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Stefano Fiore parla della Lazio, del Lecce, del Mantova e di Cassano

09.09.2009 11:52 di Redazione TMW.   articolo letto 11492 volte
Fonte: Radio Incontro
© foto di Federico de Luca

Alcuni giocatori nella Lazio, Pandev e Ledesma, stanno vivendo una situazione difficile. Hanno calcato la mano i procuratori? Troppo rigida la società? "Dispiace perché essendo un giocatore so cosa vuol dire - così Stefano Fiore a Radio Incontro nel corso della trasmissione "Diario di Bordocampo, esamina la vicenda in casa Lazio - Sono contrario a questo tipo di politica e spero per la Lazio e per i giocatori che tutto si risolva al meglio. I calciatori coinvolti in questo tipo di situazioni, non sono sereni. Forse sono vittime anche dei procuratori e di un sistema che un po' andrebbe cambiato. Non posso entrare però nel merito della questione ma quando succedono fatti del genere, perdono tutti".

Riguardo al campionato biancocelste, Fiore continua presentando il big match di sabato sera: "E' una partita difficile e la Lazio troverà una Juventus diversa rispetto alla stagione precedente. Ferrara ha dato quadratura, concretezza e ha a disposizione ottime individualità. Sarà una partita diversa e magari ci sarà più gusto a vincerla".

Riguardo alla Nazionale e alla mancata convocazione di Cassano, Stefano Fiore non ha dubbi: "Cassano è un giocatore maturato anche da un punto di vista tattico mentre prima era solamente "bello da vedere" e poco concreto. Non mi sento di fare alcuna campagna di critica nei confronti di un commissario tecnico che ha avuto il merito di vincere un mondiale, ma Cassano è un calciatore che convocherei in nazionale e farei giocare sempre. Ora una chiamata in azzurro se la meriterebbe a pieno".

Fiore torna a giocare. Per lui un contratto di tre anni con il suo Cosenza: "Volevo tornarci tra qualche anno, ma va bene così. Cosenza è stata sempre nei miei pensieri ed è stata costante la volontà di tornare nella mia città. Ho voglia di divertirmi e di dare il mio contributo. E' una categoria nella quale non ho mai giocato e per questo troverò difficoltà, ma come ho sempre fatto affronterò i problemi cercando di fare un buon campionato. Oggi ho fatto il primo allenamento e mi sono accorto di far parte di una buona squadra con giocatori interessanti. Il gruppo lavora già da due mesi attuando un 3-4-3 e penso che in futuro andrò ad occupare la posizione di esterno d'attacco. Il progetto della società naturalmente è quello di tornare tra qualche anno in serie B".

Sulla breve esperienza estiva con il Lecce: "Quello che potrei dire potrebbe risultare assurdo e scomodo. Per questo lo tengo per me. Se un giorno qualcuno vorrà parlare, sarà libero di farlo, ma per quanto mi riguarda sono questioni personali ed è giusto che rimangano tali. Nonostante ciò, ringrazio il Presidente Semeraro e il tecnico De Canio che mi hanno dato la possibilità di allenarmi. Fisicamente stavo bene, anche meglio di altri e ho giocato pure qualche amichevole. Dunque il problema non è stata la mia condizione fisica, ma altro.

Fiore ricorda anche il suo momento vissuto a Mantova: "La decisione di andare via è stata mia perché a livello societario sono stati commessi diversi errori. Non credevo più nel progetto e per questo ho preso la decisione di lasciare la squadra. Secondo me era il momento di dare una sferzata all'ambiente in quanto la squadra aveva le potenzialità per fare bene, ma questo non è successo. Io non ho mai fatto problemi di ingaggio e non penso di essere mai stato un "spaccaspogliatoio". Se qualcuno scambiava un mio consiglio o parere, come è successo a Mantova, in qualcosa di diverso, non è un mio problema".
Dopo una lunga esperienza da calciatore, Fiore ricorda gli allenatori che hanno segnato la sua carriera e il rammarico di non essersi espresso mai a pieno: "Con Zaccheroni non c'è mai stato feeling. La stagione fu sfortunata per tutti e forse io la pagai più di altri in quanto ero l'ultimo arrivato. Nonostante ciò, come con gli altri allenatori, anche lui ha contribuito alla mia crescita sia professionale che tecnica. Mancini mi ha ridato quella fiducia che avevo perso nella stagione precedente. Anche se non giocavo in un ruolo che mi soddisfaceva a pieno, ovvero quello di esterno di destra a centrocampo, feci molto bene e ottenni anche la chiamata in nazionale. Con Zoff, nell'Europeo del 2000, giocavo nel mio ruolo. Interno sinistro a centrocampo, nel vivo del gioco con la possibilità di inserimento in zona d'attacco. Nella mia carriera sono stato sempre io a mettermi a disposizione dell'allenatore e non tanto il contrario. Penso di non avere mai avuto la possibilità di esprimermi al meglio. Mi sono sempre sacrificato per la squadra."


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