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Pirlo: "Ho smesso per non sentirmi vecchio. Futuro? Potrei allenare"

17.05.2018 18:27 di Pietro Lazzerini  Twitter:    articolo letto 10722 volte
Fonte: TuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Andrea Pirlo, sempre più vicino al giorno dell'addio al calcio con tanto di ultima partita da giocare con vecchi compagni ed amici, che sarà disputata a San Siro il prossimo 21 maggio, ha rilasciato un'intervista a Vanity Fair. "Non volevo arrivasse quel momento in cui la gente si guarda in tribuna dopo un tuo lancio fuori misura o un tuo tiro sbagliato e pensa: Pirlo è vecchio, è finito, non regge più. Non l’avrei sopportato. Un piano B non l’ho mai avuto. Ho cominciato a giocare con mio fratello, con le palline di spugna. Ho sempre pensato - ha dichiarato - che giocare a calcio fosse il mio destino. Nella mia squadra prenderei Nesta in difesa: con Ale ho diviso per anni la camera nei ritiri con la nazionale. Ronaldo il Fenomeno davanti: ci ho giocato all’Inter. Buffon in porta. Io in mezzo, ma mi porto Gattuso a guardarmi le spalle. L’allenatore ideale? Ne ho avuti di straordinari, da Mazzone che mi cambiò ruolo spostandomi da trequartista a playmaker davanti alla difesa, ad Ancelotti, un altro fratello. Ma Conte li supera tutti. Ho avuto la fortuna di incontrarlo al momento giusto, dopo l’addio al Milan nel 2011. Conte mi ha insegnato molto. Ma tutti mi hanno lasciato qualcosa. L’inglese Hodgson all’Inter mi chiamava Pirla: non lo faceva apposta, era - ha sostenuto - un problema di lingua, non conosceva bene l’italiano. Ho davvero vinto tutto quello che c’era da vincere, se mi volto indietro penso di essere stato fortunato. Il Pallone d’Oro? No, non è mai stato un pensiero fisso. E sono contento anche del mio percorso professionale. C’è stato più di un momento in cui potevo andare all’estero, ma alla fine è andata così e mi sta bene. Il futuro? Ho tanto tempo per pensarci, vedremo, ma non c’è fretta. Per ora mi godo i miei figli. Mi piace viaggiare, non sono per niente abitudinario. A giugno - ha detto - andrò al Mondiale in Russia per i miei sponsor. Seguo le attività di famiglia. E poi gioco molto a golf: ho 13 di handicap, non sono ancora ai livelli di Shevchenko o di Van Basten, loro sono davvero forti. Allenare? Prima devo prendere il patentino, ma sì, potrebbe essere un’idea".


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