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Colpi d'Ala

A Cardiff lo specchio del calcio italiano. Juventus gigante in Italia e mediocre in Europa. Che speranze possono mai avere le altre?

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
05.06.2017 00:00 di Alberto Di Chiara   articolo letto 12586 volte
© foto di Federico De Luca

La finale di Champions tra Juventus e Real Madrid sancisce la fine dell'annata calcistica a livello europeo. Semmai ce ne fosse stato bisogno, aldilà dei grandi meriti e traguardi raggiunti, finale compresa, questa finale persa ha dimostrato ulteriormente i limiti che il nostro calcio italico ha. Una Juventus che da sei anni a questa parte vince a mani basse, senza colpo ferire, raccogliendo tutto quello che c'è da vincere in Italia
e risultando praticamente imbattibile, viene letteralmente sbriciolata da un Real Madrid in grande spolvero. C'è da dire che in questa finale la forza della squadra spagnola è stata direttamente proporzionale alla debolezza juventina in special modo nel
secondo tempo. Ma questo cosa significa? Significa che se anche la corazzata Juventus si infrange, sciogliendosi come neve al sole di fronte ad una grande d'Europa come il Real, che speranze possono mai avere a livello europeo le altre squadre italiane di raggiungere o quanto meno sperare di mettere in bacheca una coppa europea!? Dopo i fantastici anni '90 siamo ad ora giunti ad una depressione calcistica angosciante. C'è stata una regressione tecnico-economica che fa fatica a riprendersi. Ad ora, a parte la Juventus, non siamo presentabili, rispetto alle altre grandi. Abbiamo un campionato tecnicamente mediocre e questo si riflette su tutto il resto. La colonizzazione cinese porterà nuova linfa economica,cosa sicuramente importante, ma i soldi anche se tanti devono essere investiti con acume , investendo anche in risorse umane di livello e non mi riferisco solo ai giocatori, ma anche alla classe dirigente che vedo sempre meno rappresentativa e competente. Bisogna rendersi conto che bisogna lavorare per migliorarci ulteriormente e non essere più mono rappresentati in Europa da una sola squadra. Non dico di ritornare ad arrivare come negli anni novanta a vedere finali europee con due squadre italiane, ma ad aumentare la competitività sia tecnica che mentale possiamo arrivarci.

L'organizzazione e la preparazione oltre alla passione sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi più importanti.
Ma aldilà di tutto un pensiero particolare va a tutti quei feriti ed in particolare modo al piccolo che si trova in gravi condizioni, famiglie che si erano radunate in piazza San Carlo per passare una serata di festa sportiva, che rimangono vittime innocenti anche qui di una approssimazione organizzativa che abbinata ad uno stato mentale di panico e di paura latente che ormai sta prendendo forma in ognuno di noi, specchio di quello che stiamo vivendo. Viviamo uno stato di precarietà in ogni settore non solo nel calcio, che spesso è lo specchio di quello che stiamo vivendo in generale nella nostra quotidianità.


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