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Balotelli: il Milan c'entra Buffon: come Rivera l'ultimo anno Thohir: Inter usata in chiave anti Milan?

20.01.2018 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 29048 volte

Cosa c'entra il Milan con Mario Balotelli? Niente. Anzi, parliamone. La prima sensazione infatti è che l'apertura di credito a quanto sta facendo Balo in Ligue 1 significa che i cannoni mediatici restano belli accesi e belli carichi proprio sul Milan in relazione a eventuali sviluppi futuri del caso Donnarumma. Niente vittimismo e nessuna sindrome da accerchiamento, ma i giri di valzer mediatici di metà dicembre qualcosa, al netto degli errori rossoneri di campo, sono costati in termini di punti al Milan fra il Bentegodi e la gara di San Siro contro l'Atalanta. E se lato società e lato agente, lato famiglia lo è sempre stato, tutto è tornato tranquillo, qualche fuocherello negli ultimi giorni siamo tornati a scorgerlo fra le righe e nemmeno tanto fra le righe. Lo stesso Mario aveva sparso sale sulle ferite del Milan pensando di chiedere di fare una visita amicale ad una squadra che in quel momento aveva solo bisogno di rimanere tranquilla e concentrata, per cui il Balotelli ter non ci sarà assolutamente. E non solo per quello. Ma il peso che viene dato ai suoi gol di questa stagione con la maglia del Nizza deve tenere tutti sul chi va là. Ignorato quando a novembre si trattava di dare un piccolo consiglio a Ventura che ne aveva tanto bisogno, tenuto alto adesso che, verso la fine del mercato di gennaio, si inizia a scorgere quello estivo. Il mercato e le atmosfere di mercato funzionano così. Buon per Balo e nulla contro Balo, ma che non ci vada di mezzo sempre il solito Milan dovessero tornare d'attualità nei prossimi mesi ipotesi mediatiche sul futuro di Gigio.

Il Rivera dei portieri, un capitano per eccellenza, sta facendo discutere per quella che può essere tranquillamente definita la sua sparizione da un punto di vista strettamente agonistico. Dopo Italia-Svezia, Buffon è rimasto in circolazione per un paio di settimane e poi solo bacino di carenaggio. Poche frasi sfumate da parte di Allegri e una assenza pressochè totale di comunicati o bollettini ufficiali di aggiornamento sulle sue condizioni. Gli apparati mediatici erano abbondantemente diversi, ma quanto sta accadendo al portiere della Juventus ricorda da vicino quanto avvenne tra il 1978 e il 1979 nell'ultimo anno di campo di Gianni Rivera. Dopo aver giocato tutte le partite, tranne due, a inizio campionato fino al 17 dicembre, gara vinta dai rossoneri a Verona 3-1, il Gianni sparì a tutti gli effetti. I tifosi rossoneri riuscirono a rivederlo in campo il 22 aprile, quattro mesi dopo, proprio in occasione della gara di ritorno con il Verona a San Siro. Un po' di infortuni, un po' di età, un po' di sindrome da ultimo anno, è quanto tenne Rivera lontano dai campi di gioco per così tanto tempo. E' la stessa cosa che sta succedendo a Gigi Buffon? Per un competitivo come lui, un giocatore come lui che ci tiene tantissimo a stare in campo e ad essere atleta a tutti gli effetti, una assenza quasi silenziosa di quasi due mesi è certamente una anomalia. Szczesny sta facendo benissimo, ma che alla prova dei fatti la titolarità del portiere polacco sia vissuta come la normalità è un fatto epocale. E anche se è stata fatta passare per ordinaria amministrazione, non lo è.

Ebbene sì, è il caso di soppesare con attenzione e magari anche di spaccare il capello in quattro. Il combinato disposto di ieri di due quotidiani sul mirino aperto nei confronti dell'acquisto dell'Inter da parte di Thohir è uno specchietto per le allodole, non tanto per i tifosi rossoneri, quanto per altri ambienti e altri ambiti. Il messaggio avvitato ai titoli di ieri, non di prima pagina in ogni caso come è capitato per il Milan e per Berlusconi (noblesse o sovraesposizione?), è abbastanza chiaro: visto che non siamo prevenuti? Visto che siamo così credibili da non andare solo sul Milan? Alt, chiaro, capito. E lo sviluppo quale può essere...che quando torneremo sul Milan potremo picchiare duro visto che ci siamo occupati un giorno anche dell'Inter? Tu chiamale se vuoi sensazioni malevole o robe da azzeccagarbugli, ma così tanto campate in aria non appaiono. Indipendentemente dalle indagini (se abbiamo letto bene non solo una relazione come nel caso del Milan) che farà la Guardia di Finanza, un caso resta clamoroso. Erick Thohir: prende l'Inter nel 2013 con 79 milioni di euro (e poi si va a fare le pulci a chi ne investe 10 volte tanto), le presta soldi a tassi molto alti, la tiene a bagno maria fra il 5', l'8' e il 4' posto (quest'anno sarebbe un grande risultato) fino al 2016 quando la cede a Suning guadagnandoci in termini di tassi d'interesse e pur non essendo operativo in alcuna decisione ne rimane presidente con una proprietà ben diversa da quella che si riconosceva in lui. E qualche malalingua ipotizza, dopo la disponibilità a dimettersi manifestata dallo stesso Thohir fin dal luglio 2017, che la sua permanenza in carica sia dovuta al fatto che non ci sia un accordo su ciò che alcuni definiscono cessione delle ultime quote e che altri chiamano invece buonuscita. Insomma con un caso conclamato e solare del genere aperto e irrisolto, l'esercizio di fare le battutine ad ogni ora del giorno e della notte su Yonghong Li come lo dovremmo definire? Il ventaglio è molto ampio, fate pure, c'è posto.


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