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Editoriale

Allegri-Mancini e Morata-Icardi: le differenze. Milan mercato chiuso: la vita continua. Zeman: sempre un problema per tutti

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
30.01.2016 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 28989 volte

La Coppa Italia è una competizione importante, non un dramma se esci, molto importante se ci resti dentro. Quale che sia il risultato, è importante trasformarla in una opportunità. Non sappiamo e nessuno può sapere come si svilupperà la stagione di Morata, ma se svolterà come è svoltata la stagione della squadra in generale dopo Sassuolo, tutta la Juventus dovrà sempre ringraziare la coppa Italia. Allegri ha saputo trasformare una semplice, per quanto importante, semifinale in casa del suo terzo obiettivo stagione nel teatro non dei sogni ma del riscatto di Morata. Aveva bisogno di una serata come quella di mercoledì, lo spagnolo. Aveva bisogno di tornare al centro del suo stadio. Dal momento che Allegri non aveva ingaggiato con lui un duello sterile, ma era alla ricerca del momento giusto e della consapevolezza giusta del suo cavallo di razza, l'occasione è stata prolifica per entrambi. Un Morata in più, un Icardi in meno. Allo Juventus Stadium, in coppa Italia, era stridente la differenza. Anche l'Inter e anche Roberto Mancini avevano, e hanno, un attaccante da rilanciare e rilucidare, ma l'esito di Torino è uno e solo uno: non pervenuto. Icardi, da un suo gol è arrivata l'unica vittoria nerazzurra in Campionato negli ultimi 30-40 giorni, ha assistito da spettatore al rilancio di Morata. Vero che la squadra di Mancini a Napoli aveva saputo capitalizzare al massimo l'assenza del centravanti argentino, ma quella partita Allegri l'aveva vista e non ha mai dato prestato il fianco al contropiede avversario. L'ha messa, il tecnico di Livorno, sul piano del duello face to face, attacco io, attacchi tu. E la Juventus aveva la sua testa di ponte per andare a guardare negli occhi l'avversario, Morata, esattamente. L'Inter no, ha pensato una partita che non è mai iniziata e per switchare sulla partita effettiva che stava sempre più prendendo volto sul campo, non aveva il suo braccio armato. Rimasto, Icardi, in panchina oltre tutto per troppo tempo.

Barbara Berlusconi ha inquadrato in forma chiara e diretta la situazione di stallo che subentra in una grande Società di calcio, durante le trattative per la cessione di quote azionarie. Il mercato invernale del Milan ne è lo specchio. Senza la certezza o quasi di nuove risorse, il Milan ha dovuto far di conto, stare calmo e rientrare. Senza nuovi investitori, l'uno entra se uno esce non è uno sberleffo ai tifosi che soffrono, ma l'unica cosa che si può fare per autofinanziare il mercato. Altro non si può. Dispiace tantissimo ai tifosi, ma è così. Almeno un luogo comune è stato spazzato via da questo mese di Gennaio. Tutti a ripetere infatti da Settembre in poi che il Milan aveva speso tantissimo facendo e rifacendo i conti dei soldi usciti. Dal 3 Febbraio bisognerà cambiare nenia. Il Milan ha soprattutto risparmiato e ceduto in questa finestra di mercato: da Cerci a Suso, quanto meno. Perché la trattativa El Shaarawy con la Roma è stata semplicemente un aggiustamento rispetto alle certezze estive svanite a Natale sul fronte Monaco. Non sono usciti né Luiz Adriano, né Niang, per cui non è stato possibile andare su un esterno importante o su un centrocampista importante. L'urlo di dolore dei tifosi è forte e chiaro. Metabolizzato peraltro dalla Società, anche se con rammarico: tanto qualsiasi cosa facciamo, ci danno addosso...Eccola allora la vera posta in palio del derby che è difficile e insidioso per sua natura. Provare a riportare nella classifica rossonera alcuni dei punti che sono stati smarriti a inizio Dicembre e inizio Gennaio: la rosa del Milan oggi vale 38-39 punti dopo 21 giornate di Campionato. Non ce li ha, ma li vale ed erano lì, tutti lì, tutti a portata. La vita però è adesso. Con una identità ormai raggiunta, con Menez non dietro l'angolo ma vicino, con gli episodi che prima o poi dovranno cambiare segno, il Milan può ancora giocarsi tutto e cambiare tutto. Forza tifosi rossoneri, cercate dentro voi stessi e trovate umore e voglia, slancio e generosità. Non importa l'avversario, non importa l'obiettivo, conta solo che ci sia il Milan. E' il dna del tifoso milanista e mai come in questo momento deve tornare alla mente, bene al centro dei cuori innamorati, dei cuori depressi, dei cuori arrabbiati, ma pur sempre cuori, della gente rossonera.

Non pensavamo che fosse già tempo per la prima polemica attorno a Luciano Spalletti. Arrivato sul cavallo bianco, accolto come un liberatore dal composito mondo mediatico romano che non poteva più in alcun modo convivere con Garcia, Spalletti era passato intonso e immune dal pareggio con il Verona e dalla sconfitta di Torino. Credito apertissimo, comprensione e fiducia totali nei suoi confronti. Spalletti era nella condizione ideale per farsi scivolare addosso il tema Zeman, un po' meno, almeno alla distanza perché nel calcio tutto torna sempre, il tema Totti. E invece ci si è buttato a capofitto, creando il duello contrapposizione fra lui e il tecnico boemo. Nello sviluppo della discussione però, la quota è bassissima al botteghino, ciò che prenderà il sopravvento sarà non il Certaldese e non il Boemo, ma lui e soltanto lui: Francesco Totti, l'indiscutibile e l'intoccabile per definizione in casa romanista. Lo sa bene anche Claudio Ranieri con le conseguenze del suo storico "Totti lo sanno tutti che viene incontro". Non succederà niente domani mattina, non ci saranno conseguenze oggi, ma se nel giro di qualche settimana la Roma non avrà cambiato decisamente marcia, il conto su Totti potrebbe essere recuperato e presentato a tutto tondo da tifosi, radio e tv. Pena, l'inizio della fine dell'idillio. Poi dopo sanno tutti che Zeman è insidioso e scomodo e tiene le sue carte coperte fino alla dichiarazione pubblica, fino all'intervista. Ma pur capendo perfettamente Spalletti e il suo sconcerto, dal momento che il tema non è uno qualunque ma la gestione e le panchine di Totti, andava derubricato a sorrisi e frasi di circostanza.


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