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Livorno, a quelle cifre è un azionariato... impopolare

Livorno, a quelle cifre è un azionariato... impopolare
lunedì 10 maggio 2010, 12:47Altre Notizie
di Marco Ceccarini
fonte Lorenzo Corradi per Amaranta.it

Non era tra le opzioni citate da noi qualche tempo fa e dovremmo scusarcene perché in fondo meritava di essere presa in considerazione. Ci riferiamo all'azionariato popolare, tirato fuori nell'arco di poche ore da Aldo e Roberto Spinelli. Si tratta di una cosa molto semplice e possibile sbocco di qualsiasi spa: i cittadini possono acquistare un pacchetto minimo di azioni societarie con ciascuna di esse ad un prezzo fisso. Semplice, no? E pure molto idealistico che ricalcherebbe uno slogan di successo: il Livorno ai livornesi, imprenditori compresi. Stabiliti anche il prezzo per una singola azione ed il loro numero: 36500 alla modica cifra di 400/500 euro cada una. E qui casca l'asino, perché le domanda vengono da sé: come si fa a proporre una vendita azionaria a quel costo in una città che vive una grossissima crisi economica e sociale? Quanti cittadini potranno mai permettersi di tirare fuori dai quattro ai cinquecento euro per UNA azione? Se Spinelli padre e figlio fossero piombati improvvisamente su Livorno da qualche pianeta inesplorato potremmo capire, ma siccome costoro frequentano la nostra città da ben undici anni ci resta impossibile credere che non conoscano l'attuale situazione di difficoltà e se così fosse, sarebbe assai grave e poco corretto. Vogliamo poi parlare degli imprenditori nostrani? Si rifiutarono di creare un cartello per rilevare il Basket Livorno con meno di due milioni di euro consentendogli di partecipare al campionato di Lega Due e adesso dovrebbero investire sulla società amaranto? Insomma questa trovata dell'azionariato popolare ci pare quanto meno aleatoria e tirare fuori l'esempio del Barcellona è quanto di più fuori luogo ci possa essere. Livorno è una piazza diversa, con una realtà come abbiamo brevemente descritto sopra. Non ci resta che sperare sia stata in una sparata, tirata lì per lì, perché a quelle condizioni l'azionariato può essere tutto meno che popolare, ma appetibile a facoltosi uomini di affari, magari una delle tante cordate più o meno interessate venute fuori da due mesi a questa parte. A voler essere benevoli, potremmo pensare ad un errore di comunicazione, nel senso che chi ha trascritto quella cifra abbia capito male. Ma è possibile commettere due volte lo stesso errore quando a dare quei numeri (in tutti i sensi...) sono state altrettante persone differenti? Intanto aspettiamo che la settimana che si apre porti dei chiarimenti in tal senso. Un'ultima cosa in chiusura: se moltiplichiamo i prezzi comunicati col numero delle azioni che s'intende immettere, forse spunta fuori quanto Spinelli vorrebbe davvero ricavare dalla vendita della società.

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