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Editoriale

Arriva Marotta, ecco cosa porta all’Inter. Il Milan aspetta la Uefa, la Juve e il “caso” CR7...

22.11.2018 06:47 di Luca Marchetti   articolo letto 25715 volte
© foto di Federico De Luca

Marotta è sbarcato a Milano, nel vero senso della parola. Non è una notizia bomba, ci mancherebbe pure, tanto più che a Milano Marotta è stato più che spesso e stavolta ci sarebbe stato comunque, visto il consiglio di Lega informale che si è tenuto nel pomeriggio. La novità è che è arrivato direttamente dall’aereoporto di Malpensa, dopo essere stato a colloquio con Zhang per buttare giù la base dell’accordo che lo legherà all’Inter per i prossimi anni. Ma cosa porterà realmente all’Inter Marotta, in più rispetto a quello che ha già ora. Perché limitarsi ai nomi di mercato o alle sue conoscenze o frequentazioni non è abbastanza. I nomi sui quali l’Inter stava lavorando (o per lo meni quelli su cui stava lavorando e che siamo riusciti a scoprire!) rimarrano nel mirino della società nerazzurra. In primis perché il lavoro fatto finora dagli attuali dirigenti nerazzurri è sotto gli occhi di tutti e deve proseguire secondo quei binari. In seconda battuta, ma non meno importante, perché Marotta ha sempre lavorato in un team. Anzi: la vera sfida dell’ex ad della Juve sarà quella di confrontarsi con dirigenti che conosce molto bene ma con i quali - finora - si è sempre trovato dall’altra parte del tavolo. Marotta, storicamente, ha sempre delle persone di sua fiducia con cui confrontarsi e con cui operare. Lo ha fatto con i dirigenti (anche nella prima parte della sua carriera), se può lo fa con gli allenatori (chiedere a Novellino o Delneri per esempio, lo ha fatto in questi ultimi 15 anni con Paratici, scovato nel settore giovanile della Samp e che con lui è cresciuto fino all’Olimpo europeo. Il carattere e la competenza di Marotta saranno sicuramente un valore aggiunto in una società dove alcuni ruoli sono ben definiti. Se volessimo essere molto asciutti e creare delle categorie Ausilio si occupa degli acquisti e delle cessioni (insieme a Baccin), Gardini (oltre alle questioni economiche legate al mercato) si occupa della gestione politico/sportiva del club in alcuni ambiti anche insieme all’ad Antonello, che naturalmente si occupa anche del discorso stadio. Ecco Marotta, in teoria, andrebbe ad occupare questi tre campi: mercato, politica sportiva, stadio. Ma in ognuno dei tre immaginiamo che non voglia necessariamente marcare il territorio, ma portare la sua esperienza a disposizione della società. Aumentano, con Marotta, le competenze. In qualche caso si ridurranno i margini operativi, in altri casi si amplieranno, magari percorrendo strade diverse ma che portino comunque ad un solo obiettivo. Senza dimenticare che anche pr Steven Zhang Marotta può essere un solido appoggio: nella sua lunga carriera il nuovo dirigente nerazzurro ha avuto la possibilità di lavorare con presidenti segnanti del nostro calcio (ognuno con le sue caratteristiche). In ordine cronologico: Zamparini, Ruggeri, Garrone e Agnelli. Ecco perché è decisamente limitante parlare soltanto di Tonali o di Andersen (che per carità, rimangono eccome nel mirino nerazzurro).
Per quanto riguarda il Milan, posto che sarà di fatto costretta ad intervenire sul mercato per colmare i buchi lasciati dagli infortunati, bisogna aspettare per avere una lista più definita le scelte della Uefa riguardo al discorso FFP. Le idee a Maldini e Leonardo non mancano, ne abbiamo parlato abbondantemente in questi giorni e ne continueremo a parlare. Ma le situazioni sono in evoluzione: basta un momento di visibilità per poter cambiare le carte in tavola. Quello che conta naturalmente è quali sono i confini entro i quali il Milan può muoversi: ecco perché è importante il FFP. Le ambizioni di Elliot sono note e sono state esplicitate anche a Nyon: c’è voglia di rispettare le regole ma anche di poter rendere possibile la crescita della squadra e della società. Ecco perché il Milan dovrà essere sia accorto che ambizioso e non è un equilibrio semplice... qualche idea da continuare a monitorare è quella di Van De Beek dell’Ajax (centrocampista) e Ben Yedder, attaccante del Siviglia (10 gol in 17 presenze fra campionato ed Europa League) e poi De Paul (seguito con interesse anche dall’Inter)...
L’ultima considerazione con il mercato c’entra poco. Ovvero il mercato la vive di riflesso. Abbiamo celebrato lo sbarco di Cristiano Ronaldo in Italia come il colpo del secolo. Non è certamente (o soltanto) per l’esborso economico, quanto per tutto l’indotto che CR7 si tira dietro. Le indiscrezioni che filtrano dalla Francia di un CR7 neanche nella shortlist (peraltro senza neanche Messi) hanno sicuramente infastidito il campione poortoghese. Lo “scandalo” non è tanto se lo vincesse Mbappé, protagonista assoluto di un Mondiale vinto da star, protagonista di uno dei trasferimenti più caro del mercato mondiale, uno con il futuro davanti e un passato (nonostante la giovanissima età) già glorioso. Non sarebbe neanche un problema se finisce un’era: ovvero quella del palleggio fra il portoghese e Messi dei palloni d’oro. Ma non considerarlo nella short list è una novità pazzesca. È comunque quello che ha vinto le ultime 3 Champions da protagonista, è comunque una macchina da gol, uno che ha dimostrato di poter fare la differenza anche in Italia. Uno che ha una marcia in più. Tanto quanto Messi, ci mancherebbe (che però non ha vinto la Champions e anche con la sua Nazionale non ha brillato). Magari anche meno, in questa stagione, di Mbappé. Ma non di Varane, sempre se confermate le indiscrezioni.


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