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Editoriale

Allegri, che differenza rispetto a un anno fa: quale è il modulo della Juve? Garcia come Benitez: senza difesa non vai da nessuna parte. De Laurentiis, i giovani e le serie minori: l'altra strada per competere con le big d'Europa

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
08.11.2015 16.12 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 40940 volte
© foto di TuttoMercatoWeb.com

Come gioca la Juventus? La domanda a novembre inoltrato ancora non ha ricevuto risposta. O meglio, in ogni partita riceve una risposta diversa, con buona pace di quanto accaduto negli ultimi quattro anni. I tifosi del Napoli hanno ben chiari titolari e riserve della squadra partenopea. Stesso discorso per quelli della Fiorentina e per quelli dell'Inter. Per i sostenitori bianconeri invece ogni gara è come l'estrazione del lotto.
Un anno fa tutti giustamente elogiavano Allegri perché il 4 novembre 2014, in occasione della sfida contro l'Olympiacos, passò dalla difesa a tre a quella a quattro con risultati immediatamente eccezionali. Quella Juventus aveva una sua fisionomia, c'erano protagonisti e comparse. Fu un cambio tanto radicale quanto importante anche perché figlio unico di madre vedova. Adesso, invece, Allegri è in confusione totale. Cambia modulo e giocatori partita dopo partita senza chiarezza e senza un filo logico: prima il 3-5-2, poi la difesa a quattro. Prima il trequartista, poi il 4-3-3 per esaltare le caratteristiche di Cuadrado. Che caos. Così non si va da nessuna parte, sia in Italia che in Europa. Il recupero di Lichtsteiner ridà ad Allegri una certezza, ma è chiaro che la continuità di rendimento in Serie A - e quindi il ritorno tra le primissime in classifica - passa per delle certezze che adesso i bianconeri non hanno.
Poi, c'è un altro problema. Ma questo era più semplice da prevedere. "Non ci si siede attorno a un tavolo senza sedie", ha detto in settimana ai nostri microfoni un ex bianconero come Domenico Marocchino. Il riferimento era all'addio di tre leader come Pirlo, Vidal e Tevez non adeguatamente sostituiti. Al loro posto, infatti, sono stati presi Khedira, Hernanes e Dybala. Giocatori che per motivi diversi hanno un rendimento nemmeno paragonabile a quello del predecessori. La squadra, almeno per ora, è più debole.

La Juventus, nonostante una rosa nettamente più forte rispetto a quella delle altre squadre, non ha insomma ancora capito come risalire la classifica. La notizia che da due anni aspettava la Roma, a questo punto la candidata più accreditata per lo Scudetto.
Eppure, i giallorossi non convincono. O meglio, Rudi Garcia non convince. La vittoria contro il Bayer Leverkusen è stata una boccata d'ossigeno fondamentale per evitare l'aperta contestazione, ma la difesa della Roma resta pur sempre tra le peggiori della competizione. Hanno incassato più reti solo BATE Borisov e Maccabi Tel Aviv, dieci gol subiti in quattro partite. Con questa media sarà già un miracolo superare il girone.
Rudi Garcia ha gli stessi problemi riscontrati da Benitez un anno fa, con l'unica differenza che questa Roma è molto più forte. E quindi diecimila soluzioni in più per risolvere le partite. Gli svarioni difensivi però alla lunga potranno diventare un handicap decisivo. Per questo, urge una soluzione immediata. Il Napoli ha risolto il problema cambiando allenatore, Garcia se vorrà vita lunga nella Capitale dovrà trovare quanto prima una soluzione ed evitare figuracce una gara si e l'altra pure a giocatori come Manolas, De Rossi e Rüdiger, che non è l'ultimo arrivato nonostante il pessimo avvio di stagione.

Capitolo finale dedicato come sempre alla Serie B. Premessa: quando De Laurentiis, in un mare di dichiarazioni edulcorate e rivedibili, afferma che le serie minori dovrebbero servire per far giocare solo italiani e giovani ha perfettamente centrato il punto. Solo in questo modo nei prossimi anni la Serie A potrà competere con campionati come Bundesliga, Liga e Premier che hanno introiti che noi non abbiamo. Serve puntare sui giovani, prima e meglio degli altri. Per ora, invece, lo facciamo meno e peggio.
Precisato ciò, non mancano le eccezioni. Diawara e Sensi pochi mesi giocavano nel San Marino e guardate ora. Il primo è un pilastro del Bologna in Serie A, il secondo è il calciatore più ambito del momento. E hanno entrambi una valutazione di mercato non inferiore ai dieci milioni di euro.
Sono due esempi lampanti, ma non sono gli unici. Perché la cadetteria di talenti sui quali puntare abbonda. Un esempio? Arturo Calabresi, prodotto del settore giovanile della Roma più noto al momento per essere il figlio della Iena di Italia Uno piuttosto che per le sue gesta da calciatore. Presto però la situazione cambierà, anche perché questo polivalente difensore ha dimostrato a 19 anni di poter già dire la sua in Serie B. La crescita passerà anche da periodi come questo in cui più che minuti collezionerà panchine. Del suo definitivo salto di qualità in pochi però hanno dei dubbi, basta che non lo si lasci marcire fuori dal rettangolo verde per troppo tempo. Specialità nella quale il nostro calcio è decisamente esperto.

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