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GL Rossi: “Tra Champions e luoghi comuni”

16.04.2018 07:33 di Redazione TMW  Twitter:    articolo letto 8343 volte
Fonte: Gianluca Rossi.it

Questo editoriale non piacerà agli estremisti del tifo, soprattutto a quelli del tifo contro sempre e comunque ed è anche per questo che lo scrivo.
Nei quarti di Champions si sono cimentate con alterna fortuna due squadre italiane: Juventus e Roma, entrambe accomunate dal termine sportivo ‘impresa’, perché di tale si tratta quando ti confronti con i migliori del mondo, Real Madrid e Barcellona. Alla Roma l’impresa è riuscita, alla Juventus no, ma avrebbe comunque meritato di giocarsi i supplementari. Poco importa come abbia visto io l’azione del rigore decisivo. Per molti juventini è stato un favore al potente Real, per molti anti-juventini è sacrosanto. Non m’interessa il tema delle lamentele, dei complotti e di tutte gli italici esercizi di cui siamo maestri. Ovviamente è facile dare la patente di perdente e complottista ad altri, per poi avere reazioni sconsiderate quando certe vicende ti toccano di persona. Ovviamente mi riferisco a Gigi Buffon. Ma lo capisco. Come capivo altri, da Burdisso a Drogba, quando si sono sentiti più o meno lecitamente perseguitati.
Dico solo che ieri parlavo con un mio amico inglese, supporter del Manchester United che manco si ricorda il nome dell’arbitro di Manchester-Siviglia 1-2.
E allora via con le risate, almeno da parte mia.
Mi fanno ridere quelli per cui il Barcellona è da tempo il club più potente e protetto del mondo, ma ora non sanno spiegare perché non l’abbiano aiutato con la Roma, visto che le occasioni per farlo non sono mancate.
Mi fanno ridere ogni anno quelli che parlano di fine del ciclo per il Barcellona: ovviamente lo dicevano anche un anno fa dopo Juve-Barcellona 3-0. E lo avrebbero fatto oggi col Real se non si fosse qualificato.
Mi fanno ridere quelli per cui oggi Di Francesco è il miglior allenatore del mondo, mentre dopo Roma-Inter 1-3, Roma-Milan 0-2 o Roma-Sampdoria 0-1 andava cacciato a pedate.
Solo gli addetti ai lavori sanno bene che dietro il grande risultato di una squadra c’è una buona sostanza sedimentata magari anche negli anni precedenti. Ad esempio dietro l’Inter del Triplete di Mourinho, c’era il buon lavoro fatto da Mancini negli anni precedenti e lo Special One era il primo ad ammetterlo.
Mi fanno ridere quelli che ritengono sempre più importante l’allenatore dei giocatori, ovvero chi poggia il culo in panca di chi deve muoverlo in campo. Non hanno mai fatto sport attivo e pensano che con Ancelotti o Mourinho il Benevento vincerebbe il campionato. A nulla è servito Luis Enrique, congedato in Italia come un cretino per andare di lì a poco a fare il Triplete col Barcellona di Messi.
Mi fanno ridere quelli per cui oggi Monchi è il miglior direttore sportivo del mondo, quando aveva già venduto Dzeko e Manolas, artefici del successo romanista, entrambi rimasti nella Capitale solo per questioni, diciamo così, burocratiche.
Mi fanno ridere quelli che vedendo che Roma e Liverpool sono due semifinaliste a sorpresa di quest’anno ora sono certi che non serva più spendere milioni di euro ogni anno per vincere la Champions, ma non conoscono l’ottimo fatturato del Liverpool e, soprattutto, non hanno mai letto l’Albo d’Oro della manifestazione. A parte l’ultima finale a sorpresa tra Porto e Monaco nel lontano 2004, hanno vinto sempre squadre che avevano speso tantissimo anche nelle precedenti edizioni, a cominciare da Inter, Milan e Chelsea, che la vinse nella stagione in cui aveva speso cifre più umane, ma sfruttando comunque in rosa i poderosi investimenti precedenti di Abramovich.
Poi il vincitore a sorpresa può sempre capitare, ma è la tendenza che l’analista deve osservare e la Champions League negli ultimi anni è diventata sempre più un Circolo riservato ai Nababbi, anche se quest’anno dovesse vincerla la Roma e non una tra Real Madrid e Bayern. Avanti così, alla lunga, sarà più facile per il PSG che spende centinaia di milioni ogni anno che per una qualsiasi italiana, ma pur di avere un argomento i tifosi con gli occhi bendati oggi fanno lava proprio sul PSG che ancora non ha vinto la Champions per magnificare il Fair Play finanziario e la parsimonia di certe proprietà in nome di chissà quali diktat del Governo Cinese, ovviamente senza mai aver parlato con chi ci lavora ogni giorno coi cinesi e non da Cinisello, ignorando inoltre che i Top Club Europei infrangono ogni anno le regole del Fair Play Finanziario, ma sanno come mitigarle. Il Fair Play fu ‘inventato’ dai Top Club Europei anni fa per darsi un limite alle spese, come i bambini che chiudono il frigorifero di casa per non mangiare troppi dolci, ma al tempo stesso essi stessi prevederono i sistemi per aggirarlo. E tra i firmatari c’era anche l’Inter di Moratti. E nell’ultimo bilancio dell’Inter il FPF è già stato lecitamente aggirato, anche se per una cifra modesta e non certo per centinaia di milioni di euro come fanno altri ogni anno.
Tutti vogliono andare in Champions, anche a costo di perdere tutte e 6 le partite del Girone di Qualificazione semplicemente perché nient’altro oggi ti dà in bilancio tra i 40 e 50 milioni di euro all’anno, ma chi non ha mai letto un bilancio di un club calcistico in vita sua, si preoccupa solo della qualità tecnica della propria squadra.

Esultanza finale Roma © foto di Federico Gaetano

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