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Editoriale

Donnarumma: costi quel che costi. Suning tra ex juventini ed ex milanisti. Da Cardiff a Castellammare

17.06.2017 06:31 di Mauro Suma   articolo letto 32156 volte

Non l'ha ordinato nessuno ai tifosi del Milan di innamorarsi di Donnarumma. Nemmeno ai bambini ai quali, come per Kakà, e torneremo su questa nemesi, è particolarmente difficile spiegare cos'è successo. Ma non è il tempo del pistolotto moralistico: solo analisi e solo dettagli. Era una trattativa difficilissima ed è finita peggio di come si potesse prevedere. Nella nuova società rossonera c'era il retropensiero del duplice sospetto, prima sul pregiudizio umano e personale da parte di Raiola e poi su una polpetta avvelenata cucinata a orologeria già prima del closing. Dall'altra parte invece era da Gennaio, ben prima del diciottesimo compleanno di Gianluigi Donnarumma, che questo in casa rossonera era un argomento tabù. Sst, sst, zitti, zitti...Con il senno di poi, era tutto chiaro, tutto già pensato: Raiola che voleva aprirsi finalmente una corsia professionale con il Real Madrid e Donnarumma che non voleva più fare un favore al Milan degli scappati di casa, parando a più non posso a beneficio di una squadra scarsa. E noi? E i tifosi? Come sempre nel mezzo, senza razionalità e senza lucidità. Sperare, credere, avere fiducia...roba da Cenerentole arrivate al ballo fuori dal tempo e fuori dalla favola. E' vero quindi, in riferimento alla società, che da parte di Raiola c'era e c'è un pregiudizio, ma non nei confronti della nuova proprietà, bensì nella possibilità per il Milan in generale come Club di rialzarsi da un momento storico molto negativo che perdura ininterrottamente dal Gennaio 2012. Mentre dall'altra parte, in Donnarumma stesso, non c'era la stessa chiusura, voleva consentire al Milan di giocarsela, verificando sul campo della trattativa se il nuovo Milan avesse davvero la forza di valorizzare lui e rinforzare la squadra. La trattativa, però, ha dilatato le posizioni invece di sintetizzarle. Perchè Milan e Donnarumma hanno "pensato" diverso. Milan e Donnarumma, non Raiola che ha semplicemente fatto il notaio di una storia che è finita esattamente come lui voleva che finisse fin dal principio. Il Milan ha pensato positivo, Donnarumma ha pensato negativo. Nonostante una situazione sportiva ed economica devastante, nonostante un forte investimento per l'acquisizione del Club e un prestito non gigantesco ma comunque significativo, il Milan è andato all'assalto del mercato, ha comprato 4 giocatori importanti e ha offerto più di 5 milioni l'anno a Donnarumma, mettendolo al centro di un progetto sportivo ed economico di rilancio e di prospettiva. Lui, invece, il ragazzo, si è rinchiuso in pensieri difensivi, tutt'altro che da 18enne: ma qui fra un anno cosa succede, ma il treno del Real..., ma perchè mi hanno messo contro i tifosi, ma perchè parlare della tribuna. E' qui che è caduto Gigio, non si è aperto, si è chiuso. Si è creato alibi: la tribuna era una minaccia d'amore, il desiderio di fare bene e di fare presto sul contratto da parte della società proprio per non rimanere troppo tempo allo scoperto anche agli occhi dei tifosi con tutte le ricadute ambientali che si stanno puntualmente verificando, era un richiamo della foresta rossonera, mentre poi i tifosi, quelli veri, quelli di sempre, hanno preso posizione da soli, imprecando ma soffrendo, sfogandosi ma amando, senza che nessuno li abbia pilotati o orientati. Non vogliamo entrare nel merito del rapporto fra lui, Enzo e Mino, ma avrebbe dovuto viverla in maniera tutta diversa questa vicenda, con il coraggio e la disinvoltura dei suoi 18 anni, con la bravura e la spavalderia del suo talento naturale. A 28 anni, Gigi Buffon non si è fatto troppe menate passive e negative, è sceso in Serie B con la sua Juventus. Per non parlare di Franco Baresi...Ma proprio per non essere retorici, ecco dove avrebbe dovuto aprire la mente Donnarumma: cercando un confronto con Kakà, parlando con Riccardino, ovvero il Gigio all'incontrario, perchè lui era stato messo alla porta... Anche a Ricky brillavano gli occhi a parlare del Real Madrid, anche per lui era la terra promessa. E' tornato al Milan quattro anni dopo, scarico, disilluso e con gli occhi vuoti, desideroso solo di riprendersi quell'affetto vero che gli mancava in maniera terribile. Sai cos'è il Real, caro Donnarumma? E' passare da uno di noi a uno dei tanti, dal piedistallo al frullatore, dal cuore dei bambini rossoneri alla catena di montaggio. Scelta ineccepibile, ma piccola piccola nella sua banalità e nella sua scontatezza. Tutta da verificare poi nella sostanza e negli eventi, perchè se il Milan dovesse prendere un portiere, cosa a questo punto probabilissima, e dovesse affrontare tutta la prossima stagione pre-Mondiale con quattro portieri, uno dei quali proprio Donnarumma, nessuno dovrà stupirsene. Perchè è legittimo che dopo aver investito a livello mediatico, economico, umano, psicologico e sportivo su Donnarumma, il Milan decida di condividere con lui dal primo all'ultimo dei giorni della prossima stagione. Costi quel che costi.

Suning è una o bina? Viene da chiederselo, dopo la presentazione di Fabio Capello come nuovo allenatore del Jiangsu Suning. Fabio Capello non è un alieno per il mondo interista, era quello che avrebbe dovuto allenare l'Inter nel 2006 se non fosse scoppiata Calciopoli. E oggi lo stesso Capello ha assunto un incarico per il quale dovrà collaborare strettamente con Walter Sabatini, esattamente come dovrà fare il tecnico nerazzurro Luciano Spalletti. Ma al momento della vernice cinese, Don Fabio ha fatto sue sugli Scudetti del 2005 e del 2006 le stesse testi degli juventini e di Luciano Moggi, tesi molto lontane dal video dei Valori interisti messo online dalla nuova proprietà interista nello scorso mese di Marzo, il giorno della festa di compleanno del Club. E vien da sorridere a pensare che al fianco di Fabio Capello, ex juventino ed ex milanista sia come giocatore che come allenatore, erano presenti in conferenza Gianluca Zambrotta, ex milanista ed ex juventino a sua volta e Cristian Brocchi, ex milanista ed ex interista ma proveniente da un mondo, quello di Davide e Marcello Lippi, storicamente molto vicino a quello bianconero. Un po' di confusione a livello di colori e di memoria storica, vero? La Suning interista si è fermata a Milano e in Oriente ha fatto scelte tutte diverse?

Torniamo brevemente a Donnarumma. Con la reazione dura e arrabbiata dei tifosi del Milan sui social e sul web in genere, sono stati solidali i tifosi napoletani che hanno rivissuto quanto hanno sofferto per Higuain e anche i tifosi interisti che a certe situazioni tendono ad essere piuttosto sensibili. I tifosi juventini invece hanno colto la palla al balzo, per buttare addosso ai milanisti tutto quello che hanno dentro fin dalla notte del Millennium Stadium di Cardiff. Occhio per occhio dente per dente, tu hai gufato a Cardiff e io godo per Donnarumma, il ragazzo di Castellammare, quello di "Sempre a loro, sempre a loro...". Chissà cosa ne pensa Buffon...


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