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Editoriale

De Laurentiis e Benitez sembravano Eurialo e Niso, ma la Champions sfumata ed un ritiro forzato hanno interrotto quell'idillio durato poco più dei tre giorni trascorsi in barca tra Positano e Capri

12.04.2015 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 20781 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

De Laurentiis-Benitez, storia di una amicizia nata e poi finita. Male, con la reazione finalmente stizzita del presidente di fronte all'ennesima, umiliante debacle della squadra. Quando è troppo, è troppo e diventa inevitabile l'intervento perentorio di chi utilizza il denaro dei tifosi per pagare tecnico e calciatori. Tutti profumatamente, dai 4 milioni del coach ai 6 di Higuain. Soldi ben spesi, se solo la stagione si fosse placidamente indirizzata verso quel terzo posto che sembrava essere nella disponibilità assoluta del Napoli fino ad un mese fa. Tanto il trofeo stagionale (la Supercoppa di Lega) era stato infilato in bacheca e la prospettiva di vincere un'altra Coppa Italia, se non addirittura l'Europa League, avrebbe reso solo più ricco un piatto dal quale non può mai mancare la pietanza principale: la qualificazione alla Champions League. La possibilità di farcela non è tramontata, nonostante il progressivo declino in campionato (2 punti nelle ultime 5 partite) e la sfida ai quarti (doppio confronto con il Wolfsburg) dell'ex Coppa Uefa non rendano serene le giornate che mancano alla fine di aprile. Ma il modo con cui la Lazio è venuta a prendersi al San Paolo la finale di Coppa Italia, ha fatto schizzare il sangue veloce alla testa di De Laurentiis. Il ritiro "punitivo", anche se il presidente lo ha poi ridefinitivo "cautelare", era la necessaria reazione per provare a bloccare il salasso e mettere ufficialmente sul banco degli imputati anche il tecnico ed i calciatori. Troppo comodo prendersela solo e sempre con la stessa persona (De Laurentiis) adesso tutti hanno preso coscienza che il mercato estivo per nulla competitivo non può essere rispolverato adesso che il Napoli è scivolato al sesto posto. Chi sostiene questo è un incompetente, oppure è in malafede, perché pur senza rinforzi questa squadra, in questa stagione mediocre, con le due milanesi al punto più basso della loro storia, avrebbe dovuto chiudere il campionato al terzo posto con la sigaretta tra i denti e i sandali al piede. Allora, che si ponga fine agli ultimi due mesi di "squallore", come De Laurentiis aveva definito la gestione recente di Benitez, con calciatori allenati poco, forse anche male, e un abuso di vacanze come mai si era visto in passato: quattro giorni di festa a Pasqua non li fanno più nemmeno i bambini a scuola. Clausura ad oltranza, per riflettere ed incazzarsi. Sì, ben venga la reazione furente della squadra, anche all'indirizzo del presidente, che certamente avrà calcolato questo, nella speranza che la rabbia si traduca in carburante per tornare alla vittoria ed alimentare la speranza di un ormai miracoloso piazzamento in Champions. E' un'attesa turbolenta, con le due anime del Napoli in contrapposizione e la squadra un po' spaesata che cerca l'antica dimensione. De Laurentiis e Benitez, ormai distanti nei programmi e nelle strategie, lontani anni luce da quei tre giorni trascorsi in barca tra Positano e Capri per mettere a punto il Napoli da Champions e pianificare tutti i loro interessi. Sembravano una sola cosa, un'amicizia strettissima, addirittura affettuosa, come quella descritta da Virgilio quando scrisse di Eurialo e Niso. Il tempo corre via veloce e, quando i conti non tornano, portano via lontano le foto sorridenti di quando ci eravamo illusi di essere diventati veramente grandi.


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