00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 17013 volte
© foto di Simone Lorini

"Ora abbiamo interlocutori seri. Anziché avere uno pseudo presidente ci sono due curatori che stanno gestendo la situazione". Così a TuttoMercatoWeb il dt del Parma, Antonello Preiti aggiorna sulle vicende di casa gialloblù.

Cosa è cambiato?
"I curatori hanno fatto due chiacchiere con la squadra, ma per quanto riguarda il futuro vedremo. Siamo in esercizio provvisorio, che garantisce continuità a livello sportivo. Poi i curatori faranno le loro valutazioni per la base d'asta. Chiaro che gli aspetti tecnici rimangono di competenza mia, dell'allenatore e del team manager. I curatori gestiranno questi mesi con le poche disponibilità messe a disposizione dalla Lega".

Che aria si respira a Parma?
"Non respiriamo una bella aria da diversi mesi. Ci sono tanti aspetti che hanno preso il sopravvento: si parla del futuro, della fine di questa società. E gli aspetti calcistici sono stati messi in disparte. Anche se bisogna fare un plauso ai ragazzi che vanno in campo la domenica. Ma il 90% delle parole sono orientate sul fallimento e sulle prospettive. Cerchiamo però di fare in maniera professionale il nostro lavoro. Non cambia nulla per ciò che riguarda l'amore per il nostro lavoro. Sappiamo che il campionato è difficile in virtù dei risultati che stiamo ottenendo sul campo. Il morale non è splendido, ma abbiamo la consapevolezza che almeno adesso c'è qualcosa di certo che ci traghetta sino a fine stagione. Poi speriamo che qualcuno possa rilevare la società. E siamo tutti disposti a rivedere i nostri compensi per provare a salvare il club. Vogliamo fare qualcosa per far andare avanti la società, soprattutto per i dipendenti".

In questa stagione ha conosciuto tanti presidenti. Cosa le hanno lasciato?
"Rimango al periodo Ghirardi. Gli altri sono arrivati sulla carta, ma non sono stati mai operativi. Non ho conosciuto Taci, non ho parlato con Giordano, non ho mai conosciuto Doca. Ho visto qualche volta Kodra in ufficio e Manenti è come se non ci fosse mai stato perché i suoi impegni erano altri. A livello di rapporti personali, sono terminati a maggio dopo la conferenza di Ghirardi dove diceva che si sarebbe tirato fuori. Da quel momento contatti con i presidenti non mi hanno lasciato nulla. Anzi, sono stati solo una perdita di tempo per una società che aveva bisogno di stabilità".

Imborgia nei giorni scorsi ha detto che Ghirardi e Leonardi avevano azzerato i ruoli.
"Capisco lo sfogo di Antonio. Ghirardi e Leonardi erano persone importanti per la società. Pietro era l'amministratore delegato e tante volte le decisioni erano demandate a lui. Le decisioni non le prendevo né io, né Imborgia e neppure Melli. Eravamo dei collaboratori, poi è chiaro che c'erano un presidente e un amministratore delegato".

Però qualche spesa si poteva evitare, no?
"Quando sono arrivato avevamo una sede allo stadio, poi ne è stata creata una a Collecchio, di primo livello. La struttura è stata migliorata, ampliata, con la foresteria per il settore giovanile e tanto altro".

Spese esagerate?
"Questo bisognerebbe chiederlo a chi gestiva la società. Da operatore calcistico dico sempre che ogni cosa migliorata è ben accetta. Non si lavora per peggiorare, ma per migliorare. Poi è chiaro che ogni spesa è giusto farla in base alle proprie disponibilità. Se poi le disponibilità non c'erano, bisognerebbe chiederlo a chi ha gestito la società. A me non era consentito sapere se c'erano dieci o cento euro".

Chi pensa male potrebbe credere che Leonardi, essendosi dimesso, sia scappato.
"No. Stava male, probabilmente questa situazione gli ha creato dello stress. È stato ricoverato più volte in ospedale perché aveva degli attacchi di ansia e di panico. S'è tirato fuori in un momento in cui la società era in continuo cambiamento. Era già da tempo che le sue apparizioni erano sempre meno. Quando è arrivato Manenti è stato ricoverato di nuovo in ospedale. Poi in un momento di confusione ha voluto fare un passo indietro. Ma che io sappia il suo stato di salute non era dei migliori. Conosco Pietro, da novembre in poi non l'ho più trovato in una condizione fisica accettabile. Fino ad arrivare ai ricoveri di gennaio e di febbraio".

Ma di chi è la colpa di questo fallimento? Lucarelli ha detto che a fallire è stato Tommaso Ghirardi...
"Le colpe vanno divise in egual misura. La reazione di Lucarelli è stata forte, dettata dalla rabbia e dalla situazione che s'è venuta a creare. Quando si parla di fallimenti economici si parla di persone che non hanno potuto contribuire per continuare l'attività. Gli errori possono essere dettati da una cattiva amministrazione, da intuizioni sbagliate e da tante considerazioni. È come quando uno va a fare un acquisto e poi questo si rivela sbagliato. Se si è arrivati ad una situazione del genere c'è stato un susseguirsi di situazioni sbagliate"

Cioè?
"Un giocatore sbagliato, l'ampliamento della sede, i charter. E tante altre cose. Sono scelte. Ma quando si fanno degli errori vanno accertati. Chi ha commesso degli errori saprà perché sono stati fatti. Non mi sento di dare la colpa ad uno piuttosto che ad un altro. Qui si parla di un fallimento finanziario, mi viene in mente che chi gestiva la società fosse il principale responsabile. La colpa non è di chi percepisce lo stipendio, probabilmente chi metteva i soldi ha fatto dei passi più lunghi della gamba. Forse c'era bisogno di ridimensionarsi un po', con contratti meno elevati e di dichiarare obiettivi meno importanti. Probabilmente avremmo dovuto lanciare dei giovani per porli all'attenzione di altre squadre. Forse abbiamo gestito male alcune situazioni".

Che rapporto aveva con Ghirardi e Leonardi?
"Non parlavo molto con Ghirardi, veniva una volta alla settimana. Era un rapporto di rispetto, ho sempre dato del lei ai presidenti. Parlavamo poco, il suo rapporto era diretto con Leonardi.
Con Pietro ho sempre avuto un rapporto di professionalità, ci conosciamo da un punto di vista lavorativo da qualche anno e ci siamo sempre confrontati su aspetti tecnici e non economici. Io avrei puntato un po' di più sui giovani da lanciare. Avrei voluto incidere un po' di più".


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