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Franco Rossi: Joao Saldanha, il più grande allenatore della storia del calcio

RIPROPONGO PER I PIU' GIOVANI UNO DEI CAPITOLI PIU' INTERESSANTI DEL MIO LIBRO "PERDA IL MIGLIORE" RIGUARDA L STORIA DI QUELLO CHE IN OGNI PARTE DEL MONDO VIENE CONSIDERATO DAGLI STORICI (ME COMPRESO) IL MIGLIORE ALLENATORE DELLA STORIA DEL CALCIO.
11.12.2010 08:14 di Redazione TMW.   articolo letto 11887 volte
Fonte: di Franco Rossi per francorossi.com
© foto di francorossi.com

Il suo Brasile giocava con 5 numeri 10 in attacco, fu esonerato alla
viglia del Mondiale 1970 perché era comunista.
Sulla panchina del Brasile tri-campione in Messico c'è Mario Zagalo
perchè a pochi mesi dal Mondiale il presidente Medici e la sua
giunta militare fascista hanno esonerato Joao Saldanha, reo di non
essersi allineato e, sopratutto di esse comunista.
Questa è la storia dell'uomo che ha ideato, selezionato, allenato e
ispirato il Brasile '70, la più forte squadra di ogni tempo, una
squadra che nelle dodici partite (tra qualificazioni
ed eliminatorie) ha ottenuto altrettante vittorie.
Una storia che nasce da conversazioni avute con Saldanha, da articoli che ha
scritto (era anche giornalista) e da un libro di Joao Maximo.
Joao Saldanha è morto a Roma, durante i Mondiali del 1990, a 74
anni.
Qualche giorno più tardi sicuramente si è presentato a San Pietro
spiegando chi era stato in vita.
"Fui contrabbandiere di armi a sei anni, quando passavo il confine
tra Paraguay e Brasile nascondendole sotto il grembiule.
Leader studentesco a 20 anni, apprendista notaio a 33, membro del
Partito Comunista Brasiliano tutta la vita.
Fui anche giocatore e tecnico di football, campione di basket,
giornalista, commentatore di radio e televisione,
analista di scuola di samba, scrittore, co-autore di enciclopedia,
attore di cinema, candidato a vice sindaco.
Partecipai alla Grande Marcia con Mao, sbarcai in Normandia con
Montgomery, mi sono sposato cinque volte, litigai molto e quasi mai
ebbi la peggio.
Assistii a tutte le Coppe del Mondo, Di me dicono che fui un grande
e contradditorio personaggio. Lucido e confuso al tempo stesso.
Intelligente e ingenuo, gentile e collerico, giusto e assurdo.
Il migliore degli amici e il peggiore dei nemici.
Un appassionato della verità che ha camminato sopra le nuvole della
fantasia.
Posso entrare in Paradiso?"
Faceva il giornalista e gli dissero: fai vincere il Mondiale al
Brasile...
Nel 1968 il calcio in Brasile è in pieno caos.
Dopo la sconfitta nel Mondiale di due anni prima Joao Havelange
(all'epoca presidente della Federcalcio brasiliana) mette a capo
della commissione tecnica Paulo Machado de Carvalho, ruolo ricoperto
nelle due felici spedizioni di Svezia
e Cile e poi messo da parte dallo stesso Havelange per questioni
commerciali (i due erano soci in una azienda di trasporti).
Senza Carvalho il calcio brasiliano, a livello di nazionale,
sprofonda nell'assurdo.
Al momento di convocare i giocatori per il Mondiale del 1966 Feola
viene convocato a Rio e davanti ai presidenti delle più grandi e
ricche società è costretto a fare i nomi dei calciatori prescelti.
Quello del Flamengo sbraita: "Se Maurilio sta fuori la torcida farà
la rivoluzione". "Come, non chiami Paranà?" urla il rappresentante
del San Paolo.
Quando Feola arriva a ventun nomi e ne manca soltanto uno, gli si
avvicina il presidente del Corinthians e gli sussurra in un
orecchio: "La ma società è troppo grande per non avere un giocatore
ai Mondiali".
Feola guarda il presidente e gli chiede chi secondo lui merita di
essere convocato. "Ditao, che sta giocando alla grande" è la
risposta.
Feola chiede allora qual'è il nome completo di Ditao.
I nomi dei convocati sono: Edson Arantes do Nascimento, Hilderaldo
Luis Bellini, Josè Ely de Miranda, per Ditao non si può fare
un'eccezione.
Il presidente del Corinthians se ne torna a San Paolo tranquillo sul
fatto che Ditao sarà tra i ventidue.
Feola chiede alla segreteria dell Federazione il nome completo di
questo sconosciuto Ditao e l'impiegato, completamente disinformato,
telefona al Flamengo, dove gioca un Ditao che è il fratello di
quello che c'è al Corinthians.
E' così che Feola inserisce nei ventidue che prenderanno parte ai
Mondiali del 1966 (dove non giocherà mai) il Ditao sbagliato.
Soltanto chi non conosce bene il Brasile di quei tempi (ma anche
oggi stranissime cose laggiù possono accadere...) può pensare che
questo aneddoto sia inventato.
E' comunque registrato in vari libri (es: "Subterraneos do futebol"
e "O anjo torto").
Nel 1968 dunque Carvalho è chiamato a creare la Commissione
Selezionatora Nazionale, subito chiamata Cosena.
In Brasile c'è la dittatura militare e i militari, si sa, amano le
sigle.
Joao Havelange ha in mente di dare una struttura militare alla
federazione perchè pensa che anche il calcio deve adeguarsi al
momento socio-politico.
Pensa a Joao Saldanha, che in passato ha
fatto mille mestieri, tra i quali l'allenatore e che al momento fa
il giornalista.
Critica, ricorderà poi lo stesso Havelange, ma in modo costruttivo,
ponderato e obiettivo.
Quando ne accenna a Saldanha, questi risponde: è un invito o un
sondaggio?
Il giorno dopo Saldanha, che aveva accettato, ma non aveva detto
nulla ai suoi colleghi de "Ultima Hora", esce dalla redazione
assieme a un fotografo al qualche chiede:
dove vai?
"Alla federazione, presentano il nuovo selezionatore".
Sai chi è? "No" è la risposta del fotografo.
E quando, alla conferenza stampa, Havelange rivela che chi guiderà
il Brasile in Messico è Joao Saldanha, questi si alza e va a sedersi
al centro del tavolo presidenziale.
"Questi gli undici titolari e queste le undici riserve tra due anni
in Messico..."
I giornalisti presenti sono sbalorditi e increduli.
Prima d'ora una cosa del genere non s'era mai vista...
Saldanha mette una mano in tasca, tira fuori un foglietto di carta e
comincia a parlare:
"Cari colleghi, so che in passato gli altri selezionatori hanno
prima fatto una lista di quaranta o cinquanta nomi di convocati e
soltanto a due mesi dai Mondiali hanno reso noto i ventidue da
comunicare alla Fifa.
Adesso mancano quasi due anni ai Mondiali e io vi comunico
ufficialmente gli undici titolari e le loro rispettive riserve".
Un'autentica bomba, i giornali, le radio e le televisioni hanno da
sbizzarrirsi all'infinito.
Nel 1969 il Brasile di Saldanha gioca le
sei gare di qualificazione e le vince tutte.
Centocinquantamila torceadores al Maracanà cantano l'inno nazionale
tutti assieme, in un momento in cui molta gente pensa che cantarlo
significhi in qualche maniera appoggiare la dittatura.
Saldanha sceglie i migliori e dà a tutti una ricetta fatta di buon
senso e semplicità:
"Quattro uomini sulla stessa linea vanno bene solo per le parate
militari",
"Nessuno è proprietario di una zona del campo, non esistono
posizioni fisse".
Tutte affermazioni che anche oggi appaiono moderne, talmente moderne
che i cosidetti inventori del Calcio del Duemila, le combattono
ancora.
Un sondaggio rivela subito che Saldanha è popolarissimo.
A Rio il 78% della popolazione lo appoggia, a San Paolo il 68%.
Mai nella storia del calcio brasiliano un selezionatore ha riscosso
(nè riscuoterà in futuro) un simile trionfo.
Troppo moderno per essere amato: per lui contavano solo i campioni
Il Brasile oltre alle partite di qualificazione vince anche grandi
amichevoli, ad esempio c'è un 2-1 contro i campioni del mondo
inglesi al Maracanà con 160mila spettatori.
Al termine dell'incontro Ramsey invita Saldanha in Inghilterra. Joao
accetta e prima di andare a Londra passa per la Germania.
Ad Amburgo è ospite di un popolarissimo programma televisivo e alla
domanda: cosa ne pensa del genocidio degli indios in Amazzonia?
dà una risposta che per poco non trasforma lo studio televisivo in
un ring di pugilato: "In 469 della storia brasiliana abbiamo ammazzato meno persone di
voi tedeschi in dieci minuti di una delle troppe guerre che avete
fatto".
A Londra è ospite della Bbc assieme a Ramsey che svolge il ruolo di
intervistatore.
I problemi che noi europei troveremo in Messico non deriveranno
soltanto dall'altura, ma anche dagli arbitri e dai guardialinee
sudamericani...
"E perchè?" la replica di Saldanha.
Perchè i sudamericani in genere non sono onesti...
"E gli inglesi lo sono?"
Certamente...
"E allora se gli inglesi sono così onesti, a cosa si deve la fama di
Scotland Yard?"
Ma all'inizio del 1970 cominciano i primi problemi per Saldanha.
In quella squadra c'erano tre coppie gay e circolava droga
Il generale Emilio Garrastazu Medici, presidente del Brasile lancia
una campagna contro i giovani universitari che vogliono maggior
libertà, perseguita i comunisti e quando il ministro dell'Educazione, Jarbas
Passarinho viene a sapere che Saldanha è un seguace di Stalin e di
Mao, dà ordine al capitano dell'esercito Claudio Coutinho (che sarà
selezionatore del Brasile ai Mondiali del 1978 in Argentina) di
riferire al presidente Medici che la nazionale brasiliana
è nelle mani di un uomo che è in totale disaccordo con le idee della
rivoluzione militare, nelle mani di un sovversivo bolscevico.
Non si sa come finì il colloquio tra Coutinho e Medici, di sicuro
c'è che il presidente cominciò a rilasciare dichiarazioni nelle
quali parlava sempre più di calcio.
E ad un certo punto disse in televisione che se fosse stato lui il
selezionatore, in Messico avrebbe portato Dario, centravanti
dell'Atletico Mineiro di Belo Horizonte.
Saldanha durante le partite di qualificazione aveva rilasciato
interviste che non erano piaciute certamente alla giunta militare
fascista e razzista.
Ad esempio aveva detto: "Nel calcio i migliori hanno la pelle
colorata. Sono veloci, leggeri, abili e hanno inventiva.
Di Stefano e Puskas sono stati calciatori favolosi, ma nessuno di
loro sarebbe capace di realizzare un dribbling senza palla come Pelè
o una prevedibile e imprevedibile al tempo stesso discesa sulla
linea destra come Garrincha.
Sono più veloci dei bianchi perchè i loro trisavoli africani sono
rimasti vivi sfuggendo ai leoni affamati.
I negri non emergono nel nuoto perchè per loro le piscine sono
sempre chiuse".
Saldanha difende anche le sue teorie sopra l'omosessualità e la
droga.
Qualche anno più tardi avrebbe dichiarato (e scritto) che metà della
squadra che vinse i Mondiali del 1970 aveva provato, almeno una
volta, marijuana, cocaina o altre droghe.
Aggiunse inoltre che in quella squadra c'erano almeno tre coppie gay.
E' chiaro che a mano a mano che si avvicinavano i Mondiali qualcuno doveva sollevare Saldanha dall'incarico, anche perchè ad una televisione di Porto Alegre, alla domanda:
lo sa che il presidente Medici vorrebbe Dario in nazionale?
lui risponde: "Il presidente scelga i ministri e lasci stare le cose serie..."
E' Joao Havelange che lo ha chiamato, è lo stesso Havelange che lo
deve cacciare, dopo 406 giorni.
Il fatto avviene il 17 marzo 1970, un martedì. Il giorno successivo
al suo posto è chiamato Zagalo.
E la prima cosa che fa Zagalo è quella di convocare Dario e di
portarselo in Messico.
Dove non giocherà nemmeno un minuto.
La squadra che vince il Mondiale è la stessa indicata da Saldanha
nella sua prima conferenza stampa da cittì, due anni prima, nel 1968.


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Claudio Nassi: marcare a zona? Un suicidio! Se sono figlio di un calciatore, poi allenatore e dirigente, imparo a leggere sui giornali sportivi, gioco 10 anni a livello di C, lavoro 6 anni a Tuttosport, prima di fare il manager, viene da pensare di avere il calcio nel dna. Da presuntuoso credo di aiutare da sempre l'organizzazione...
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