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Bergomi sull'Italia: "L'anello debole è diventato l'allenatore"

14.11.2017 16:14 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 5212 volte
© foto di Federico De Luca

L'ex giocatore, ora opinionista, Giuseppe Bergomi è intervenuto ai microfoni di Radio24 durante la trasmissione Tutti convocati per commentare l'uscita di ieri sera dal Mondiale dell'Italia.

“Dobbiamo partire proprio da quella riunione fatta dai giocatori, io penso, perché essendo stato io giocatore, se tu fai una riunione senza l'allenatore vuol dire che ti vuoi parare tu qualcosa. Tu senti qualche critica verso i giocatori? Nessuna. E invece perché non tocchiamo anche i giocatori? Mi spiace dire questa cosa, però da lì cos'è successo? L'anello debole è diventato l'allenatore, i giocatori si son presi degli alibi. Se noi fossimo andati ai mondiali, il merito lo davamo a Ventura o ai giocatori? Adesso a chi dai la colpa?A Ventura. Bisognava avere a quel punto lì il coraggio di cambiare l'allenatore”.

“Fino ad adesso Tavecchio, Conte, mi sembrava una buona operazione, le nazionali under 20, 19, 18 stanno facendo tutte molto bene perché c'è talento. La rivoluzione che vuole fare Tavecchio, non so se lo sapete - 18 squadre in A, 20 in B, due gironi di C - non gliela fanno fare perché è utopia, perché quando tu riesci a convincere le piccole squadre a non rimanere in serie A? Le idee ce le ha anche avute Tavecchio, a questo punto io penso lo capirà anche lui che diventa difficile rimanere. Però indipendentemente dall'età, secondo me, qualcosa di buono aveva fatto o aveva nelle idee di poter fare”.

"Dobbiamo arrivare a questi grandi allenatori che possono lavorare ad interim. Tanto i soldi importanti li prendono dai loro club. Tu vai da Mourinho e gli dici: Tanto a te tanti soldi li dà lo United, te ne dà 12, 15, la federazione te ne dà 1, 2, vieni, lavori per il tempo necessario quando ci sono le convocazioni e vai lì. Perché tanto devi gestirli questi uomini. Dobbiamo arrivare a questo. Io dico Mourinho ma perché provoco in questo momento, che ne so, un italiano Mancini mi va bene. Non è stata un'idea mia, me l'ha detta un uomo per strada, dice: ma perché non mettiamo un allenatore straniero, di carisma e di personalità? E lì mi ha fatto scattare la scintilla di pensare di poter andare a prendere un allenatore importante, che allena già in un grande club. Se no questi non ti vengono, preferiscono rimanere nel club perché è un calcio diverso, è un calcio che preferiscono".


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