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Editoriale

Allarme Juve: il rinforzo di Marotta e la scelta (complicata) di Allegri. Inter: la decisione su Schick. Bomber Milan? Un silenzio "studiato". Napoli: ecco la mossa giusta

15.08.2017 17:46 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 111206 volte
© foto di Alessio Alaimo

E ben ritrovati a tutti.
Questo editoriale va in onda in forma ridotta per ovviare a una questione di "ferie del sottoscritto iniziate giusto ieri".
Questo non significa che non si possa toccare il fondo anche questa settimana: ci riusciremo, solo in maniera più concentrata.
Vi dicevo delle ferie. Una delle cose che contraddistingue le ferie sono le vacanze. In vacanza ci puoi andare a piedi o con i mezzi. Se vai in aereo devi affrontare il temibile check-in del 14 agosto. Io l'ho affrontato.
Per "check-in", oltre al barboso imbarco bagagli, si intende anche quella specie di filtraggio che serve a separare le persone normali da spacciatori, truffatori, attentatori, cantanti neomelodici, altri.

Al check-in di lunedì 14 di agosto trovi molta gente che odia Studio Aperto. Costoro, infatti, snobbano l'antico insegnamento tramandato ogni anno dal noto telegiornale ("ricordatevi la partenza intelligente!") e si ritrovano tutti all'aeroporto, tra l'altro anche nelle ore piu calde (sconsigliatissime agli anziani, lo sanno anche i sassi).
Ad ogni modo anche noi abbiamo partecipato al devastante imbarco agostano, individuando queste 6 tipologie di "uomini da check-in".

1) Quelli che pensano di essere in ritardo

Quelli che pensano di essere in ritardo in realtà non sono in ritardo, ma non li convincerai mai del contrario. Hanno l'ansia.
"Scusi, posso passare? Mi parte l'aereo tra un'ora e settanta".
"Guardi che fa in tempo".
Li distingui perché quando l'altoparlante fa annunci a caso ("ultima chiamata per Lessie, il noto cane!") pensano sempre che sia rivolto a loro.
"Scusi, hanno chiamato i coniugi Brambati?".
"No, Lessie".
"Ne è certo? No perché mi parte l'aereo...".
"Senta vuole passare?".
"Sì".
E a quel punto li fai passare.

2) Quelli che suonano sempre

Quelli che suonano sempre possono anche essere nudi ma al metal detector "suonano".
Al terzo passaggio, in genere, la guardia si spazientisce: "Mi scusi, ha mangiato un cancello?"
In genere quelli che "suonano sempre" combaciano con quelli che pensano di essere in ritardo.
"Cinzia! Forse sono gli spinaci, te l'avevo detto di non mangiare gli spinaci! Qui perdiamo l'aereo!". Ma poi non lo perdono.

3) Quelli felici perché partono per le vacanze

Quelli felici perché partono per le vacanze sono gli stessi che poi all'atterraggio fanno l'applauso al comandante. Costoro sono ben descritti dal Leopardi ne "Il sabato del villaggio" e li contraddisitingui perché mentre percorrono la serpentina fanno battute ai loro amici tipo "ti ricordi nel 1987 quella volta che a Formentera a momenti limono con quella di Poggibonsi? Che storia!". Lo vedi che è felice oltremisura e a ogni giro di serpentina la spara più grossa: "Ti ricordi a Mykonos che ho bevuto due litri di Campari e poi ho conosciuto quella di Arezzo? Che storia!". In genere per questioni di giustizia divina costoro si dimenticano il documento oppure è scaduto.
"Documento".
"Eccolo".
"È scaduto".
"Quindi?".
"Quindi ti ricordi quella volta che dovevi andare in vacanza e invece sei tornato a casa a prendere il documento? Ecco".

4) Quelli che vogliono imbarcare i liquidi

"Guardi che non può imbarcare il Badedas al mango da un litro".
"Ma è mezzo vuoto! Ma dai, ma non si fa! Siete scorretti!".
"Lo sanno anche i muri che sopra i 100 ml è vietato".
Quelli più attaccati alle proprie cose, in genere, fanno partire la polemica sterile secondo due canovacci tipici:

A) "A me bloccate il Badedas, ma poi agli attentatori non dite niente!".
B) "Lo so che a fine giornata vi spartite le bocce di profumo! Vergogna!".
Spesso si creano dei capannelli di pubblico interessato alla vicenda.

5) Quelli col calzino bucato

La legge non scritta del check-in è: "Se hai il calzino bucato il gendarme certamente ti chiederà di togliere le scarpe".

Gendarme: "Tolga le scarpe".
Alcuni, pur di non mostrare il calzino bucato, confessano reati non commessi: "Senta, non facciamola lunga, ho un etto di pakistano nel beauty".

6) Quelli col marsupio.

Quelli col marsupio devono avere cose davvero molto preziose nel marsupio, altrimenti non si esporrebbero ai commenti dei più tipo "minchia, quello ha il marsupio...".
Quelli col marsupio ripongono il marsupio nella vaschetta con lo sguardo della mamma di Bambi che deve separarsi da Bambi per questioni di forza maggiore.
Quelli col marsupio, in genere, sono talmente affezionati che un primo giro sotto il metal lo fanno col marsupio nella ridicola speranza di non suonare. Ma poi suonano.

"Mi scusi, non sa che deve levare il marsupio?"
"La prego...". E lì gli viene lo sguardo da mamma di Bambi.

Credo infine che in quei marsupi si nascondano Terzi Segreti di Fatima, soluzioni per misteri da Ustica in su, clamorose scorciatoie per risolvere Cubi di Rubik.

Ma veniamo al calcio.

QUI INTER

L'allarme risuona potente: mancano 5 giorni all'inizio del campionato e la rosa di Spalletti è per nulla completa.
Lo pensano in molti, tra l'altro a ragione. L'Inter ha bisogno di un difensore centrale (magari adattabile a destra), insegue ancora un centrocampista "con tanti gol nelle gambe", prova a chiudere per Schick.
E tutti a dire: "Ma se il ceco ha dato l'ok al trasferimento dalla Samp, perché i nerazzurri non l'hanno ancora annunciato?".
La risposta fa venire il morbillo ai più, ma è sempre la stessa: ogni operazione deve avere un senso logico secondo gli accordi presi con l'Uefa, ovvero l'obbligo di chiudere anche il prossimo bilancio a zero.
E tutti a dire: "Ma solo l'Inter deve ovviare al mostruoso Fair Play Finanziario?". No, l'Inter e tutti quei club che hanno sottoscritto un contratto col Palazzo europeo del calcio.
L'acquisto del ceco dovrà con buona probabilità passare dalla cessione di uno dei componenti della rosa: al momento l'indiziato principale sembra proprio essere il capriccioso Kondogbia, ma solo se il Valencia alzerà la sua offerta, ancora ferma a 20 milioni (l'Inter pretende inoltre che il diritto di riscatto diventi "obbligo"). Viceversa il francese resterà in nerazzurro, suo malgrado.

Domande ricorrenti:
1) "Ma l'Inter si è ridotta a comprare solo in caso di cessioni?". Non per forza, ma in questo caso pare condizione inevitabile. Per un giocatore "rispuntato" sul mercato servono quattrini "nuovi" e non già programmati per altri giocatori, tra l'altro attualmente più "urgenti".
2) "Ma Zhang si è gia stufato?" No, non è così. Chi lo dice non si rende conto dei 200 milioni e spiccioli già investiti sul mercato in due estati e ignora la necessità di chiudere a zero il bilancio al 30 giugno 2018.

In ogni caso, per togliersi ogni legittimo dubbio, è possibile consultare il cosiddetto "settlement agreement" firmato con la Uefa l'8 maggio 2015: è pubblico e facilmente rintracciabile in rete.

Mi rendo conto, si tratta di argomenti noiosi, difficili da far digerire e che fanno arrabbiare molti, ma il mercato non è affatto finito e, anzi, per certi versi entra ora nel vivo. E poi c'è il campo: racconta di una rosa da completare ma comunque in palla e di un tecnico con le idee decisamente chiare. Chi pensa "fa tutto schifo" osservi cosa sta combinando questo gruppo "privo di top", non è detto che trovi solo argomenti per incazzarsi ulteriormente.

QUI MILAN

A volte ci sono un sacco di cose da dire, altre tocca solo attendere. L'importante in entrambi i casi è evitare di "spararla grossa" pur di scrivere qualcosa. Sono i giorni della riflessione a Casa-Milan, nella consapevolezza che l'attaccante arriverà. O "arriveranno".
Con Bacca vicino al Villarreal e Kalinic a un passo dai rossoneri, l'idea è sempre quella di completare il parco attaccanti con il "botto finale". I nomi sono i soliti, la volontà - chiara - è quella di attendere l'ultima settimana di mercato per far vacillare le attuali certezze "tedesche" e "piemontesi". Si rischia di mettere in difficoltà Montella in avvio di campionato e, di conseguenza, il Milan? Forse, ma, come si dice, a volte "l'attesa vale la candela". O una roba del genere...

QUI JUVE

Il problema della Juventus non è "improvvisamente" Allegri, semmai molto del resto. Chi crede che Max sia allenatore inadeguato e si dimentica degli ultimi tre anni, scusate, ci fa credere che non vedesse l'ora di tirare fuori la capa dall'acqua per dire "lo pensavo da Cardiff e ora ne sono certo: quello lì non vale niente!".

I numeri non dicono tutto, ma qualcosa sì: sulla panchina bianconera Allegri ha vinto 116 partite su 167, ovvero il 69,46% del totale. E voi direte: "Facile con la Juve". Beh, provarci voi.
Forse è il caso di ribaltare il ragionamento: il mister sa di avere tra le mani una "creatura" delicata e proprio per quello che ha fatto vedere in passato è l'ancora di salvezza di questo gruppo.
La Juve, oggi, va maneggiata con cura perché carica di giocatori che ancora non hanno assimilato "il cambiamento", psicologico e tattico. Anche per questo rischia di cascare il castello del 4-2-3-1. Il problema ora è che da questo modulo è difficile tornare indietro: lo ha detto il mercato con gli arrivi di Douglas Costa e Bernardeschi. Tocca a Marotta trovare sul mercato "le chiavi" per garantire alternative di gioco (un centrale in più per tornare, eventualmente, alla difesa a tre? De Vrij sarebbe perfetto) e per risolvere il lapalissiano problema del centrocampo, dove Khedira e Pjanic crollano se non sono supportati dai quattro uomini offensivi. Pare evidente che Keita Baldé, pur fortissimo che sia, in questo momento non sia la tipologia di calciatore che serve di più. Piuttosto è necessario affondare su un terzino, un centrale difensivo e sul benedetto centrocampista, da mesi richiesto da Allegri. Marotta ha promesso che arriverà e a meno di sorprese sarà uno tra Matuidi (favorito), Emre Can e N'Zonzi. Non sono fenomeni? Forse, ma prima arriva uno dei tre prima si toglie qualsivoglia alibi ai presenti.

Infine, due parole su De Sciglio: forse i 12 milioni spesi per lui sono eccessivi, forse è un giocatore sopravvalutato, forse si dimostrerà un investimento sbagliato, ma giudicarlo dopo una sola partita ufficiale, per altro nemmeno giocata per intero, è quantomeno ingiusto. O forse solo sciocco.

QUI NAPOLI
Non lo nascondiamo, quando abbiamo letto le boriose dichiarazioni all'Ansa di De Laurentiis abbiamo pensato: “Ecco, il solito Aurelio, che tutto fa e tutto disfa”. Fortunatamente per il Napoli è arrivata in tempi rapidissimi la smentita ufficiale del club: "Il presidente non ha rilasciato alcuna dichiarazione", tantomeno su scudetti "vinti in partenza". Meglio così, si sarebbe trattato di un autogol clamoroso, un atto illogico e inutile, soprattutto incoerente rispetto al “profilo mediatico” scelto (giustamente) dal club per questa stagione. Un profilo basso, che antepone il lavoro di Sarri e dei giocatori alle parole. Sarebbe stato inopportuno anche in riferimento al "momento": domani il Napoli si gioca una gran fetta di futuro nell'andata del playoff contro il Nizza, in palio un futuro "da Champions" e 30 milioni garantiti. Avete presente quando si dice "il silenzio è d'oro"? Ecco...

Ciao e grazie. Siamo andati lunghi come sempre, rimane solo il tempo per fare i complimenti ad Inzaghi, augurarvi buon Ferragosto e dare una virtuale pacca sulla spalla a Lukaku, che per tutti "è tutta colpa di De Sciglio" e invece, forse, è molto merito del belga.
(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).


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