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Editoriale

Alex Sandro vale 70 milioni, chissà quanto valeva Cafù. Troppi giovani non fanno vincere niente, così come spendere soldi. Donnarumma è solo un portiere, Spalletti un allenatore. De Laurentiis non può decidere per tutti

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
25.06.2017 14:37 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 113591 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Il candidato svolga, al netto dell'attuale situazione patrimoniale, le quotazioni di mercato dei seguenti calciatori. Berardi, Bernardeschi, Alex Sandro, Salah, Manolas, Belotti, Pellegri. Niente di più semplice per chi segue un pochino il chiacchiericcio che negli ultimi giorni si sta facendo sempre più insistente. Berardi costa 50 milioni di euro per il Sassuolo, ma ora è incedibile perché ha l'intenzione di rimanere. Bernardeschi la stessa cifra per la Fiorentina. Due calciatori che in Under21 non riescono a fare la differenza di un Gilardino o di un Mimmo Morfeo. Pellegri, attaccante del Genoa classe 2001, ne vale già 30, con un solo gol all'attivo in Serie A. Nel viaggio verso il baratro c'è un Belotti che ne costa 100, ma almeno ha siglato 26 reti nell'ultima stagione, conquistando il ruolo di titolare indiscusso nella nazionale italiana. Alex Sandro, professione terzino, potrebbe finire al Chelsea per una settantina di milioni di euro. Un terzino, settanta milioni di euro. Quanto varrebbe Cafù? È incredibile come il mercato abbia subito un'impennata verso l'alto grazie alla globalità che il calcio sta assumendo. Ed è incredibile che, in base a queste cifre, le grandi del nostro campionato si chiudano a riccio, volendo anche le briciole dei diritti televisivi pur di riuscire a fatturare quei dieci milioni in più. Ci ritorneremo dopo.

Il mercato è esploso anche nelle valutazioni, ma quel che fa sorridere è che nei vari studi, in giro per l'Europa, si parli di procuratori che possono intascarsi milioni di milioni, acquistando poi la casa di Al Capone a Miami, nel sud della Florida, pagandola con un terzo delle commissioni di un'operazione. E non vivendoci, perché l'agente in questione è residente a Montecarlo, come abbiamo potuto vedere a reti unificate la scorsa settimana.

In tutto questo ci sono le cessioni della Roma. Mohamed Salah vale la stessa cifra di Berardi e ha due (due!) anni solo in più rispetto all'attaccante del Sassuolo, con la differenza che ci siano i bonus che potrebbero anche abbassare la spesa complessiva. Manolas vale poco più di Pellegri, dopo due stagioni da assoluto protagonista con la maglia della Roma, l'anno scorso seconda in classifica e non nel campionato Primavera. Il Genoa non ci è arrivato, per chi se lo stesse chiedendo. La verità è che questa corsa ai "ragazzini", con prezzi esorbitanti, ha fatto perdere la Trebisonda a chi dovrebbe operare con oculatezza sul mercato. Nelle ultime tre stagioni in Real Madrid, la squadra più forte del mondo, ha inserito solamente due titolari nelle proprie fila. Uno è Keylor Navas, costantemente in discussione per il suo status da non Galactico, e l'altro è Toni Kroos, preso a un anno dalla scadenza per 25 milioni di euro più 5 di bonus. Ok, cifra altissima per due anni fa, ma pur stiamo pur sempre parlando della squadra con le possibilità migliori del globo con il Manchester United. Certo, si può discutere sull'inutilità di comprare Vinicius per 45 milioni di euro, oppure Odegaard e stipendiarlo più o meno come uno yacht da 18 metri e cinque alberi, ma la realtà è che il Real Madrid, il miglior mercato estivo, lo ha fatto ai tempi di Illarramendi. Prendendo, sì, Gareth Bale dal Tottenham, pur se a Cardiff non era negli undici. Ma acquistando al contempo Isco, Carvajal e Casemiro, per una cifra totale di 36 milioni di euro.

Tutto questo per dire che è giustissimo spendere per i campioni. È anche corretto sbagliare, alle volte, e fare un buco nell'acqua. Tutto si somma e poi si divide per i risultati, ma la realtà è che questa corsa al giovane per forza, pur di qualità, è una stupidaggine. Salah per Berardi è tutt'altro che un guadagno, almeno al momento, così come non lo sarebbe Bernardeschi per Cuadrado, con il netto rischio che la Juventus ci vada a perdere, smenandoci anche una decina di milioni di euro. I campioni si costruiscono in casa e, a parte qualche predestinato, non calano dall'alto come Alexandre Pato nella Serie A di una decina di anni fa. Sappiamo tutti come è andata a finire. Troppi giovani non fanno vincere, i campioni sì... e anche gli allenatori.

Ecco, tra le big del nostro campionato, oltre a un Di Francesco che è curiosamente il nuovo allenatore della Roma (bravissimo, ma al primo test enorme della propria carriera), ad avere cambiato aria è Luciano Spalletti. La Roma non ha sbagliato granché nella scorsa stagione, a parte l'Europa League: probabilmente era la favorita d'obbligo, considerato un Manchester United tutt'altro che irresistibile. La realtà è che Spalletti ha vinto in Russia con lo Zenit, ma in ambito continentale ha inanellato parecchie sconfitte - alcune anche non preventivabili - e la sua figura non corrisponde a quella di un allenatore iper vincente come, magari, quella di Capello. Attenzione però: Spalletti, con un gruppo solido, può davvero fare le fortune dell'Inter. Magari non portando espressioni filosofiche a ogni domanda che viene presa in esame: un po' stucchevole, mentre il campionato non è ancora iniziato.

Invece Gianluigi - basta chiamarlo Gigio, è una preghiera e una speranza che nessuno esaudirà - Donnarumma è solo un ragazzino. A diciotto anni tutti quanti sognavano una chiamata in Serie A, lui ci gioca già da un anno e mezzo. E rischia di prendere soldi che gran parte di noi non vedono in una vita intera. C'è un procuratore, lo stesso della villa di Al Capone, che è forse la massima espressione del professionista in ambito. I suoi dubbi sono legittimi, così come è più che plausibile che il Milan decida di metterlo con le spalle al muro e una tifoseria contro. La conferenza stampa a reti unificante (ma dopo mezzanotte, così i giornali non prendono il buco e ripetono pedissequamente cose già sentite a qualche ora prima rispetto a chi legge il giornale) fa sorridere, se non ridere. Raiola è un super professionista ma si sceglie la platea e pure i giornalisti: padronissimo, ma poi le analisi rischiano di essere inficiate da questa opzione. A dir la verità, senza pregiudizi, è sembrato davvero che la toppa fosse peggio del buco. Poi Donnarumma rinnoverà, firmerà un quadriennale, fra un paio di anni arriverà il Real Madrid e saluterà. Scenario possibile, come quello di una permanenza al Milan per sempre. Ma Raiola poi non si può comprare la villa di Rockfeller...

Chiusura su De Laurentiis, che vuole decidere per una Serie A a 16 squadre, forse 18, con inviti, ma poi continuano a scegliersi loro gli importi delle televisioni. Insomma, il presidente del Napoli vorrebbe far diventare il gioco del calcio per pochi, con guadagni potenzialmente infiniti per chi ne è a capo. Insomma, i ricchi che lo diventano ancora di più, i poveri si arrangino. Se davvero tutti la pensano così, allora perché mortificare Higuain? Perché puntare il dito verso i procuratori? Basta saperlo, tutti, serenamente. Ognuno farà poi le sue scelte, preferendo le gite fuori porta alle sfide tra Napoli e una società medio piccola. Sia allo stadio (De Laurentiis direbbe chissenefrega), sia davanti alla tv. Ahia.


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