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La Giovane Italia
Editoriale

Dai mecenati al FFP, dai crac alla noia. Così non va: come ripensare la Serie A? O si vara la Superlega o si cambiano le regole, guardando a modelli molto diversi come quello NBA

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
02.12.2018 09:26 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 25055 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

È appena iniziato il mese di dicembre, non siamo ancora al giro di boa della Serie A e tra gli italiani che vivono di pane e pallone ci sono due correnti di pensiero. Ci sono coloro che considerano il discorso Scudetto già concluso, chi dice che raggiungere una Juventus che finora ha perso 2 punti in 14 giornate è utopia. E che in fondo il copione era già scritto in estate ed è in corso il suo naturale svolgimento. E ci sono i più speranzosi, come Carlo Ancelotti. Coloro che dicono di aspettare fine dicembre. Che la Juventus ha un calendario più difficile e che solo a fine girone d'andata si possono tirare le somme perché magari adesso comincia a rallentare e chi insegue ne può approfittare. Una speranza o una gufata, insomma. A seconda della vostra fede.

Qui però non si tratta né di sperare né di gufare. Si tratta di analizzare un campionato che da sette anni vede sempre la stessa squadra alzare lo Scudetto. Una Serie A che salvo colpi di scena clamorosi vedrà trionfare la Juventus anche quest'anno e chissà per quante altre stagioni.
È la serie più lunga tra i top campionati europei ed è una serie che non sembra destinata ad esaurirsi. Nelle ultime stagioni il Napoli è stato l'avversario più accreditato della Juventus, ma quando qualche giorno fa Mario Sconcerti, in risposta a Gianni Di Marzio che si lamentava del valore di alcuni giocatori partenopei, diceva di evitare qualsiasi paragone tra i due club centrava a pieno il punto: "Il Napoli non può comprare Cancelo o Cristiano Ronaldo, non può spendere 40 milioni di euro per Bernardeschi e fargli fare la riserva. Non si può pensare alla campagna acquisti del Napoli con i soldi della Juventus. E' un errore di venti anni fa...". Tenete a mente quest'ultima frase, perché merita di essere approfondita.

Tornando all'incipit del discorso, la questione è basilare. Si può considerare appassionante un campionato in cui la seconda in classifica ha mezzi di gran lunga inferiore alla prima? In cui se il Napoli può mediamente pagare un cartellino y e uno stipendio x la Juventus può pagare il cartellino y² e lo stipendio x²?
Ora, non me ne vogliate ma io le risposte già me le immagino. 'Sei un anti-juventino' o 'Ma cosa vuoi dalla Juve? Sei solo un giornalaio'. Oppure, la più civile: 'Ma la Juventus che colpa ne ha?'.
Ovviamente la Juve non ha alcuna colpa. E in questo testo non c'è alcun sotto-messaggio denigratorio nei confronti della Juventus, che è la società che s'è mossa meglio negli ultimi 10 anni. Ma che l'ha potuto fare anche perché il regime di Financial Fair Play agevola naturalmente le società più grandi, quelle con più tifosi.

E qui arrivo alla seconda parte della questione. Quando Sconcerti dice ai suoi interlocutori 'siete rimasti a un calcio di 20 anni fa' si riferisce al calcio dei mecenati, quello in cui gli imprenditori senza paletti potevano decidere le sorti della propria squadra. Potevano operare con follia e senza restrizioni. Vincere e fallire. O magari entrambe le cose nel giro di un paio d'anni.
Non era quello un modello sostenibile. Lo abbiamo visto anche quest'anno nelle nostre serie minori: servono regole e controllori. Ma l'impalcatura costruita 15 anni fa dall'UEFA con il FFP ha portato naturalmente ad agevolare le grandi società e quelle che giocano in un campionato ricco come la Premier League, che sono state brave ad assorbire prima le nuove norme dell'UEFA, ma sono anche favorite da una Lega che distribuisce i diritti tv a cifre che gli altri possono vedere solo col binocolo. Se ci pensate, proprio questo modello dell'UEFA è stato il principale promotore di quella Superlega che adesso l'ECA respinge, perché in questo momento i rapporti con l'UEFA sono tutti rose e fiori, ma che in futuro rappresenta l'unica via per porre la parola fine a campionati sempre più monocorde. In cui ad agosto già si sa chi vincerà a giugno.

Torniamo al nostro orticello, alla Serie A. La Juventus ha vinto e continua a vincere perché in regole che favoriscono i grandi club s'è mossa meglio. Molto meglio. Le uniche società che negli ultimi anni per bacino d'utenza potevano avvicinarsi erano Milan e Inter, ma per motivi diversi hanno commesso errori in successione. E ora che hanno intrapreso la retta via si trovano distanti. Più o meno distanti e con proprietà più o meno facoltose, ma entrambi alle prese con un inseguimento che, per quelle che sono le regole attuali, potrebbe non esaurirsi mai.
Per esser più chiari, Suning dall'oggi al domani non può spendere 200 milioni di euro per una campagna acquisti come faceva Moratti 20 anni fa e avvicinarsi d'un sol colpo alla Juventus. Se De Laurentiis, stufo di arrivare sempre secondo, decidesse di dare in estate 150 milioni di euro a Giuntoli per rinforzare la squadra senza mettere in bilancio cessioni banalmente l'anno successivo verrebbe escluso dalle coppe europee, oltre a ricevere una pesante multa dall'UEFA.
In questo modello, una Juventus che dal punto di vista dirigenziale è tra le migliori società d'Europa resta semplicemente irraggiungibile. E se anche le altre fanno dei passi in avanti Andrea Agnelli di certo non si ferma. E' come camminare sperando di toccare la linea dell'orizzonte.

Ribadisco adesso: è questo il campionato che vogliamo? Un campionato noioso più che preoccupante. Un calcio in cui non solo non sarà più possibile vedere alzare al cielo lo Scudetto alla Sampdoria di Mantovani o al Verona di Bagnoli, ma che trasformerà l'alternanza in una rarità. E se in futuro sarà alternanza, sarà ristretta a pochissimi (come in Spagna) senza possibilità di eccezioni.
A questo punto meglio la Superlega. Meglio inserire in un unico campionato tutte le squadre che 'ce l'hanno fatta' e lasciare anche agli altri la possibilità di gioire, seppure in leghe evidentemente più povere.
Oppure, bisogna ripensare il modello. Ma ripensarlo dalle fondamenta, guardando magari anche al paese più capitalista al mondo che però nello sport professionistico è molto più socialista della vecchia Europa. L'NBA, giusto per citare una lega, dà la possibilità a chi ha fatto peggio nella precedente stagione di avere accesso privilegiato al miglior giovane del basket universitario e, soprattutto, impone a tutti lo stesso tetto ingaggi. Vien da sé che lo spettacolo che ne emerge ogni anno è sempre avvincente e competitivo, ma anche variegato. Dà la possibilità a chi ha saputo seminare bene di restare sempre competitivo ad alti livelli, ma in contemporanea ha sempre una mano tesa verso chi ha commesso degli errori.
Ora, sia chiaro, anche nel sistema USA ci sono delle falle. Non è tutto oro quello che luccica in NBA, ma molto meglio che vedere una Juventus che ha un monte ingaggi che supera abbondantemente i 200 milioni di euro affrontare un Empoli che non arriva a 20 milioni.


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