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Editoriale

Cristiano Ronaldo agguanta Messi, il Real Madrid la dodicesima Champions. Chi ha visto Higuain e Dybala? Il braccino non è quello di Zidane

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
04.06.2017 14:53 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 63340 volte
Cristiano Ronaldo agguanta Messi, il Real Madrid la dodicesima Champions. Chi ha visto Higuain e Dybala? Il braccino non è quello di Zidane

Sarebbe bello e disonesto affermare che la differenza fra Real Madrid e Juventus sia tutta nei due autogol che hanno, di fatto, condannato i bianconeri. Il tiro di Cristiano Ronaldo avrebbe probabilmente incrociato di Buffon senza la deviazione di Bonucci, così come il fendente di Casemiro incrociato dalle gambe di Kroos. Così come sarebbe ingiusto sostenere che Zinedine Zidane, forse l'allenatore più fortunato di tutto il globo - almeno dai tempi del Bayern Monaco degli anni 70, con Dettmar Cramer in panchina - sia solo un buon gestore, una figura carismatica, aiutata da Cristiano Ronaldo come Arrigo Sacchi dal trio olandese. C'è verità, probabilmente, in entrambi i casi. Senza due autogol il Real Madrid non avrebbe mai sbloccato una partita che sembrava ben diretta verso la Juventus, così come ZZ qualche fortuna l'ha avuta, affidandosi al fenomeno di Madeira.

Ecco, Cristiano Ronaldo si è tolto, alla sua ennesima finale, l'etichetta del calciatore che non decideva. Strano per chi ha segnato quattro gol - con quelli di ieri - in finale di Champions, ma per due volte aveva steccato completamente il resto della partita, sbagliando rigori oppure essendo ectoplasmatico per i novanta minuti e oltre, oppure infortunandosi come nell'ultima gara dell'Europeo. Straordinario anche stavolta, Cristiano Ronaldo, più di un Buffon costretto a toccare il primo pallone al quarantesimo del primo tempo (con un cross abbastanza agevole) e davvero pochissimo altro. CR7 vincerà il suo quinto Pallone d'Oro, come Messi, e chissà che la sfida sia chiusa qui.

Dall'altra parte, invece, gli assenti non giustificati sono davvero tanti. Da una difesa che aveva preso due reti in questa edizione di Champions League (l'equivalente dei 120 secondi fra il tiro di Casemiro e l'inserimento di Cristiano Ronaldo) all'attacco degli argentini. Dybala praticamente inadatto a questi livelli, Higuain come il miglior cocktail dei peggiori bar di Caracas - Invisibile - e Mandzukic con molta corsa. Impossibile imputare troppe colpe all'allenatore, ma una sì: essere arrivato a giocare una finale di Champions snaturando l'idea di un Dani Alves molto offensivo sulla corsia, con Isco che si trovava di fronte Barzagli - sempre molto difensivo - e non la freccia brasiliana: la mancanza di fase difensiva dello spagnolo, dunque, veniva rintuzzata dall'inesistenza della fase offensiva dell'ex Palermo. Ok, certo, se fosse arrivata la vittoria Allegri sarebbe stato magnificato per la scelta, tanto più che Cuadrado nella sua mezz'ora di finale ha fatto più danni della grandine.

Dunque è un ritorno al 2015, con la Juventus che sfiorerà i 550 milioni di fatturato, ben lontana da Real Madrid e con 120 milioni (e passa) di Pogba che "truccheranno" il bilancio. Tutto molto semplice, da spettatore: centrocampo non all'altezza, attacco che poteva - e doveva - fare di più. Forse in una gara secca il Real Madrid è quasi imbattibile. O forse, ed è molto più probabile, alla Juventus è venuto il braccino. O meglio, qualcosa d'altro. Ma per essere fini è meglio non dire cosa.


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