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Editoriale

Come in un film di Natale: De Laurentiis manda in scena la solita trama. Sarri vuole andare via, ma c'è un problema: costa più di quanto vale. Conte-Allegri, è sempre una questione economica

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
06.05.2018 10:45 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 58655 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Giorgio se ne vò jì e 'o Vescovo ne 'o vò mannà. L'editoriale, almeno la prima parte dell'editoriale, potrebbe in teoria anche chiudersi qui. E' racchiuso in questo antico proverbio napoletano che meglio di tante parole può spiegare il rapporto che intercorre tra De Laurentiis e Sarri. Un rapporto in cui nessuno vuole e può fare il primo passo, pur avendo entrambi lo stesso desiderio (ma guai a dirlo in pubblico).
Però, qualche spiegazione in più va data per capire le motivazioni che hanno portato il presidente e l'allenatore del Napoli a questo punto. E per far chiarezza a chi non ha tanta dimestichezza o non conosce affatto il napoletano.
Nella giornata di ieri Aurelio De Laurentiis ha parlato. O meglio, s'è scelto la stampa con cui parlare escludendo l'editoria online che è ormai il principale veicolo di informazione ma che, evidentemente, è troppo avanti per un presidente che ha dimostrato negli anni di essere giovanile più che giovane, innovativo solo a parole. E l'ha fatto mettendo in piedi la solita trama. Ricordate l'addio di Mazzarri? O quello di Benitez? Ecco, quello di Sarri - se poi addio effettivo sarà - è stato apparecchiato nelle ultime 48 ore. Come i film di Natale che hanno caratterizzato parte della sua carriera da produttore cinematografico: cambia la location (in questo caso il tecnico), ma non la sostanza. Perché le dichiarazioni seguono grossomodo sempre lo stesso schema.

1) Se non abbiamo vinto è colpa dell'allenatore che ha commesso degli errori. (ADL: "Napoli spompato, altro che arbitri. A Firenze senza benzina, un errore aver fatto giocare sempre gli stessi").

2) Nonostante i suoi errori, io sono pronto a perdonarlo e a dargli ulteriore fiducia anche per i prossimi anni. (ADL: "Credo che con Sarri si possa fare ancora un grosso lavoro, perché è un genio con una riserva di miglioramento del 300%, non avete ancora visto quello che può rendere in futuro. È un uomo molto intelligente e sa fare tesoro delle sue esperienze").

3) Per me può restare fino a fine carriera. Se va via, non è per colpa mia. (ADL: "Se dovesse decidere di andare via, pur amandolo, perché lo adoro, non potrei obbligarlo a restare. Se qualcuno fosse pronto a pagare la clausola non potrei dire di no").

Nulla di nuovo sotto il sole. Dichiarazioni rilasciate con la consapevolezza che l'interlocutore - in questo caso Maurizio Sarri - quasi certamente dopo aver ascoltato il primo punto alzerà la cornetta per confermare al suo entourage di trovargli quanto prima una nuova squadra. Un ragionamento furbo e intelligente, imprenditorialmente ineccepibile. Perché questo schema è servito negli anni per far passare come dei 'tradimenti' le cessioni di Cavani e Higuain. Cessioni che invece erano necessarie per una società come il Napoli (per fatturato da quinto/sesto posto) per mantenersi stabilmente al secondo/terzo posto in Serie A. E' tutta una questione di comunicazione.
C'è però un altro dettaglio, tutt'altro che secondario. Perché guai a pensare che nel calcio ci siano i buoni e i cattivi, che De Laurentiis sia il diavolo e Sarri il santo. Cavani e Higuain con i loro addii hanno infatti fruttato circa 150 milioni di euro, mentre Sarri - bene che andrà - ne frutterà solo 8. Tanti per essere un allenatore, ma pochi per fare la differenza in un bilancio come quello del club partenopeo. Perché allora comportarsi così con Sarri? Perché sminuire il valore di un tecnico che magari non ha valorizzato tutti, ma ha valorizzato tantissimo i titolari? Perché sminuire una stagione in cui il Napoli, con una rosa nettamente inferiore, ha tenuto testa quasi fino alla fine alla Juventus ed è crollata sul traguardo per limiti mentali, ma anche per colpe non sue? Perché De Laurentiis pensa che il ciclo Sarri sia ormai esaurito. O perché, dopo i tanti incontri di questi mesi, ha capito che è Sarri a pensarlo. O ancora, perché sono entrambi a pensarlo ma nessuno dei due può dirlo. Bingo!
E qui torna in auge il proverbio in apertura, che ci apre anche le porte all'altra faccia della medaglia. Già, perché dall'altro lato c'è un allenatore che da mesi sta sondando il mercato europeo per capire se dopo questa straordinaria ma incompiuta cavalcata ci sarà la possibilità di strappare il contratto della vita. Ambizione legittima, che però si sta scontrando con risposte piuttosto timide soprattutto a causa di costi elevatissimi. Di suo, Sarri non chiede meno di 4 milioni di euro netti a stagione e da pagare al Napoli per annullare il contratto in essere fino al 2020 c'è una clausola da 8 milioni di euro. Insomma, tantissimi soldi: sono le cifre che servono per ingaggiare i migliori allenatori d'Europa. Quelli che, a differenza del tecnico nato a Bagnoli, sono riusciti ad andare oltre i complimenti e ad alzare al cielo anche i trofei.
Sarri resta un ottimo allenatore, e il suo Napoli la squadra più bella di questa Serie A, ma pensare di spendere 15-16 milioni di euro in un anno (considerando l'ingaggio lordo) per un allenatore che non ha vinto nulla è un azzardo per tutti. E un lusso che si possono concedere in pochi.

Alla fine, è tutta una questione di soldi, a Napoli ma anche altrove. Prendete ad esempio Antonio Conte, nemmeno a farlo apposta proprio il sogno di De Laurentiis per il dopo Sarri (ma destinato a restare tale). Da tempo il tecnico pugliese pensa che il suo ciclo al Chelsea sia finito. A più riprese in questa stagione ha provocato la società con le sue dichiarazioni, ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo ricco contratto. E allora aspetta l'esonero ed è anche disposto a restare a spasso il prossimo anno se non arriverà un'offerta almeno pari al suo ingaggio attuale, oltre che una sfida altrettanto competitiva. Proprio come accaduto in questa stagione a Carlo Ancelotti che ha ancora due mesi scarsi di contratto col Bayern Monaco.
A proposito del tecnico di Reggiolo: Andrea Agnelli pensa proprio a lui in caso di divorzio da Massimiliano Allegri a fine stagione. E' l'obiettivo numero uno, ma molto dipenderà da cosa deciderà di fare l'attuale allenatore. Che non fa ragionamenti poi troppo diversi dai suoi colleghi: il suo ciclo alla Juventus è probabilmente finito, ma con altri due anni di contratto a sette milioni di euro netti a stagione serve un'offerta altrettanto importante per convincerlo a cambiare pagina. Capito, Arsenal?


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