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La Giovane Italia
Editoriale

Dalla buonuscita di Galliani a quella di Thohir. Le pagliuzze Covisoc e Bonucci.  E la trave? Juventus, Cristante il "cavallino" di Allegri

23.12.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 18717 volte

Per mesi i tifosi del Milan si sono lacerati e divisi, rimpallandosi accuse e insulti, attribuendo all'esosa liquidazione richiesta da Adriano Galliani il Milan bloccato e limitato da guerre intestine dall'ottobre 2013 al maggio 2016. Non c'era, come volevasi dimostrare e come più volte scritto in questa sede, nessuna liquidazione. E' un argomento inesistente, non previsto, non dovuto, che non a caso durante la lunga fase del closing rossonero, non è stato mai in alcun modo trattato o sfiorato. Dopo il closing, Adriano Galliani ha proseguito il suo lavoro nell'ambito dello stesso contratto che aveva, con Fininvest, da ad del Milan. C'è oggi un'altra liquidazione passata, quasi, sotto silenzio, ma sulla quale l'ambiente mediatico interista (che siano diventati più furbi?) non si sofferma punto. Una liquidazione, si è scritto, è stato anche smentito ma siamo abituati alle smentite cui si passa sopra e questo "dovrebbe" valere per tutti, da 200 milioni di euro come controvalore per le sue quote. Un argomento che sarebbe fra quelli che potrebbero limitare nettamente il mercato di gennaio interista. Qualcuno se lo vede Spalletti che ha bisogno come il pane di un difensore centrale, di un terzino e di un attaccante, mentre gli rispondono che fra i tanti problemi c'è anche quello, ehm, di affrontare il tema delle spettanze presidenziali, per cui, ehm, bisogna andarci piano e attendere un attimino?

Non sappiamo e non vogliamo sapere, non è questo il punto, se Bonucci non volesse smentire anche ufficialmente dopo aver fatto trapelare comunque le proprie smentite mercoledì sera in tutte le redazioni dei giornali, o cos'altro sia. Ma era doveroso per i giornali chiederselo. Esattamente, però, come altri si stanno ancora chiedendo che fine abbia fatto quel vertice, quella riunione, quell'incontro fra la Uefa e la Covisoc (la commissione di vigilanza del calcio italiano) che era stata presentata come il nuovo, allarmante, grado di giudizio per il Milan sul fronte domestico, dopo il no al voluntary agreement. Così come il Milan ha il dovere di riscattarsi sul campo davanti ai propri tifosi, i lettori dei giornali hanno il diritto di avere il seguito. Quindi? Quando lo diciamo che non c'è stato nessun vertice? Che c'è stata una semplice telefonata di Uefa a Covisoc per recepire i parametri italiani di iscrizione ai campionati per rendere omogenea la discussione del settlement? O nella settimana in cui l'intervista di Balotelli è uscita nello stesso momento, lo stesso mattino, con la stessa strategia giornale-tv che adottano i club calcistici come se esistesse un club trasversale con propri precisi punti di riferimento, il mondo della comunicazione che discute di se stesso deve bersagliare solo il Milan...Un Balotelli nuovo peraltro, riveduto e corretto, ecumenico nei confronti dell'Inter e sospettoso in maniera inedita sul Milan. Insomma c'è questa moda di dargli al Milan, sempre al Milan e solo al Milan. Ed è tutt'altro che sindrome da accerchiamento. Tra Brignoli e Bessa, ci sono semmai cerchi alla testa, non l'accerchiamento. E non siamo nemmeno masochisti, con proprio tutta la voglia del mondo di attirarci le contumelie dei tifosi dell'Inter. Ma diventa sospetto, non ce ne vogliano, ma quasi da sala macchine delle notizie, da centrale unica dell'ispirazione dei titolisti, che si dia addosso sempre e solo al Milan nella settimana in cui, oltre alla liquidazione di Thohir, le notizie lette sul web sono: il quotidiano sportivo cinese Titan che commenta (ma potrà?) che se "Suning è un vero patriota deve disimpegnarsi dall'Inter"; dopo l'emissione del bond sono stati dati in pegno, oltre a molto altro, anche alcuni conti correnti del club agli obbligazionisti; ballano 70 milioni per l'applicazione del fair play finanziario estivo; 25 milioni di naming rights rilevati nell'esercizio chiuso a giugno 2017 non sono ancora stati pagati; continuità aziendale dell'Inter che potrebbe essere a rischio in caso di applicazione estrema delle linee guida sugli investimenti all'estero elaborate nel corso del 2017 dal governo cinese. Credeteci, davvero, nessuno augura nulla a nessuno, mancherebbe, ma se in tutto questo il problema è la rassegna stampa di Bonucci, è come quella scena di Checco Zalone per la prima volta a tavola nella famiglia allargata di Bergen in Quo Vado...Non sarà un riferimento da storia del cinema, ma almeno ci capiamo.

Lo darà un occhio Massimiliano Allegri a Milan-Atalanta, prima di Juventus-Roma? Ce lo chiediamo, perchè è proprio la sua ultima partita da allenatore del Milan: 3-0 per i rossoneri, gennaio 2014. Da quel momento in poi, due punte o non due punte, il Milan non ha più fatto un solo gol in campionato contro l'Atalanta a San Siro. Ma Max butterà per alcuni minuti l'occhio sulla sfida di San Siro perchè lo fa sempre quando gioca il suo "cavallino". Bryan Cristante, che Allegri ha fatto esordire nel Milan nel 2011, era proprio il "mio cavallino" per Allegri. Le due domande che faceva sempre il sabato erano: cosa ha fatto la Primavera? Come è andato il mio cavallino? Se questo possa preludere ad un futuro bianconero di Cristante lo si può supporre, ma non prevedere con esattezza. il fatto è che Cristante non è un giocatore per tutti gli allenatori. Come dimostrano le esperienze negative di Lisbona, di Palermo e di Pescara, prima di incontrare Gasperini, il centrocampista friulano ha bisogno del tecnico giusto, al momento giusto e al posto giusto. Cristante, il nuovo Marchisio. Come suggestione ci sta, il resto si vedrà.


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