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Editoriale

Collina l’uomo nuovo per la Federcalcio. Ancelotti, no alla Nazionale. Non farà la foglia di fico di Tavecchio che deve solo andar via. La colpa è sua: non ha capito la guerra fra Ventura e i giocatori. Tutti i retroscena. L’ex Ct via dall’It

17.11.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 27754 volte
© foto di Federico De Luca

C’è solo un uomo in grado di cambiare il calcio in Italia e di rilanciarlo verso il futuro con interventi radicali e riforme illuminate e quell’uomo si chiama Pierluigi Collina. L’attuale capo degli arbitri della Fifa è l’unica personalità di livello mondiale spendibile dal paese Italia dopo il tracollo della Nazionale e il crack di una intera nazione. Non sappiamo cosa stia pensando lui dopo che gli è arrivato il primo messaggio. Di sicuro sta bene dove sta, in un posto prestigioso, all’apice della carriera, ma il movimento di persuasione politico-sportivo è partito ad alto livello. Non sappiamo dove arriverà e se riuscirà a raggiungere l’obiettivo (Collina è uno tostissimo e con le idee chiare), ma il fatto stesso che qualcuno abbia pensato a lui è altamente positivo. Significa che si vogliono fare le cose sul serio, alla faccia dei compromessi e della politica. Del resto su chi altri puntare? Gli ex calciatori in generale vanno bene, hanno nomi spendibili, ma come contorno. Non sono ancora pronti per livelli manageriali o decisionali di primissimo piano.

Ora la palla passerà a Collina, ma l’operazione tenuta lontana dai radar è comunque è partita. Il personaggio non ama i compromessi, vuole carta bianca, è scomodo. Se lo vogliono significa che le intenzioni sono serissime. Vedremo gli sviluppi e gli scenari possibili.

Invece Carlo Ancelotti non sarà il Ct dell’Italia, o almeno di questa Italia. Alle sollecitazioni risponderà grazie, voglio allenare ancora in un club, ma in realtà non ha intenzione di legare il suo nome al presidente Tavecchio, responsabile del più grande tracollo calcistico dell’età moderna e a questa Federcalcio senza futuro. L’ex allenatore del Real (fra l’altro) è in Canada, lo stanno assediando dall’Italia, i contatti ci sono stati, ma ha capito che questo non è il momento di imbarcarsi in una avventura assolutamente impopolare. Accettare le proposte di Tavecchio significa dire di sì all’uomo più criticato e inviso agli italiani, almeno in questo momento. Non è problema di soldi né di ruolo, la carta bianca gliela hanno promessa e l’avrebbe, è semplicemente un problema di opportunità. Ancelotti ha capito che Tavecchio lo vorrebbe come un totem da portare lunedì prossimo al consiglio federale per cercare di uscirne indenne e per certi versi rafforzato e, sinceramente, non è cosa. Poi, è chiaro, che il momento è particolare. Non c’è l’Italia che prega Ancelotti e in quel caso Carletto potrebbe anche accettare, c’è soltanto una parte che cerca di salvarsi sfruttando il suo nome.

Perché Ancelotti dovrebbe salvare la poltrona a Tavecchio? Trovate un motivo che è uno. Fra l’altro Ancelotti sa benissimo che contro l’attuale presidente dell Federcalcio ci sono oltre a sessanta milioni di italiano anche il ministro dello sport e il presidente del Coni. La sua sarebbe una scelta di campo pericolosa, non da una persona scafata e intelligente quale è.

Se poi vogliamo metterla sul piano professionale, Ancelotti guadagna un milione al mese fino a giugno quando gli scadrà il contratto con il Bayern, è corteggiato da moltissimi club di alto livello che gli offrono ingaggi da favola come l’Arsenal, ad esempio, ma anche il Psg sta ripensando a lui per provare a vincere la Champions. E non solo. A 58 anni vuole ancora lavorare sul campo, in un club. E anche se la Federcalcio riuscisse ad offrirgli i cinque milioni dati a Conte, la scelta sarebbe comunque al ribasso sia professionalmente che economicamente. I margini sono quasi ridotti a zero e non vediamo con cosa di altro possa presentarsi Tavecchio in consiglio lunedì. Ranieri ha un curriculum migliore di Ventura, ma è l’emblema di un calcio vecchio che i giocatori faticherebbero ad accettare. Capello è troppo furbo per non capire i rischi di un’impresa del genere. Mancini pure.

Guidolin non regge alle pressioni. Ma il problema di fondo è che nessun allenatore che ha grande mercato in questo momento vuol legare il suo nome a Tavecchio.

Forse il presidente della Federcalcio non si è ancora reso conto appieno dei danni che ha combinato e cosa è oggi lui agli occhi degli italiani. Oggi e per sempre. Alla storia c’è già passato, resterà nei libri del male del calcio, deve rassegnarsi. Non sarà Ulivieri a salvarlo, non sarà un voto del consiglio federale. L’assedio alla sua poltrona continuerà, c’è di mezzo il futuro del calcio e chi non capisce che questo è il momento di ripartire da zero, con uomini e programmi nuovi, non ha capito niente. Magari sarà una battaglia lunga, ci vorrà il tempo per compattare gli anti-Tavecchio, ma il destino è segnato. Peccato Tavecchio non lo abbia capito: solo le dimissioni a caldo potevano alleviargli la posizione, almeno sotto l’aspetto morale. Per lui come per Ventura. L’ex Ct non si è dimesso, è stato cacciato, ma se non lo sa glielo spieghiamo noi: l’allenatore in Italia non lo farà più. Trovatemi una squadra o un presidente dalla serie a ai dilettanti che possa permettersi di dire ai suoi tifosi “prendo l’allenatore che ha portato l’Italia al disastro del 2017”. Ventura forse potrà andare in Cina o direttamente in pensione con tutti i soldi che ha preso e deve ancora prendere dagli italiani perché la Figc è un ente pubblico.

Tavecchio idem. Non ha più credibilità, la macchia non la potrà cancellare nessuno.

Fra l’altro non è neppure vero che non abbia responsabilità. Vi possiamo rivelare che da mesi era nota all’interno della Nazionale e all’esterno s’era capito benissimo, la fronda dei giocatori nei confronti del Ct. Ventura aveva perso da tempo la guida carismatica del gruppo, non era più riconosciuto come leader. Tavecchio non ha avuto il coraggio di intervenire, ha provato a dargli più forza rinnovandogli il contratto, ma non è bastato. Le partite dell’ultimo anno, andatele a rivedere, hanno chiaramente evidenziato le difficoltà e una gestione sbagliata. I contrasti sono diventati evidentissimi dopo il ko con la Spagna. La riunione degli azzurri senza Ct è stata sottovalutata, ma il segnale andava colto dalla Federazione. Andare agli spareggi con la squadra contro l’allenatore è stato il vero disastro di Tavecchio. Nel mio piccolo ruolo di critico avevo suggerito il licenziamento di Ventura prima delle due gare con la Svezia. Sarebbe bastato un allenatore qualsiasi, anche un Di Biagio traghettatore, per ricompattare un gruppo forte caratterialmente di suo. Da sola, con l’energia rinnovata, l’Italia avrebbe di sicuro eliminato la Svezia. Puntare ancora su Ventura, non intervenire, è stato il vero massacro. La colpa di Tavecchio che sapeva ed era stato avvertito di quello che stava succedendo. Cambiare Ct prima delle due gare decisive ci avrebbe salvato. Lo ha fatto la Croazia in una situazione analoga. I croati erano arrivati secondi dietro l’Islanda, una beffa. Il Ct è stato esonerato, il nuovo ha portato la Croazia ai mondiali con gli spareggi. I presidenti servono anche a questo, a capire, a decidere. Troppo comodo scaldare le poltrone.

Ma poi, se anche volessimo assolvere Tavecchio, dove sono le sue riforme promesse? Come può cambiare il calcio l’uomo che lo guida da tre anni e non ha fatto praticamente nulla di quello promesso. A maggior ragione adesso con credibilità zero.

Sappiamo benissimo che forze politiche e potentati sportivi faranno di tutto per reggerlo. Lo stanno reggendo. C’è troppa gente che ha paura del futuro e delle novità perché teme di perdere potere e posizioni. Il nuovo spaventa. Molti non pensano al calcio ma al loro orticello. Ci vorrà un po’ a trovare equilibri e orticelli nuovi, ma la macchina politica-sportiva è partita con l’obiettivo di travolgere Tavecchio e di ricominciare su basi nuove. Diamogli tempo.


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