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Claudio Nassi: determinante é l’esterno

17.04.2018 07:16 di Redazione TMW  Twitter:    articolo letto 5940 volte
Fonte: Claudio Nassi.com

Mi sono accorto negli anni di dire in anticipo quello che avverrà, ma, dal momento che non ho virtù divinatorie, sono cose scontate per tanti. Perché batto sempre il tasto "istruttori per il settore giovanile"? Ci sarà un motivo ed è presto detto: perché il settore giovanile è il salvadanaio della società. Allora non viene da pensare che chi vuole cambiare più di una cosa nel calcio per risalire la china non vede oltre la punta del naso? Ma in Spagna, dicono, ci sono le seconde squadre per far crescere i giovani e tutto va per il meglio. Allinearsi dovrebbe essere il minimo. D'accordo, ma basterebbe fermarsi un attimo a pensare al passato e chiedersi perché più di un giovane entrava a far parte della "rosa" della prima squadra o, addirittura, ne diveniva titolare. Perché? Perché nel basket USA si assiste ogni anno al torneo NCAA, che raggruppa le università della nazione, e ad ogni edizione 30 giovani, poco più che ventenni, al primo giro delle scelte, e quasi lo stesso numero al secondo, entrano a far parte delle 30 franchigie dell'NBA, il campionato più bello e, forse, il più difficile? Sento parlare di superstar, ma non tutti lo sono. Eppoi se il talento non è supportato dal lavoro non conta. John Wooden, il coach più vincente della NCAA, diceva: "Il talento vi porterà in vetta, ma il carattere vi farà restare". E Michael Jordan ripeteva: "Il talento vince le partite, l'abnegazione vince i campionati".

Insomma, tutti d'accordo che il talento vada supportato da insegnamenti di ogni genere per arrivare a esprimere il proprio potenziale. Allora chi aiuta i giovani e li prepara a crescere? Gli allenatori o, se preferite, gli istruttori. Che sono pre-pa-ra-tis-si-mi. Perché, come dice un proverbio: "La barca senza timoniere perde direzione". Evidentemente, se la barca non va chiedete al timoniere. Purtroppo i timonieri nel calcio c'erano una volta. Perciò finiamola di dire che la scuola di Coverciano è il non plus ultra. Rimaniamo con i piedi per terra, aggiorniamoci, torniamo a studiare, mettiamo il calcio al centro del problema, lasciamo le gabbie ai polli e riportiamo le forche e i muri sui campi di allenamento. Non basta conoscere l'uso dell'interno piede per giocare a calcio, bisogna capire che esistono anche il collo, che solo alcuni conoscono, e l'esterno, probabilmente la parte più importante. Lo diceva sempre un grande paraguaiano del Torino, Dionisio Arce, a un 18enne: "Solo se sai usare l'esterno sarai un calciatore con la C maiuscola".

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