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Editoriale

Caso Donnarumma: le ragioni dei tifosi e il vero colpevole. Strapotere Juve, ma l'ennesimo 'sgarbo' alle rivali può trasformarsi in un autogol. Reina si adegui: il Napoli ha bisogno di un portiere

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
11.06.2017 10:42 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 127379 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

"Pavel a Torino non ci voleva proprio andare. Era il 2001, Nedved giocava nella Lazio dal '96, era felice. Poi sopraggiunsero i problemi economici del club e la cessione fu inevitabile: quei 73 miliardi di lire erano diventati ossigeno puro. Pavel capì e accettò per amore della Lazio". E ancora. "L'estate precedente al Triplete, l'Inter voleva a tutti i costi portarlo a Milano. Facemmo una cena da Moratti e c'era pure Mourinho che gli fece: 'Vieni da noi e vinciamo il triplete'. Un'offerta importante, ma alla fine Pavel rifiutò".
Questi due virgolettati, rilasciati in interviste diverse, sono firmati Mino Raiola. Sono raggi di luce sulla carriera di Pavel Nedved, il primo grande assistito del più noto procuratore al mondo. Il pallone d'oro del 2003 ha disputato in Italia 13 stagioni e ha vestito due sole maglie. Fosse dipeso da lui, ne sarebbe bastata una. Solo i problemi economici della Lazio lo spinsero a Torino, e alla Juventus - nonostante Calciopoli e la Serie B - decise di restare nonostante offerte importantissime. Nel 2009 addirittura la decisione di ritirarsi pur di dire 'No, grazie' a un'Inter stellare.
Perché questa digressione? Perché tutta la carriera calcistica di Pavel Nedved è sempre stata accompagnata da Mino Raiola, il procuratore noto per la sua capacità di spostare - un anno si e l'altro pure - i suoi assistiti. Con la furia ceca non è mai riuscito nel suo intento, nonostante offerte con tanti zeri presenti sul tavolo di Pavel ogni estate.
E' in questo solco che si inserisce il discorso su Gianluigi Donnarumma, il portiere classe '99 che da giorni e giorni riflette sull'offerta da quattro milioni di euro netti a stagione presentata dal Milan per prolungare l'attuale contratto scadenza 2018. Una telenovela che lascia spazio a diversi spunti di riflessione.
1) In settimana i tifosi hanno chiesto alla società di non cedere ai ricatti di Raiola e di andare avanti per la sua strada. Ma sicuri sia l'agente a ricattare il club? Fino a prova contraria, il giocatore ha una testa pensante ed è lui a non aver dato una risposta.
2) Chi ha scelto il procuratore noto per i continui cambi di casacca dei suoi assistiti? Gianluigi Donnarumma. Chi continua ad avallare e a condividere le strategie di Raiola che rischiano di portare alla rottura col Milan? Sempre il classe '99. E' il giocatore a scegliersi il procuratore, non viceversa.
3)
Se decidi di affidarti a Raiola vuol dire che ti aspetti determinate azioni nelle trattative, ma anche a Raiola (l'esempio sopracitato di Pavel Nedved insegna...) è il giocatore a dettare le linee guida. E se vuoi sposare una causa non c'è procuratore che tenga.
4)
Che Donnarumma sia un predestinato è lapalissiano. Ma chi ha avuto il coraggio di farlo esordire a soli 16 anni? Chi ha deciso in pochi mesi di promuoverlo titolare nonostante un portiere del calibro di Diego Lopez in rosa? Il Milan. E proprio al Milan Donnarumma dovrebbe mostrare un po' più di riconoscenza perché se è il portiere che adesso tutti conosciamo parte del merito va proprio al club rossonero, che ha avuto il coraggio di affidare i pali di San Siro a un portiere che a quell'età, normalmente, gioca tra gli Allievi.
5) Last but not least l'aspetto economico. Il Milan a Donnarumma ha offerto un contratto importantissimo: 4 milioni di euro netti a stagione più bonus. A 18 anni, il portiere di Castellammare di Stabia diventerebbe da un giorno all'altro uno dei calciatori più pagati della rosa rossonera. Non bruscolini. E in giro per l'Europa i club interessati non sono certo disposti a offrire molto di più.

Di portiere in portiere. Argomento che in questi giorni è d'attualità anche in casa Juventus. Il club campione d'Italia ha dato il via a questa sessione di calciomercato seguendo la stessa linea di pensiero di un anno fa: rinforzare la squadra e, contemporaneamente, indebolire le rivali. E' accaduto la scorsa estate con Pjanic e Higuain, sta accadendo nuovamente adesso con Wojciech Szczesny. In forza alla Roma nelle ultime due stagioni, l'estremo difensore proprietà Arsenal è stato bloccato dalla società bianconera con un'offerta principesca: 4/4.5 milioni di euro netti l'anno per i prossimi quattro anni. Mettendo così una croce sulla trattativa che il Napoli stava portando avanti da diverse settimane. Anche qui qualche spunto di riflessione.
1) La Juve può garantire al suo numero 12 più di quattro milioni di euro netti a stagione. Napoli e Roma, anche al portiere titolare, possono assicurare molto meno. Un dettaglio che mette in evidenza la differenza, abissale, che in questo momento c'è tra i campioni d'Italia e le altre squadre italiane.
2) E' Szczesny ciò che serve alla Juve? Al portiere polacco è stato assicurato che, dopo una prima stagione più in panchina che in campo, prenderà il posto di Buffon tra i pali bianconeri. Una scelta rischiosa perché il portiere polacco - nonostante un'ultima stagione positiva - non è certo tra i migliori in Europa nel suo ruolo. Anzi.
3) E qui arriviamo al punto finale: la Juve sta definendo questa operazione per rinforzarsi o per evitare che si rinforzino le rivali? Difficile dirlo. La certezza è che gli acquisti di Pjanic e Higuain sono riusciti a conciliare entrambi gli aspetti. L'acquisto di Szczesny molto meno.

Chiosa finale sul Napoli, che sfumato Szczesny sta sondando il mercato alla ricerca di un nuovo portiere. L'idea della società è chiara: affiancare a Reina un portiere all'altezza di Reina che possa giocarsi la maglia con lo spagnolo già la prossima stagione e prenderne il suo posto nel 2018. Una scelta condivisibile, logica, perché Pepe va verso i 35 anni.
Una scelta che il portiere ex Liverpool piaccia o no dovrà accettare, anche perché questa squadra che per molti è difficilmente migliorabile è tra i pali certamente perfettibile. Gli errori contro Lazio, Juventus, Besiktas, Sampdoria, Torino e non solo non dicono che Reina non è più all'altezza del Napoli, ma testimoniano che guardare oltre non è eresia. Lo suggerisce il campo, lo impone la carta d'identità. Con buona pace di Reina e Sarri.


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