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Editoriale

Addio 2018: 10 promossi e 10 bocciati del nostro calcio

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
31.12.2018 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 21962 volte
Addio 2018: 10 promossi e 10 bocciati del nostro calcio

Ultimo giorno dell’anno. Il classico per fare delle riflessioni e per buttare dal balcone le cose vecchie. Per il nostro calcio è stato un anno, quasi, disastroso. Dal Mondiale in televisione all’estate dei finti ripescaggi. Meglio dimenticare e pensare al 2019 con un altro spirito.
E’ stato l’anno della Juventus, tanto per cambiare, l’anno del colpo del secolo CR7 ma è stato anche il fine d’anno degli incidenti di Milano e delle rivoluzioni politiche in Lega e Federazione che, finalmente, cambiano il nostro calcio in meglio.
Come ogni anno ci sono pagelle ma soprattutto promossi e bocciati. Ecco una lista corposa: 10 promossi e 10 bocciati di questo 2018.

PROMOSSI

FABIO PARATICI (Direttore Sportivo Juventus)
E’ stato l’anno della sua consacrazione. Dall’arrivo di Cristiano Ronaldo in bianconero al distacco da Beppe Marotta, mentore e padre calcistico. Ha conquistato, sul campo, la fiducia di Agnelli e i fatti gli stanno dando ampiamente ragione. Non è più “il braccio destro” ma una mente lucida e un esecutore perfetto per rendere sempre più grande questa Juventus. Se terrà i piedi a terra diventerà leader assoluto.

DANIELE FAGGIANO (Direttore Sportivo Parma)
Vale un pò il discorso di Paratici. Era il braccio destro di Perinetti, i maligni gli dicevano che portava le borse di Re Giorgio, invece, l’allievo ha in parte superato il maestro e a Parma si è consacrato grande professionista. L’esperienza di Trapani la più formativa della sua carriera ma vincere a Parma non era facile. Ha difeso benissimo D’Aversa quando andava difeso e sul mercato è stato dirigente lungimirante. Giovane e preparato. Parma è nelle mani giuste. Rinnovo meritatissimo.

URBANO CAIRO (Presidente Torino)
Pochi Presidenti, nel calcio mondiale, riescono ad ottenere risultati in campo e nel bilancio. Lui è maestro di numeri e non c’è un conto che non risulti a proprio posto. La prima squadra cerca la ciliegina sulla torta: l’accesso all’Europa e sarebbe meritato per quello che sta seminando il Torino. Cairo sta vincendo su tutti i fronti e sta realizzando il suo sogno: diventare il Berlusconi 2.0. Al Toro ottengono grandi risultati anche con il settore giovanile ed è uno dei club sui quali puntare per il futuro prossimo.

MARCO GIAMPAOLO (Allenatore Sampdoria)
Sono sempre stato il principale detrattore di Marco Giampaolo. Grande teorico, pessimo pratico. Da Empoli a Genova, però, ha imparato la lezione e sta diventando anche cinico. Riesce a mettere in pratica il suo pensiero e credo calcistico. Lavora in una società che è costretta, ogni anno, a ricominciare da zero ma lui riesce ad ottenere risultati sul campo e a valorizzare giovani calciatori. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Cremona il punto più basso della sua carriera, adesso ha ricominciato la scalata e va apprezzato perché è ripartito da zero mettendo in discussione tutta la sua carriera.

ROBERTO DE ZERBI (Allenatore Sassuolo)
I colleghi invidiosi lo definivano bravo ma perdente. Sicuramente Palermo e Benevento erano imprese disperate ma a Sassuolo sta dimostrando di essere un grande allenatore con ottime idee. Professionista dal lunedì alla domenica, vive di calcio 24 ore al giorno. Finalmente può incidere dall’inizio e sta dimostrando che, nel calcio, si possono ottenere risultati e far giocare bene le squadre allo stesso tempo. Il Sassuolo non è uno squadrone ma lui riesce a rendere ancora protagonista Matri, ha rilanciato Sensi e Boateng e scoperto diversi giovani calciatori interessanti. Forse Berardi resterà, per sempre, l’eterno incompiuto.

FABIO CASERTA (Allenatore Juve Stabia)
E’ tra gli allenatori rivelazione di tutta la serie C. Lo scorso anno ha seminato, quest’anno probabilmente riuscirà a raccogliere. Molto bene la Juve Stabia, sia per il gioco che per i risultati che sta ottenendo. Forse anche a sorpresa. Non ci aspettavamo un rendimento del genere ma Caserta sta facendo divertire tutti gli stabiesi. Il ritorno in serie B non è utopia ma soprattutto la carriera di Caserta è destinata a grandi successi.

WALTER MATTIOLI (Presidente Spal)
La Spal è un modello da seguire. Solitamente chi arriva in serie A, dalla C, in due anni fa brutta fine presto e torna da dove è arrivato senza lasciare alcun segno. La Spal ha programmato, nel frattempo ha sistemato lo stadio e ha trovato Direttore e allenatore giusti con i quali portare avanti un progetto. I Presidenti spesso sono la rovina dei club. Mattioli, invece, sta valorizzando il lavoro di tutti e spesso passa sotto traccia nonostante i suoi colleghi siano tutti egocentrici e megalomani.

ALEX CASELLA (Direttore Sportivo Gozzano)
Sconosciuto al grande pubblico, parliamo di un Direttore Sportivo giovane che ha fatto molta gavetta e che ha ottenuto grandi risultati. Vincere non è mai semplice e se vinci in D e ti confermi in serie C significa che sei bravo. Casella ha avuto grandi intuizioni sul mercato, anche internazionale, e ha portato tra i Professionisti un Paesino dimenticato dal Signore. Insieme al Dg, Giacomo Diciannove, sta compiendo un piccolo miracolo calcistico. Senza stadio, senza strutture ma con una squadra che viaggia a mille e ferma anche l’Entella in trasferta. Uomo fidato di Giuntoli gli auguriamo di non fare la fine di Romairone. Meglio in C per bravura che in A per amicizie.

CARLOS FRANCA (Attaccante Potenza)
La sua storia la conoscono in pochi ma, ogni anno, dicono di lui che non farà più di 5 gol perché è vecchio e i soldi che guadagna non li vale. Può fare gol solo in D e in C neanche la struscia. Tutte voci inutili. Questo ragazzo, brasiliano dentro e italiano fuori, nel 2018, si è tolto grandi soddisfazioni. In D ha segnato ancora miliardi di gol e ha portato il Potenza in C. Brava la società a confermarlo anche in terza serie e lui ha ripagato segnando anche tra i professionisti. Avrebbe meritato un’altra carriera ma la vita non è sempre stata generosa con lui.

ALESSANDRO LUCCI (Procuratore)
Nel 2018 è stato l’agente che ha lavorato meglio sul mercato italiano. Addirittura ha trovato più di una squadra a Vincenzo Montella dopo una serie di fallimenti. Grande operazione il ritorno di Bonucci alla Juventus e adesso prepara il colpo Muriel, per riportarlo in Italia. Buona anche la gestione del rinnovo di Suso. Parla poco ma fa molti fatti.

BOCCIATI

GIUSEPPE MAROTTA (Dirigente Inter)
Passare dalla Juventus all’Inter, in 30 giorni, non è un delitto ma eticamente lascia qualche perplessità. Si era opposto all’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus e, forse, già ragionava da Dirigente nerazzurro; non ci sarebbero altre spiegazioni… Sui temi politici sposa due cause perse. Le squadre B e la chiusura anticipata del calciomercato. Due scelte che con il tempo, ma anche da subito, si rivelano completamente sbagliate. Vedremo se riuscirà ad incidere all’Inter quanto ha inciso alla Juventus.

MASSIMO ODDO (Allenatore)
Era in rampa di lancio dopo Pescara. Sembrava aver bruciato le tappe ed era destinato ad una grande carriera. Il 2018, però, è stato pessimo per Massimo Oddo che tra Udine e Crotone ha collezionato solo sconfitte. Un anno da dimenticare che ridimensiona, notevolmente, i progetti di un giovane allenatore salito presto alla ribalta nazionale.

GIANCARLO ROMAIRONE (Direttore Sportivo Chievo Verona)
Tre allenatori cambiati in 3 mesi, D’Anna abbandonato al suo destino, ha avallato la scelta di Ventura e un mercato senza senso. L’ultimo posto in classifica logica conseguenza di un lavoro svolto malissimo. Non è un’offesa a Romairone ma se esistono le categorie un motivo ci sarà. Può fare questo mestiere ma la serie A non è per lui. Forse neanche la B. Una buona serie C il suo livello ma non è una condanna, bensì semplice considerazione.

GIOVANNI BRANCHINI (Procuratore)
Lo ricordavamo come il Procuratore di Ronaldo e Rui Costa. Adesso Branchini gestisce molti meno calciatori e quei pochi rimasti fanno fatica ad accasarsi. Il caso Montolivo è emblematico. Non gioca nel Milan da tempo e il suo Procuratore non gli ha trovato una destinazione adatta. Va allo scontro con l’allenatore del suo calciatore e lo mette in cattiva luce. Tuttavia i risultati danno ragione allo staff tecnico rossonero e Montolivo si ritrova fuori anche dalle partitelle del giovedì. Gestisce, come peggio non potrebbe, anche l’aspetto mediatico di alcune operazioni che, un tempo, erano considerate il pane quotidiano per un Procuratore del suo calibro. Sicuramente, negli anni, la ristorazione gli ha dato soddisfazioni maggiori rispetto al calcio.

MASSIMILIANO SANTOPADRE (Presidente Perugia)
Sarà per il cognome importante che si ritrova dalla nascita ma ha confuso il suo ruolo con quello di Papa Bergoglio. Il Perugia resta un eterno incompiuto. Vuole tutte le copertine per sé e gestisce il club come fosse una qualsiasi azienda di famiglia. Perugia è una piazza importante e meriterebbe un progetto sportivo diverso. Folle l’esonero di Breda prima dei play off e la scommessa Nesta, finora, non ha dato grandi risultati.

ROBERTO FABBRICINI (Ex Commissario FIGC)
Un disastro così neanche se gli fosse stato commissionato avrebbe potuto compierlo. Fa rimpiangere tutti i Presidenti FIGC dal 1922 ad oggi. Firma carte che forse non ha mai letto, prende decisioni non con la sua testa e passa alla storia per i danni che ha lasciato in Via Allegri a Roma. Per fortuna è durato poco ma avrebbe potuto cambiare tante cose, invece, le ha solo peggiorate.

RICCARDO BIGON (Direttore Sportivo Bologna)
I risultati condannano il Bologna, il mercato condanna l’operato del Direttore Bigon. Da Donadoni a Inzaghi la musica non cambia. La squadra non c’è e ogni anno si vede uno strazio. Bisogna solo capire le responsabilità se vanno divise con Marco Di Vaio o vanno attribuite tutte al Direttore Sportivo. Concorso di colpa.

MARCO FASSONE (Ex Amministratore Delegato Milan)
Esce di scena dal Milan come peggio non potrebbe. Finisce in causa con il club e viene accusato di aver fatto pedinare alcuni giornalisti. Era l’occasione della sua vita ma, evidentemente, l’ha gestita male. Dopo Napoli, Juve e Inter ci aspettavamo qualcosa di più da Marco Fassone. Come Dirigente nessuno l’ha mai discusso ma l’affare cinese andava gestito con maggiore trasparenza.

JAMES PALLOTTA (Presidente Roma)
La Roma rischia, seriamente, di restare fuori dalla Champions e un Presidente non può essere così assente per diversi mesi. Il calcio è come un ristorante. Va gestito e curato ogni giorno. Pallotta vive dall’altra parte del Mondo e si è dimenticato di avere un club importante come la Roma. I Presidenti devono essere presenti, altrimenti meglio cedere la società e fare altro. Dallo stadio al rapporto con i tifosi, per Pallotta forse sta arrivando il finale di questa storia italiana.

MAURIZIO ZAMPARINI (Presidente Palermo)
Nel 2018 ha venduto per la trentaduesima volta il Palermo. A chi? Leggetelo in rete. Ormai non è più credibile, sul campo ha perso la promozione e i tifosi lo hanno abbandonato da un pezzo. I bilanci del Palermo sono da libro horror e racconta storie che, a suo avviso, dovrebbero essere anche credibili. Ammazzare i sogni di una città come Palermo non era semplice. Lui ci è riuscito alla grande e noi ci complimenteremo con Zampa per i prossimi anni.


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