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Editoriale

Derby: la Curva del Milan voleva onorare Zanetti. Conte: o Juve o anno sabbatico. Pradè-Montella: l'anno prossimo insieme. Prandelli-Italia: accordo, non firma. Mazzarri: Allegri e Seedorf aspettano un grazie

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
10.05.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 31701 volte

Siamo tutti sotto choc per la finale di Coppa Italia. Amiamo tutti così tanto il calcio che il cuore rifiuta l'idea, ma la testa lo vede in pericolo. Serio. Continuiamo a rifiutare l'idea, ma il clima resta torbido. E quando si vivono queste atmosfere cupe, si fa d'ogni erba un fascio. Si spara nel mucchio. La Curva Sud rossonera, ad esempio. Strano che nessuno l'abbia fatto notare: la Curva Nord nerazzurra aveva reso onore a Paolo Maldini nel Febbraio 2009, data del suo ultimo derby. Perché non ha fatto altrettanto la Curva rossonera domenica scorsa nei confronti di Javier Zanetti? La domanda sarebbe stata legittima e sia a chi se lo è chiesto che a chi non lo ha colto, rispondiamo che la Curva rossonera voleva esibire uno striscione di omaggio e onore a Zanetti all'interno dello stadio. Ma quello striscione non ha passato i controlli. Forse in un clima di contrapposizione, le Curve devono avere solo una accezione negativa. Forse. Ma quello striscione per Zanetti, strameritato (onore alla serietà e alla lealtà sportiva del capitano nerazzurro), sarebbe stato un ulteriore messaggio di serenità dal derby di Milano. Proprio il giorno dopo la finale di Coppa Italia.

Cospargersi il capo di cenere-1. In questa sede avevo proposto ai lettori l'idea di un Conte anche al Borussia Dortmund in caso di passaggio di Klopp al Barcellona. Ma lo scoppiettante tecnico tedesco non appare un allenatore adatto alla linea editoriale del grande club catalano che potrebbe quindi fare una scelta più in linea con il proprio dna, prendendo cioè uno dei suoi, alla fine proprio Luis Enrique. E quindi? Al Psg, Blanc ha prolungato. Al Monaco, area Jorge Mendes, potrebbe andare l'attuale coach dello Sporting Lisbona, Leonardo Jardim (a meno di una clamorosa sorpresa di cui scriviamo tra poche righe). Indi per cui, Antonio Conte si riavvicinerebbe, ammesso che ci sia stato un allontanamento, alla Juventus. Fermo restando che il tecnico salentino non avrebbe timore, come dopo Bari nella sua carriera, o come Guardiola nel recente passato blau-grana, anche di chiudere senza avere una nuova panchina già apparecchiata.

Daniele Pradè e Vincenzo Montella. Simbiosi tecnica e umana. Se nelle ultime due settimane, le frasi del tecnico campano sono parse un po' più appuntite del solito sul futuro tecnico viola, forse lo si deve anche al fatto che Pradè ha lavorato in seno alla Fiorentina con il rinnovo contratto rinnovato solo oggi. Tutti a Firenze affermano che non ci sono problemi e sarà senz'altro così. Ma la carriera unificata dei due, un po' come negli anni Settanta fra Silvano Ramaccioni e Ilario Castagner, proseguirà. L'anno prossimo, Pradè e Montella saranno insieme. Al 99,9% a Firenze se la famiglia Della Valle lo vorrà, altrimenti, ma un altrimentino ino ino, altrove. In ogni caso, insieme. E la sorpresa al Monaco? La clamorosa indiscrezione della serata di ieri riguarda un altro Leonardo, proprio lui, Leonardo de Araujo, che appare vicinissimo alla squadra del Principato.

Cospargersi il capo di cenere-2. Il sottoscritto aveva aperto la ruota del pavone al momento dell'accordo fra la Figc e Cesare Prandelli per la prosecuzione del rapporto post-Mondiale. Visto...previsto già ad Ottobre...e via dicendo. Il fatto però è che dall'accordo non si è ancora passati alla firma. Vuol dire qualcosa o non vuol dir niente? C'è lo spazio per cui possa cambiar qualcosa già prima o poco prima della partenza degli azzurri per il Brasile? In fondo, anche nel 2006 l'Italia ha vinto un Mondiale con una Nazionale che sapeva perfettamente che Marcello Lippi non sarebbe rimasto...Insomma, quella del Ct azzurro resta una situazione annunciata e definita, ma fino a prova contraria ancora da monitorare. Viste le fibrillazioni delle panchine milanesi e visti i continui giri d'orizzonte del presidente Lotito a Roma. Una città, peraltro, Roma, che il Ct azzurro ha già sfiorato una decina d'anni fa, in altra fase della sua carriera e della sua vita nei cui confronti il mondo del calcio nutre un profondo rispetto.

Ebbene sì, ci aspettavamo di più. Anche da avversari. Senza le coppe che gravavano su Strama e i suoi precursori, senza gli infortuni che penalizzavano soprattutto Strama, era lecito attendersi qualcosa di più. Non sul piano del lavoro, della serietà e dell'intensità, fronti sui quali Walter Mazzarri è assolutamente inattaccabile. Ma in fatto di guizzi e di qualità francamente sì, si poteva e si doveva fare di più. Il fatto è che tutti i media, soprattutto milanesi, ma non solo, si sono appassionati per tutto l'anno alle vicende della panchina del Milan. Dopo il referendum quotidiano su Allegri, che durava dal Settembre 2012, si è passati alla stessa pratica su Seedorf. E tutto questo, sul piano mediatico, ha messo Mazzarri all'ombra di un grande platano. Lo ha messo al riparo. Gli otto giorni a raffica, i punti e le virgole delle vicende della panchina rossonera non hanno mai prodotto un esame approfondito sul futuro tecnico di Mazzarri. Che l'Inter senza il fardello delle Coppe debba arrivare a chiedere alla penultima partita di Campionato se farà o non farà l'Europa League l'anno prossimo, e che questo sia accaduto senza colpo ferire in relazione al tecnico, non appare francamente una cosa in linea con le doti tecniche della rosa nerazzurra e gli investimenti fatti. Come si fa a paragonare la nostra stagione alla loro, diceva il buon Walter a Gennaio, con il Milan contestato a Novembre dopo il Genoa e con la contestazione post-Parma ancora di là da venire. Oggi a Maggio, e nonostante la pessima stagione rossonera in Campionato, i paragoni si possono fare. E non sono edificanti, per una squadra partita con molte più certezze e molta più stabilità come quella di Mazzarri.


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