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SONDAGGIO
Rinnovo Icardi: cosa farà il capitano dell'Inter?
  Resterà all'Inter senza rinnovo
  Rinnoverà il contratto in scadenza nel 2021
  Non rinnoverà e lascerà l'Inter in estate

La Giovane Italia
Editoriale

E’ già crisi Inter?! Calma… Ma ecco quello che inspiegabilmente Spalletti non sta ancora cambiando. Alla Juventus Dybala rischia il posto: perché Mandzukic deve giocare al centro, e allora a destra…

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
22.08.2018 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 42146 volte

A leggere le reazioni dopo la sconfitta con il Sassuolo, c’è da stupirsi che al martedì la rosa dell’Inter abbia trovato il centro sportivo di Appiano Gentile ancora in piedi. Crisi, collasso, apocalisse. Un attimo. Perché l’Inter è vero che non doveva proprio perdere a Reggio Emilia, e probabilmente non avrebbe perso se un rigore leggerino non fosse stato assegnato al Sassuolo e soprattutto se i due rigori ben più evidenti le fossero stati accordati. Ma come ha detto Spalletti - no, non le risibili proteste sullo stato del campo - come ha detto Spalletti è pur sempre una partita su 38. Però al netto delle giuste proteste arbitrali, al netto dell’una partita non fa uno stato di crisi, non può però passare inosservato che il Sassuolo abbia piallato l'Inter, la quale l'anno scorso ci mise fino a dicembre per perdere la prima partita.
Ed è dunque totalmente inaccettabile un approccio così molle, un atteggiamento così inspiegabile, una reazione così blanda.
Non siamo negli spogliatoi per sapere se è stato un inciampo qualsiasi, se è si è sopravvalutato le potenzialità, o se ci si è distratti a guardare la Juve verso l’alto dimenticandosi del Sassuolo in basso. Su quello il tempo dirà.

Ma quello su cui si può parlare sono sicuramente le scelte di Spalletti. E non è tanto una questione di uomini, ma di modulo: al 4-2-3-1 l’Inter ha sacrificato una stagione, e momenti vari, appesa alle scorribande di Perisic e ai cross di Candreva. Già l’anno scorsa era stata di là dall’essere l’opzione migliore, ma effettivamente tranne un commovente Eder non è che ci fosse granché altro in panchina. Quest’anno invece è stata comprata un’altra mezza squadra.
E allora la questione è semplice: perché Spalletti si sta impiccando con il 4-2-3-1?
Uno dei problemi principali la passata stagione fu la solitudine del centravanti, con Icardi costretto da solo in mezzo a 3 difensori a cavare il meglio da quel paio di palloni puliti che gli venivano serviti a partita.
Quest’anno l’Inter ha lavorato benissimo in tutti i reparti, e soprattutto ha pescato dal mazzo con un gran lavoro societario, e con il legame di sangue con Diego Milito, quel Lautaro che può non fare sentire Icardi da solo, che può squassare le difese. E cosa fai? Lo tieni lontano dall’area? Lo metti a fare il trequartista che non è? Eviti ai difensori centrali la preoccupazione di dover badare contemporaneamente a due tori argentini?
Si dirà: il problema è che in mediana non ci sono gli uomini per reggere un 4-3-1-2. Mica vera: abbiamo visto Perisic al Mondiale oscillare molto bene, senza starsene confinato avanti. Ma soprattutto: le maniere si trovano, si ruotano, quando la soluzione è avanti. E di questo sì che Spalletti è responsabile.

Nella Juve, e non poteva essere altrimenti, di questi problemi non ce ne sono. Maestro è Allegri come sempre nel risolvere in corsa, con una formazione che con Emre Can al posto di Khedira rischia di essere una delle Juventus più forti di sempre, forse seconda solo a quella 82-83 (e comunque, proprio Khedira è poi quello che la sblocca). Ma a dire il vero qualcosa di strano c’è. Per carità, niente di allarmante, e figuriamoci che con quel ben di Dio la Juve abbia di che preoccuparsi, anzi grazie per averci dato del pathos contro il Chievo fino all’ultimo minuto.
E però… e però se ne sono accorti tutti che quando Cristiano si è spostato a sinistra, e Mandzukic è entrato a fare il centravanti generoso come Benzema nel Real Madrid, le cose sono cambiate per tutti, per la Juve per prima e per Cristiano per secondo. E Douglas Costa ha lasciato la partita pur essendo stato tra i migliori in campo. E il 4-2-3-1 super offensivo forse Allegri lo adotterà solo contro formazioni nettamente inferiori come il Chievo (e pure così si è rischiato). Insomma tutta una serie di indicatori che puntano il dito verso la prestazione di Dybala, che da 10 dietro Cristiano ha fatto proprio il minimo sindacale, e poi nel rimescolamento di posizioni ha continuato a vivacchiare.

Adesso molte responsabilità e attenzione - quasi tutte diremmo - se le carica Cristiano, e Douglas Costa sa che nelle gerarchie viene dopo la Joya, qualunque sia il modulo. Però la concorrenza adesso è aumentata. E contro il Chievo si può aspettare, ma dopo…


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