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Editoriale

De Sanctis, quando il silenzio è d'oro. Seedorf, guarda questo Milan. Fiorentina, rimpianti estivi. Allarme Parma: sbagliare quest'anno potrebbe risultare fatale

Nato ad Avellino il 30-09-1983, vive e lavora a Milano. Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
20.10.2014 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 41409 volte
© foto di Federico De Luca

La premessa è un atto dovuto: in questo momento così triste per il calcio italiano, dove ci entusiasmiamo per un 2-2 tra Inter e Napoli, bisogna dire grazie alla Roma e al suo tecnico, Garcia: grazie per regalarci qualche emozione e per non aver già steso il tappeto rosso alla Juventus. Grazie per il bel gioco che mostra e grazie, da parte di tutti i giornalisti, per la possibilità di scrivere qualcosa. Pallotta aveva detto, dopo la gara con la Juventus, basta polemiche. Arriva il primo di turno, Morgan De Sanctis e spara a zero sul sistema e sulla Juventus, come se il suo datore di lavoro non avesse mai detto nulla. Per un calciatore, che da bambino sognava di vincere con la Juventus qualcosa, è un pò una miseria dover sparare contro qualcuno per finire in prima pagina. De Sanctis, come professionista, lo possono giudicare tutti: un buon portiere che in carriera ha vinto poco nulla e alla soglia dell'Inps spera in un pò di notorietà. Le dichiarazioni della settimana scorsa gli saranno servite per leggere il suo nome sul giornale e per sentirlo, un pò più spesso, alla tv. Oppure sarà fiero di andare in giro per Roma e sentirsi dire: "Grande Morgan, gliel'hai detto a quei 4 gobbi che sanno solo rubare". Invece De Sanctis ha fatto l'ennesima figura del rosicone perchè la Roma è vero che lo scorso anno avrebbe meritato lo scudetto ma è anche vero che c'è una squadra che negli ultimi 3 anni ha totalizzato 765 punti. De Sanctis lascia il vuoto attorno a sè, ovunque abbia giocato. Da Udine se ne andò con l'articolo 17; non c'è cosa più vile per un professionista. Scappare, dopo aver mangiato in una società che ti ha reso grande. Scrivemmo di De Sanctis dopo Udinese-Roma dello scorso anno. Insultò, uscendo dal campo, tutta la Tribuna del Friuli. Il ragazzo si risentì e prima chiamò un famoso Direttore Sportivo, amico in comune, e poi passò la palla al Tribunale. Ad Udine di De Sanctis dicono tutti la stessa cosa... Anche i raccattapalle. A Napoli bene fin quando è rimasto, poi sono usciti fuori tutti gli altarini. Oggi prepara il futuro, perchè il presente è agli sgoccioli. Morgan vorrebbe vincere qualcosa ma, probabilmente, nella sua vita resterà solo un buon portiere con una buona carriera alle spalle che tra dieci andrà a parlare in qualche tv come opinionista perché spara... a vento contro o a favore di qualcuno.
Complimenti a Inzaghi, per come ha lavorato durante questa sosta. A Verona è stato aiutato dalla fortuna che gli ha spalancato le porte ma anche la fortuna, nella vita, è una dote. L'attacco viaggia che è una meraviglia e Honda, da pippa nell'era Seedorf è diventato Pippo con Superpippo. Seedorf è il vero sconfitto, fin qui. Come un assegno post datato. Senza di lui a Milanello si ride, e questo è già tanto. Berlusconi si vede spesso a caricare la squadra, Galliani dà i suoi saggi consigli e Inzaghi ci mette il suo. Il Milan va! A gennaio non bisogna vendere ma rinforzare l'organico per tornare in Europa. La squadra ha carattere e, di questi tempi, è una virtù importante. A Verona era ben messa in campo e ha concretizzato tutto quello che c'era da concretizzare.
La delusione è la Fiorentina. Non Montella ma la società. Il tecnico viola non può fare miracoli, la dirigenza avrebbe dovuto fare ragionamenti diversi in estate. Qualcuno si doveva porre la domanda sulla condizione fisica di Gomez e Rossi, dopo l'esperienza dello scorso anno. Il problema è stato sottovalutato, bomber non ne sono arrivati e il giovane e forte Babacar da solo non può fare miracoli. Serve una punta che concretizzi. La Fiorentina ha gestito male, da giugno ad agosto, la fantomatica trattativa con il Barcellona per Cuadrado. Tra Pradè e la proprietà non c'è più l'intesa di una volta. Tutto questo complica i piani di crescita del club che, quest'anno, difficilmente potrà ripetere le imprese degli ultimi due campionati. I giovani di valore ci sono ma da soli non bastano.
Situazione estremamente delicata a Parma. La squadra non gira e quando c'è la tempesta un pilota come Donadoni non è il massimo per l'atterraggio d'emergenza. Tutto è sulle spalle del povero Leonardi, da quando il Presidente Ghirardi si è allontanato. La delusione della scorsa stagione, con lo scippo dell'Europa, non è stata digerita dalla proprietà. Se il Parma sarà il nuovo Catania, ci auguriamo di no, lo scopriremo con il passare delle giornate. Un dato è certo: il bilancio è più brutto della classifica. Bisogna salvare la categoria per dare un futuro al club.
In chiusura, pillole veloci e poco indigeste. Sulla B: complimenti a Stellone per come sta lavorando a Frosinone. Bravo anche al DS del Carpi, Giuntoli, per aver saputo friggere ancora una volta il pesce con l'acqua. A Modena, Antonio Caliendo, farebbe bene a fare un passo indietro. La sua gestione lascia morti e feriti sulla strada, il segreto è Novellino, perso lui finisce il giocattolino. Caliendo, come Cosentino, dovrebbero fare solo il loro mestiere. Bravo Mangia a Bari, la squadra risale e potrà fare un grande campionato; Caputo gran giocatore, Sciaudone è da serie A. In lega Pro è stata una delusione Benevento-Salernitana, mentre nel girone A il Bassano continua a dominare, Asta non si può più nascondere: la squadra deve puntare alla promozione in B. Bene il ritrovato Monza di Pea, il problema resta societario tra debiti e soldi che non si vedono. Il Direttore Ulizio dimostra zero spessore e non all'altezza del compito. Buona settimana a tutti.


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