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Editoriale

Addio 2017: da 10 a 0, il pagellone del vecchio anno

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
01.01.2018 11:30 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 51294 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Per il calcio italiano è stato, probabilmente, il peggiore anno della storia. Il 2017, che da poco ci ha salutato, lo citeremo spesso nel prosieguo della nostra vita. E' l'anno che ha sancito la definitiva bocciatura per il calcio italiano, con gli azzurri che vedranno il Mondiale, di Russia, dal divano di casa. Oggi non ci pensiamo ma a giugno ci renderemo conto della follia di una estate dove si gioca il Mondiale e senza Italia in campo. Ci sono stati, però, anche personaggi che meritano e momenti belli di questo 2017 che ha portato anche soddisfazioni a molti club. Ecco il nostro Pagellone del 2017. Dal più "buono"... al più cattivo.

Voto 10, Francesco Totti
10, come la sua maglia. 10 come la sua storia. Ha preferito qualche trofeo in meno, molti, per un senso di appartenenza alla sua città e alla sua squadra. Il 2017 ha sancito l'addio al calcio di un poeta più che di un calciatore. La sua storia fa ancora innamorare i più piccoli. Gli abbiamo sempre rimproverato di aver lasciato troppo tardi, quando era un peso più che un eroe. Lo ha fatto per troppo amore. Lo ha capito, tardi, anche lui. Il giorno del suo addio all'Olimpico è stato da pelle d'oca. Totti è il calcio, Totti è la Roma. Ad uno così bisogna solo dare un 10... e la 10!

Voto 9, Massimiliano Allegri
Odiato, criticato ma...vincente. L'allenatore della Juventus, spesso, parte male ma i cavalli si vedono all'arrivo e lui è sempre in prima fila. Ha perso un'altra finale di Champions e tutti ricorderanno la sconfitta di Cardiff come uno smacco ma è anche vero che lui, in finale, ci è arrivato per la seconda volta e si è arreso solo ad una squadra nettamente più forte. Il 2017 ha confermato le sue qualità e il suo potere. Con gli anni è migliorato tantissimo, complimenti a Galliani che tempo fa puntò su di lui per un Milan che voleva e sapeva ancora vincere.

Voto 8, Leonardo Semplici
Ha fatto due miracoli, uno dietro l'altro con la Spal, riportando Ferrara in serie A e dando grande dignità al progetto anche tra i grandi. Calciatori italiani, molti giovani e gioco corale. Con o senza palla. Semplici sta raccogliendo i risultati, dopo anni di lunga gavetta. Uomo perbene e allenatore preparato. Comunque vada... sarà un successo. Per Semplici si sono spalancate le porte della serie A e merita di restarci. Con o senza Spal.

Voto 7, Giampiero Ventura
Potremmo sembrare ironici ma, giuro, non lo siamo. Di fronte a Ventura dobbiamo toglierci tutti il cappello. Un allenatore così mediocre che arriva ad allenare l'Italia è, per forza di cose, un testardo che non si ferma di fronte a nessuno. Umilia un Paese intero, non si dimette e riesce anche a farsi pagare. Questo non è un allenatore, Signori, è un genio. Non se ne è fregato della squadra, non ha ascoltato Tavecchio, si è disinteressato dell'opinione pubblica e ha preteso di essere pagato quando invece doveva rimborsare la Nazionale per il danno arrecato. Siamo solo curiosi, adesso, di conoscere il Presidente che affiderà il suo club nelle mani di Sventura.

Voto 6, Walter Sabatini
Iniziamo a scendere ma 6 è comunque un bel voto. Sufficienza. Non è un 6 politico ma un 6 di prospettiva. Diviso tra Roma e Milano, Walter svolge meglio il lavoro all'Inter che alla Roma. Grazie, anche ad una impostazione societaria diversa, a Milano si sente meno e interviene solo nella sua sfera. Ci guadagna lui e ci guadagna la società. E' un Direttore Sportivo e non un Direttore Generale. A Roma sembrava essere diventato il Presidente per poi bruciarsi con le sue stesse mani. Fino a tre settimane fa, i nerazzurri hanno sbalordito tutti, nonostante non abbia potuto fare spese importanti sul mercato. Ha fatto operazioni intelligenti e al risparmio. Alcune, come spesso accade, le ha cannate ma il giudizio è positivo per il suo primo semestre a Milano.

Voto 5, il nuovo Milan
Con il senno del poi siamo tutti bravi ma eravamo fiduciosi e siamo rimasti delusi da questo primo semestre del nuovo Milan. Fassone e Mirabelli hanno commesso un grande errore: confermare Montella, e l'hanno pagato a caro prezzo. Oltre ogni demerito. La campagna acquisti la reputavamo buona e confermiamo la bontà di molte operazioni. Resta un mistero come Biglia, Rodriguez e tanti altri sembrano diventati incapaci di giocare. Al primo anno si può sbagliare. Tutto nuovo: dalla squadra alla società. L'importante è restare uniti e compatti. Sicuramente questo Milan deve crescere tanto ma i presupposti per fare bene, in futuro, ci sono tutti. Per ora, questo 2017, è stato un mezzo flop.

Voto 4, Sinisa Mihajlovic
Se il Torino non gira, sono sue molte responsabilità. Sembra un cane da guardia, rilascia dichiarazioni ad effetto come se dovesse andare in battaglia ma come allenatore deve crescere ancora tanto. Petrachi gli ha messo tra le mani una buona rosa, lui la fa girare al 50%. L'obiettivo dichiarato era il ritorno in Europa. Di questo passo, Sinisa, l'Europa la continuerà a vedere alla televisione. Mister sopravvalutato.

Voto 3, Giancarlo Romairone
I misteri del calcio. Dalla Pro Vercelli al Carpi, fino al Chievo Verona. Tutto questo senza vincere nulla e senza aver fatto una mezza plusvalenza. Basta l'amicizia con Giuntoli per trovare una poltrona di serie A. Per fortuna il campo è un giudice attento e severo e questo Chievo, per come è stato costruito, è davvero imbarazzante. Il Direttore Sportivo clivense ha sbagliato tutto da quando è arrivato a Verona. Se il Chievo resterà in serie A lo deve alle concorrenti mediocri e alla bravura del suo allenatore.

Voto 2, VAR
Possiamo parlarne fino al 2020 e ognuno resterà della sua idea. E' come discutere se sono meglio le more o le bionde. Ognuno la pensa a modo suo. Il Var è utile per non "falsare" l'esito di una partita (a volte) ma è una grandissima seccatura ed è l'opposto del calcio. Sottoscrivo ogni parola di quello che dice Simone Inzaghi. Non puoi esultare come un pazzo per un gol e, dopo 3 minuti, ti viene annullato. Oltre il danno la beffa: non hai segnato e gli avversari si caricano come se avessero fatto gol. Il Var viene utilizzato troppo e male. Conferma l'inadeguatezza dei nostri arbitri. Il Var li smentisce puntualmente. Vedono cose sbagliate e sono, quasi sempre, costretti a rivedere la loro decisione. Speriamo in un Mondiale senza Var. La tecnologia è importante ma va saputa sfruttare, altrimenti crea solo danni e al posto del calcio sembra che siamo tutti su un ring di wrestling.

Voto 1, Alessandria Calcio
2017 da libro horror per l'Alessandria. Ad un passo da una promozione in B che appariva scontata alla zona retrocessione. I grigi hanno sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare. Una promozione persa 2 volte, un addio di Magalini insensato e la scelta cervellotica di affidare a Pasquale Sensibile la rinascita. Anche per il Direttore è stato un pessimo 2017: dal fallimento di Trapani a quello di Alessandria. Una squadra con tanti big che non riesce a risalire la classifica e un progetto che rischia di andare in frantumi per sempre.

Voto 0, Antonio Caliendo
Nel calcio tutti abbiamo amici e "nemici calcistici". Però bisogna essere sempre oggettivi, nel bene e nel male. Quello che ha combinato Antonio Caliendo, a Modena, in questo 2017 è qualcosa di terrificante. Era un grande procuratore, si è voluto mettere dall'altra parte della barricata e non ha capito nulla di come si gestisce una società di calcio. Guerra con il Comune, con i tifosi e risultati fallimentari. Caliendo ha sempre cercato un colpevole in ogni suo sbaglio. Prima Novellino, poi Cannella e Taibi fino ad arrivare a Crespo. Bastava una semplice frase: "Scusate, ho sbagliato tutto". Ha portato una grande piazza, come Modena, alla cancellazione dal campionato di serie C ma soprattutto all'umiliazione davanti a tutta Italia. Pessimo rapporto con i dipendenti, non sarà ricordato, tra cento anni, per le grandi operazioni fatte con Dunga, Trezeguet e tanti altri. Su google Caliendo, sarà per sempre, quello che la Lega Pro ha dovuto sbattere fuori dal campionato a stagione già iniziata. Pieno di debiti e senza idee.


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